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Università digitali: dopo l’articolo de L’Espresso, UniPegaso avrà seguito i consigli dell’Anvur?
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Università digitali: dopo l’articolo de L’Espresso, UniPegaso avrà seguito i consigli dell’Anvur?

da Susanna Matteini29 gennaio 2015

universita-digitali-espressoDopo due mesi online ancora si parla dell’inchiesta di Nello Trocchia, giornalista de L’Espresso, sull’università a distanza Pegaso, pubblicata lo scorso 19novembre.

Il lungo articolo su UniPegaso è infatti al centro di numerosi siti che si interrogano sul futuro delle università telematiche. Se è pur vero che la crescita del numero degli iscritti è in aumento è vero anche che non sembra diminuire il timore degli italiani nei confronti dell’e-learning.

Sicuramente più adatto ai nativi digitali che preferiscono l’utilizzo degli strumenti elettronici alle lezioni in aula, l’università a distanza resta nell’immaginario collettivo utile più agli studenti lavoratori, ovvero agli studenti per i quali lo studio non è la prima priorità e la prima occupazione, ma quella relegata al poco tempo libero a disposizione.

L’articolo de L’Espresso parla fondamentalmente del documento redatto dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur) nel 2012 sulla valutazione qualitativa dell’offerta didattica di Pegaso.

L’analisi ha portato l’Anvur a esprimere giudizi favorevoli sulle strutture e sulle attrezzature, moderne e di pregio, mentre meno positivi sono purtroppo i giudizi espressi sulla didattica.

La ricca offerta di UniPegaso (nove corsi di laurea, sessanta master e dieci corsi di perfezionamento) è stata passata alla lente di ingrandimento dall’organo che dà le pagelle a tutti gli atenei italiani, che non si è dichiarato molto contento dall’elevato numero dei master proposti ad esempio, al contrario reputa tale abbondanza una criticità dell’ateneo da risolvere. L’Anvur infatti consiglia una “maggiore razionalizzazione” dei master, una diminuzione insomma, o meglio un allineamento con al domanda di mercato.

Su L’Espresso a tale proposito si legge che: «In mancanza di riscontri sull’effettiva spendibilità di tutte queste qualificazioni, attribuite ad oltre quindicimila frequentanti, e in aggiunta alla presenza di un livello bassissimo di selettività fra iscritti e persone che hanno conseguito il titolo, sorge qualche perplessità sul valore reale della preparazione conseguita nei master medesimi, di cui si raccomanda una drastica riduzione».

Tale giudizio c’è da dire però che risale al 2012, UniPegaso ha avuto sicuramente tutto il tempo di raccogliere i suggerimenti dell’Anvur e di correggere i suoi punti deboli.

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Susanna Matteini