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	<title>InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni! &#187; Linux</title>
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	<link>http://www.inthebit.it</link>
	<description>Nel nostro Blog troverai Guide, News, Consigli ed Approfondimenti sul mondo della tecnologia: Android, Linux, Internet service e molto altro ancora!</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Mar 2015 19:05:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Arch Linux: post installazione</title>
		<link>http://www.inthebit.it/arch-linux-post-installazione</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/arch-linux-post-installazione#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[archlinux]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[opinions]]></category>
		<category><![CDATA[post]]></category>
		<category><![CDATA[post-install]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=7440</guid>
		<description><![CDATA[<p>LEGGI ANCHE: Arch Linux: Installazione [GUIDA]</p>
<p>In questo articolo, vedremo punti di forza, personalizzazione, e le mie opinioni personali su Arch Linux, se volete sapere a chi è adatto Arch Linux?, correte a guardare la guida di installazione semplificata (link in alto)</p>
<p>Punti di forza di Arch Linux</p>
<p>1) ArchWiki e Forum</p>
<p>ArchWiki è una documentazione immensa, in cui trovare tips&#38;tricks, soluzioni, suggerimenti, su ArchLinux, è una delle wiki più complete che esistano, la migliore a parer mio. Per contribuire, bisogna essere registrati alla community di ArchLinux, e CHIUNQUE può contribuire. Vai a ArchWiki(Inglese)</p>
<p>Il forum di ArchWiki è una risorsa indispensabile per tutti gli utilizzatori di Arch, ci sono svariate categorie. Più si offre aiuto, si ottengono thanks, e più si sale di grado. Vai a ArchLinux Forum(Inglese)</p>
</p>
<p>2) Sistema di init: Systemd</p>
<p>Che cos&#8217;è un sistema di init? Un sistema di init, è un software, che viene caricato subito dopo il kernel, è normalmente incaricato di caricare i servizi di sistema e gestirli. Systemd è conosciuto per essere flessibile e veloce, ed è il più &#8220;evoluto&#8221; inieme a upstart (il sistema di init di Ubuntu). Questo sistema di init, è utilizzato anche da distribuzioni basate su Fedora/Red Hat. Debian, sta per aggiornarsi alla versione 8.0 ed è stato confermato che adotterà systemd come sistema di init.</p>
</p>
<p>Esempio di systemctl<br />
Systemd utilizza un manager, chiamiamolo così, che avvia e interrompe i servizi, è systemctl, abbiamo già visto nel precedente articolo, come lanciare GDM di default, dopo aver avviato il kernel, il sistema di init, i servizi, i drivers.<br />
Esempio di usage di systemctl</p>
<p># systemctl enable gdm.service</p>
<p>in caso di errore</p>
<p># systemctl enable gdm.service -f</p>
<p>(Ricrea un link simbolico di gdm.service in una cartella di cui non ricordo il percorso&#8230;)</p>
<p># systemctl disable gdm.service</p>
<p>(Rimuove GDM dai servizi da lanciare in startup, si accede a una shell testuale di login /bin/bash o /bin/sh o /bin/zsh, etc&#8230;)<br />
oppure, può essere utilizzato per abilitare i servizi</p>
<p># systemctl start NetworkManager</p>
<p>(avvia NetworkManager)</p>
<p># systemctl stop NetworkManager</p>
<p>(interrompe NetworkManager)</p>
<p>3) Pacman e Yaourt: i due package manager di ArchLinux e derivate<br />
Pacman: è un package manager veloce (velocissimo), ai livelli di yum e apt-get, come detto prima più veloce di entrambi, con molte opzioni a disposizione. Supportato ufficialmente
</p>
</p>
<p> Esempio di pacman<br />
Aggiornare completamente il sistema (repositories e pacchetti) [Syncing packages &#38; repositories]</p>
<p># pacman -Syu</p>
<p>Aggiornare esclusivamente i repositories [Syncing repositories]</p>
<p># pacman -Sy</p>
<p>Scaricare/Reinstallare un pacchetto</p>
<p># pacman -S nome_pacchetto</p>
<p>Rimuovere un determinato pacchetto/gruppo</p>
<p># pacman -R nome_pacchetto</p>
<p>Cercare un pacchetto</p>
<p>$ pacman -Q nome_pacchetto</p>
<p>Yaourt: è un package manager molto simile a pacman (un fork?), seguito dalla community e NON ufficialmente, stessa sintassi, non richiede accesso root. Scarica e compila i pacchetti (tarball). Colorato!</p>
<p>Yaourt, non è installato di default in Arch Linux, va scaricato da AUR.</p>
<p> Esempio di Yaourt<br />
Aggiornare completamente il sistema</p>
<p>$ yaourt -Syu</p>
<p>La sintassi è identica a quella di pacman, perciò potete seguire quanto scritto sopra o richiedere un menù di aiuto con</p>
<p>$ yaourt --help</p>
<p>Arch Linux non ha un pacchetto compresso specifico, infatti, a differenza di Debian e RedHat, che utilizzano file *.deb e *.rpm, Arch utilizza delle tarball che:</p>
<p>Contengono uno shellscript che le installa<br />
Contengono un makefile, perciò devono essere [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/arch-linux-post-installazione">Arch Linux: post installazione</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>LEGGI ANCHE: <a href="/come-installare-arch-linux " target="_blank">Arch Linux: Installazione [GUIDA]</a></p>
<p>In questo articolo, vedremo <strong>punti di forza, personalizzazione, e le mie opinioni personali</strong> su Arch Linux, se volete sapere <i>a chi è adatto Arch Linux?</i>, correte a guardare la guida di installazione semplificata (link in alto)</p>
<h3>Punti di forza di Arch Linux</h3>
<p>1) <strong>ArchWiki e Forum</strong><br />
<!-- Immagine ArchWiki Home--><br />
ArchWiki è una documentazione immensa, in cui trovare tips&amp;tricks, soluzioni, suggerimenti, su ArchLinux, è una delle wiki più complete che esistano, la migliore a parer mio. Per contribuire, bisogna essere registrati alla community di ArchLinux, e CHIUNQUE può contribuire. Vai a <a href="https://wiki.archlinux.org/" target="_blank">ArchWiki(Inglese)</a><br />
<!-- Immagine Forum home--><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/archwiki_home.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7459" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/archwiki_home-300x163.jpeg" alt="archwiki_home" width="300" height="163" /></a><br />
Il forum di ArchWiki è una risorsa indispensabile per tutti gli utilizzatori di Arch, ci sono svariate categorie. Più si offre aiuto, si ottengono thanks, e più si sale di grado. Vai a <a href="https://bbs.archlinux.org/" target="_blank">ArchLinux Forum(Inglese)</a></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/archforum_home.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7457" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/archforum_home-300x163.jpeg" alt="archforum_home" width="300" height="163" /></a></p>
<p>2) <strong>Sistema di init: Systemd</strong><br />
<!-- Immagine Systemctl --><br />
Che cos&#8217;è un sistema di init? Un sistema di init, è un software, che viene caricato subito dopo il kernel, è normalmente incaricato di caricare i servizi di sistema e gestirli. Systemd è conosciuto per essere flessibile e veloce, ed è il più &#8220;evoluto&#8221; inieme a upstart (il sistema di init di Ubuntu). Questo sistema di init, è utilizzato anche da distribuzioni basate su Fedora/Red Hat. Debian, sta per aggiornarsi alla versione 8.0 ed è stato confermato che adotterà systemd come sistema di init.</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/systemd_example.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7477" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/systemd_example-300x87.jpeg" alt="systemd_example" width="300" height="87" /></a></p>
<p><i>Esempio di systemctl</i><br />
Systemd utilizza un manager, chiamiamolo così, che avvia e interrompe i servizi, è systemctl, abbiamo già visto nel precedente articolo, come lanciare GDM di default, dopo aver avviato il kernel, il sistema di init, i servizi, i drivers.<br />
Esempio di usage di systemctl</p>
<pre># systemctl enable gdm.service</pre>
<p>in caso di errore</p>
<pre># systemctl enable gdm.service -f</pre>
<p>(Ricrea un link simbolico di gdm.service in una cartella di cui non ricordo il percorso&#8230;)</p>
<pre># systemctl disable gdm.service</pre>
<p>(Rimuove GDM dai servizi da lanciare in startup, si accede a una shell testuale di login /bin/bash o /bin/sh o /bin/zsh, etc&#8230;)<br />
oppure, può essere utilizzato per abilitare i servizi</p>
<pre># systemctl start NetworkManager</pre>
<p>(avvia NetworkManager)</p>
<pre># systemctl stop NetworkManager</pre>
<p>(interrompe NetworkManager)</p>
<p>3)<strong> Pacman e Yaourt: i due package manager di ArchLinux e derivate</strong><br />
Pacman: è un package manager veloce (velocissimo), ai livelli di yum e apt-get, come detto prima più veloce di entrambi, con molte opzioni a disposizione. <strong>Supportato ufficialmente</strong><br />
<!-- Foto pacman --></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/pacman_remove_example.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7472" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/pacman_remove_example-300x57.jpeg" alt="pacman_remove_example" width="300" height="57" /></a></p>
<p><i> Esempio di pacman </i><br />
Aggiornare completamente il sistema (repositories e pacchetti) [Syncing packages &amp; repositories]</p>
<pre># pacman -Syu</pre>
<p>Aggiornare esclusivamente i repositories [Syncing repositories]</p>
<pre># pacman -Sy</pre>
<p>Scaricare/Reinstallare un pacchetto</p>
<pre># pacman -S <i>nome_pacchetto</i></pre>
<p>Rimuovere un determinato pacchetto/gruppo</p>
<pre># pacman -R <i>nome_pacchetto</i></pre>
<p>Cercare un pacchetto</p>
<pre>$ pacman -Q <i>nome_pacchetto</i></pre>
<p>Yaourt: è un package manager molto simile a pacman (un fork?), seguito dalla community e <strong>NON ufficialmente</strong>, stessa sintassi, non richiede accesso root. Scarica e compila i pacchetti (tarball). Colorato!</p>
<p>Yaourt, non è installato di default in Arch Linux, va scaricato da AUR.</p>
<p><i> Esempio di Yaourt </i><br />
Aggiornare completamente il sistema</p>
<pre>$ yaourt -Syu</pre>
<p>La sintassi è identica a quella di pacman, perciò potete seguire quanto scritto sopra o richiedere un menù di aiuto con</p>
<pre>$ yaourt --help</pre>
<p>Arch Linux non ha un pacchetto compresso specifico, infatti, a differenza di Debian e RedHat, che utilizzano file *.deb e *.rpm, Arch utilizza delle tarball che:</p>
<ul>
<li>Contengono uno shellscript che le installa</li>
<li>Contengono un makefile, perciò devono essere compilate con l&#8217;utility make</li>
<li>Contengono un PKGBUILD, che vedremo in seguito</li>
</ul>
<p>I repository verranno affrontati nella personalizzazione</p>
<p>4) <strong>AUR: Arch User Repository &#8211; il piatto forte</strong><br />
Che cos&#8217;è AUR?<br />
AUR è repository, che viene gestito dalla community, dai singoli utenti, che ogni giorno caricano moltissimi pacchetti (tarball), contenenti un PKGBUILD. Ad oggi contiene più di 40000 pacchetti, e solitamente, ciò che non si trova nei repository ufficiali (extra, multilib, community, core), lo si trova in AUR. Ogni pacchetto ha un maintainer.<br />
Vai a <a href="https://aur.archlinux.org/">AUR</a></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/arch_user_repository-home.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7458" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/arch_user_repository-home-300x163.jpeg" alt="arch_user_repository-home" width="300" height="163" /></a><br />
<!--Immagine AUR--><br />
In AUR, basta eseguire una query di ciò che si vuole cercare, ad esempio, hamachi, un client VPN che non troviamo sui repository ufficiali&#8230; Sorpresa&#8230; su AUR c&#8217;è!<br />
Oppure Google Chrome&#8230; Anche questo c&#8217;è!<br />
<!-- immagine AUR GChrome --><br />
Ancora? Heimdall, C&#8217;è anche lui!<br />
Icon packs? Ce ne sono moltissime, dalle più famose come le numix a quelle meno.</p>
<p><i>Una volta scaricato&#8230; Cosa me ne faccio?</i><br />
Di solito, dentro questa tarball ci troviamo un PKGBUILD, ovvero un file di testo, contente istruzioni, funzioni, insomma, quasi un linguaggio di programmazione</p>
<p>queste istruzioni sono leggibili a makepkg, il tool utilizzato per scaricare e installare i pacchetti da AUR. MakePKG <strong> non richiede root</strong></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/makepkg_example.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7465" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/makepkg_example-300x102.jpeg" alt="makepkg_example" width="300" height="102" /></a></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/makepkg_installed_success.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7466" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/makepkg_installed_success-300x169.jpeg" alt="makepkg_installed_success" width="300" height="169" /></a></p>
<p><!-- immagine makepkg --></p>
<p><i>Esempio di makepkg</i><br />
Scaricamento di un pacchetto (senza compilazione/installazione) [PKGBUILD è sottointeso]</p>
<pre>$ makepkg</pre>
<p>(nella stessa cartella in cui si trova il PKGBUILD ed eventualmente anche il file che si trova nella tarball, di solito un *.install)<br />
Scaricamento di un pacchetto (senza compilazione/installazione) [il nome NON è PKGBUILD]</p>
<pre>$ makepkg -p <i>nome_file_di_testo</i></pre>
<p>Scaricamento, compilazione e installazione di un pacchetto</p>
<pre>$ makepkg -sci</pre>
<p>[PKGBUILD sottointeso]<br />
Scaricamento, compilazione e installazione di un pacchetto in cui il nome del file delle istruzioni non è PKGBUILD</p>
<pre>$ makepkg -sci -p <i>nome_file_di_testo</i></pre>
<p><!-- screenshot makepkg--></p>
<p>Et voilà, il pacchetto è stato installato, tramite pacman (makepkg compila il pacchetto attraverso specifiche funzioni e poi passa il pacchetto compilato a pacman (opzione -U, argomento: nome_del_pacchetto_compilato))</p>
<p>5) <strong>Mkinitcpio</strong><br />
Serve a creare, principalmente una ramdisk compressa (in gzip) per un determinato kernel.<br />
Cos&#8217;è la ramdisk?<br />
E&#8217; il &#8220;programma&#8221; che dopo il bootloader carica gli hooks e i moduli del kernel, per quest&#8217;ultimo, che poi gli vengono passati. E&#8217; una componente fondamentale.<br />
Mkinitcpio è uno script Bash, seguito dalla <strong>comunità</strong> e veramente ben fatto.<br />
E&#8217; possibile crearsi dei presets personalizzati (un insieme di hooks, ovvero scripts e moduli del kernel) per, ad esempio, iniziallizare una ramdisk (installazione del sistema), il preset di default è linux<br />
Il file di configurazione standard si trova in</p>
<pre>/etc/mkinitcpio.conf</pre>
<p>, e contiene gli hooks necessari per la creazione dell&#8217;immagine della ramdisk, non carica alcun modulo</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/mkinitcpio_preset.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7468" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/mkinitcpio_preset-300x181.jpeg" alt="mkinitcpio_preset" width="300" height="181" /></a><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/mkinitcpio_generate_ramdisk_image_example.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7467" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/mkinitcpio_generate_ramdisk_image_example-300x86.jpeg" alt="mkinitcpio_generate_ramdisk_image_example" width="300" height="86" /></a></p>
<p><i>Esempi di mkinitcpio</i></p>
<pre># mkinitcpio -p linux</pre>
<p>(se si utilizza kernel standard x.y.z-n-ARCH), &#8220;aggiorna&#8221; la ramdisk</p>
<pre># mkinitcpio -k moduli_del_kernel -c /etc/mkinitcpio.conf -g /boot/initramfs-moduli_del_kernel.img</pre>
<p>-k: cartella dei moduli del kernel in /lib/modules, -c: file di configurazione da utilizzare -g: file da generare</p>
<h3>Personalizzare la propria Arch Linux</h3>
<p>0)<strong>Aggiornamento sistema e installazione font ttf-dejavu</strong><br />
Verifichiamo che il sistema sia completamente aggiornato</p>
<pre># pacman -Syu</pre>
<p>Installiamo il font ttf-dejavu</p>
<pre># pacman -S ttf-dejavu</pre>
<p>per una migliore visualizzazione dei caratteri.</p>
<p>1)<strong>Applicativi necessari</strong><br />
Quando riavviamo il computer per l&#8217;ennesima volta, ci ritroviamo davandi il Display Manager, quindi si effettua il login, ed ecco il Desktop Environment (nel nostro caso GNOME). Abbiamo installato un gruppo base di Gnome, mancano molti applicativi (decompressore grafico, software per la masterizzazione, gestione dei torrent, riproduzione file audio, riproduzione file video, editor di testo, visualizzatore di immagini. Tutto il resto è inutile per ora lo possiamo tralasciare), scarichiamoli da pacman [GTK+]</p>
<p>Firefox: web browsing</p>
<pre># pacman -S firefox</pre>
<p>File-roller: decomprimere zipfile, tarballs, rar</p>
<pre># pacman -S file-roller</pre>
<p>Brasero: masterizzazione CD/DVD</p>
<pre># pacman -S brasero</pre>
<p>QBittorrent: client bittorrent</p>
<pre># pacman -S qbittorrent</pre>
<p>Rhythmbox: riproduzione file audio</p>
<pre># pacman -S rhythmbox</pre>
<p>Gedit: editor di testo GTK con supporto alle sintassi dei linguaggi di programmazione</p>
<pre># pacman -S gedit</pre>
<p>Shotwell: visualizzatore di immagini</p>
<pre># pacman -S shotwell</pre>
<p>VLC: lettore di file audio/video</p>
<pre># pacman -S vlc</pre>
<p>2)<strong>Alternativamente è possibile scaricare tutti gli applicativi di GNOME</strong><br />
Scaricando tutti i pacchetti di gnome-extra, eseguendo questo comando</p>
<pre># pacman -S gnome-extra</pre>
<p>3)<strong>Installazione di LibreOffice</strong><br />
LibreOffice è una suite d&#8217;ufficio libera e gratuita</p>
<p>Il pacchetto</p>
<pre>libreoffice</pre>
<p>contiene:<br />
LibreOffice Calc<br />
LibreOffice Draw<br />
LibreOffice Writer<br />
LibreOffice Impress</p>
<pre># pacman -S libreoffice</pre>
<p>4)<strong>Installazione e configurazione di OpenVPN e OpenSSH</strong><br />
OpenVPN è il client ufficiale di <a href="https://openvpn.net">OpenVPN</a>, che su Linux si configura e si avvia da linea di comando.<br />
Una VPN (Virtual Private Network) [Rete Privata Virtuale], è una rete che è chiusa a pochi computer, è una rete privata che consente di interagire più computer che sono sulla stessa rete VPN, è utilizzata per le reti aziendali, o quando, comunque si trasferiscono dati sensibili da un computer a un altro, transazioni bancarie, o per uso comune, se si vuole evitare che siti malevoli (e non) memorizzino il nostro indirizzo IP (Internet Protocol) nel database, log degli accessi.<br />
Tornando a noi, è necessario installare da pacman il pacchetto</p>
<pre>openvpn</pre>
<p>eseguendo il comando:</p>
<pre># pacman -S openvpn</pre>
<p>è necessario poi, un file di configurazione *.ovpn per permettere a OpenVPN di agganciarsi a un server che utilizza OpenVPN,<br />
vi consiglio <a href="http://www.vpnbook.com/freevpn">VPNBook</a> e di scaricare <a href="http://www.vpnbook.com/free-openvpn-account/VPNBook.com-OpenVPN-Euro1.zip">questo</a> zipfile che contiene i file *.ovpn, quindi navighiamo in ~/Scaricati e estraiamo lo zipfile con</p>
<pre>$ unzip VPNBook.com-OpenVPN-Euro1.zip</pre>
<p>e configuriamo openvpn</p>
<pre># openvpn --config vpnbook-euro1-tcp443.ovpn</pre>
<p>quindi, inseriamo username e password che vengono fornite nel sito web di VPNBook</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/vpnbook.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7480" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/vpnbook-300x150.jpeg" alt="vpnbook" width="300" height="150" /></a><br />
<!-- screenshot VPNBook--><br />
<!-- screenshot OpenVPN--><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/openvpnconnect.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7470" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/openvpnconnect-300x114.jpeg" alt="openvpnconnect" width="300" height="114" /></a><br />
<!-- screenshot Sequenza avvenuta--><br />
attendiamo qualche secondo, e se viene confermata la sequenza di iniziallizazione, siamo nel tunnel.<br />
Verifichiamo che siamo effettivamente nel tunnel, da <a href="http://www.tracemyip.org">TraceMyIp</a></p>
<p>OpenSSH: il client SSH open source.<br />
Installiamo il pacchetto</p>
<pre>openssh</pre>
<p>da pacman</p>
<pre># pacman -S openssh</pre>
<p>che fornisce il pacchetto</p>
<pre>ssh</pre>
<p>. Potete consultare il nostro <a href="/juicessh-e-openssh-impostare-ssh-e-controllare-il-pc-da-remoto-con-android-e-locale">articolo </a> per configurare OpenSSH e JuiceSSH</p>
<p>5)<strong>Installazione e configurazione di ScreenFetch</strong><br />
ScreenFetch è una carina utility che mostra in stdout (standard output) le caratteristiche del nostro PC, con il logo della nostra distribuzione</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/screenfetch.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7474" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/screenfetch-300x181.jpeg" alt="screenfetch" width="300" height="181" /></a><br />
<!-- screenshot ScreenFetch --><br />
scarichiamo ScreenFetch con git<br />
git non è installato di default in ArchLinux, quindi installiamolo con pacman</p>
<pre># pacman -S git</pre>
<p>adesso, creiamo una cartella bin in ~</p>
<pre>$ mkdir ~/bin</pre>
<p>navighiamo nella cartella con cd</p>
<pre>$ cd ~/bin</pre>
<p>con git, scarichiamo la più aggiornata versione di ScreenFetch (repository su <a href="https://github.com/KittyKatt/screenFetch/blob/master/screenfetch-dev">GitHub</a></p>
<pre>$ git clone https://github.com/KittyKatt/screenFetch/blob/master/screenfetch-dev</pre>
<p>quindi, git crea una cartella chiamata screenfetch-dev/</p>
<pre>$ cd screenfetch-dev</pre>
<p>diamo i permessi di esecuzione a screenFetch (shellscript)</p>
<pre>$ chmod +x screenfetch-dev</pre>
<p>verifichiamo che screenfetch-dev sia evidenziato in verde</p>
<pre>$ ls</pre>
<p>adesso, con nano, procediamo a aggiungere ~/bin/screenfetch-dev/ nella variabile d&#8217;ambiente</p>
<pre>PATH</pre>
<p>e creare una funzione bash in</p>
<pre>~/.bashrc</pre>
<p>per poter richiamare lo script quando vogliamo</p>
<pre>$ nano ~/.bashrc</pre>
<p>aggiungiamo questo blocco di codice alla fine</p>
<pre> 
#InTheBit
#Aggiunge ~/bin/screenfetch-dev alla variabile $PATH, che definisce dove bash cerca gli eseguibili
export PATH=~/bin/screenfetch-dev/:$PATH
#funzione banner(), visualizza screenfetch...
banner(){
     echo"" #Lascia uno spazio
     # echo "Ciao, $USER" #togli il "#" all'inizio per far si che all'inizio venga visualizzato "Ciao, $USER"
     screenfetch-dev
}

#chiamata a banner()
banner #Viene eseguito prima di visualizzare il prompt, appena il terminale viene aperto
</pre>
<p>Adesso, salvate con CTRL+O e uscite con CTRL+X, per visualizzare in qualunque momento il banner, è sufficiente scrivere nel prompt &#8220;banner&#8221;, come per <a href="/toolkit-linuxcleaner-pulizia-completa-della-vostra-distro-pensata-per-newbie">LinuxCleaner</a> è possibile sincronizzare i repository, eseguendo</p>
<pre>$ git pull</pre>
<p>dalla directory di residenza di ScreenFetch</p>
<p>6)<strong>Installazione di Java JRE, Java JDK, GNU Debugger, Codeblocks, Eclipse, Android Studio, Android ADB e Fastboot, zlib, modulo dkms, linux-headers, git, Sublime text</strong></p>
<p>Java è un linguaggio di programmazione ad alto livello, misto tra interpretazione/compilazione, infatti, è obbligatorio compilare il codice (output: file *.class, spesso compressi in un jarfile (*.jar) che contiene i meta-dati, il file manifest, le classi e il package), ma è anche necessario avere la JRE, ovvero la Java Runtime Environment, la Macchina Virtuale/VM/MV per eseguire file .class . Oltre a questo, andremo a installare il Java Development Kit, che comprende compilatore, debugger, librerie, ecc&#8230; per sviluppare in Java.<br />
I pacchetti sono forniti da OpenJDK e non da Oracle.<br />
Installiamo JRE8</p>
<pre># pacman -S jre8-openjdk</pre>
<p>e JDK8</p>
<pre># pacman -S jdk8-openjdk</pre>
<p>Installiamo il GNU Debugger, (ovvero gdb), necessario a codeblocks per una migliore compilazione. Il compilatore GCC viene installato di default dai pacchetti base e base-devel.<br />
GDB funziona con C e C++, che a differenza di Java non sono a interpretazione, il bytecode (il programma compilato) viene passato direttamente alla CPU che lo legge e restituisce l&#8217;output sotto forma di audio o video.</p>
<pre># pacman -S gdb</pre>
<p>CodeBlocks, IDE (Integrated Development Environment, ovvero Ambiente di Sviluppo Integrato) è un editor di testo con funzioni avanzate che aiutano lo sviluppo di un programma in C/C++, ad esempio, se definiamo una variabile, e la utilizziamo in un contesto ( ad esempio in un&#8217;istruzione printf), questo ci permette ogni volta di non riscrivere la variabile ogni volta, ma di completarla, ci aiuta con l&#8217;indentazione (all&#8217;apertura di una funzione ad esempio), ci propone progetti già preparati, la compilazione diretta, si integra con XTerm per visualizzare l&#8217;output di un programma e il codice di ritorno, e molte altre funzioni! Ne esistono tanti, ma io preferisco CodeBlocks (Code::Blocks), open source.<br />
Installiamo Code::Blocks da pacman</p>
<pre># pacman -S codeblocks</pre>
<p>Eclipse, un altro IDE che ci aiuta nello stesso modo in cui ci aiuta CodeBlocks, solamente che è specifico per Java. Supporta anche C e C++ ma preferisco CodeBlocks per questi ultimi. Utilizza ANT come debugger per Java, altamente personalizzabile(aggiunta di moduli e plugins, come lo è codeblocks)</p>
<pre># pacman -S eclipse</pre>
<p>Android Studio è l&#8217;IDE predefinito per lo sviluppo di progetti Android utilizzando lo standard SDK(Java) e l&#8217;NDK (C/C++,Java), che sostituisce Eclipse in via definitiva. Android Studio è una versione modificata di IntelliJ IDE, creata appositamente da Google. Utilizza Gradle come debugger e compilatore, che sostituisce il vecchio ANT.<br />
è possibile scaricare l&#8217; SDK, l&#8217; NDK e Android Studio da <a href="http://developers.android.com">Android Developers</a></p>
<p>==&gt;<a href="http://developers.android.com/sdk/index.html#Other">Android SDK</a><br />
==&gt;<a href="http://developers.android.com/tools/sdk/ndk">Android NDK</a><br />
==&gt;<a href="https://dl.google.com/dl/android/studio/ide-zips/1.1.0/android-studio-ide-135.1740770-linux.zip">Android Studio</a></p>
<p><i>Dove si trovano gli script per lanciare Android SDK e Studio IDE?</i><br />
Android SDK: &#8220;android&#8221;</p>
<pre>android-sdk-linux/tools/android</pre>
<p>Android Studio: &#8220;studio.sh&#8221;</p>
<pre>android-studio/bin/studio.sh</pre>
<p>Vi consiglio di creare uno script simile al mio:</p>
<pre>#! /bin/sh

#Script per avviare rapidamente Android Studio e Android SDK Manager

#android-develtools
#Stefano@InTheBit

echo "What-to-launch?"
echo "1)Android Studio"
echo "2)Android SDK Manager"
echo -n "--&gt; "
read CHOOSE

case $CHOOSE in
        (1)
                cd ~/bin/android-devel-tools/android-studio/bin/
                ./studio.sh;;
        (2)
                cd ~/bin/android-devel-tools/android-sdk-linux/tools
                ./android;;
        (*)
                echo "[-]Non valid option"
                exit 1;;
esac
</pre>
<p>aggiungendo il percorso di ~/bin/android-devel-tools/android-studio/bin e ~/bin/android-devel-tools/android-sdk-linux/tools alla variabile d&#8217;ambiente PATH in ~/.bashrc come per screenfetch.</p>
<p>Tuttavia, per il modding, per testare le nostre apps sul nostro smartphone Android sono necessari Android ADB e Android Fastboot, che possiamo installare</p>
<pre># pacman -S android-tools</pre>
<p>e zlib (libreria di compressione)</p>
<pre># pacman -S zlib</pre>
<p>Per installare applicativi che necessitano di aggiungere moduli al kernel è necessario installare questi due pacchetti:</p>
<pre># pacman -S linux-headers</pre>
<p>e</p>
<pre># pacman -S dkms</pre>
<p>Git, è un Version Control System, un sistema di controllo di versione, è molto utilizzato per grandi progetti (vedi <a href="/linux-kernel-la-prossima-sara-una-major-release-4-0&quot;">Linux: la prossima versione è la 4.0</a> per leggere ulteriori informazioni su Git).</p>
<p>per installare il pacchetto git:</p>
<pre># pacman -S git</pre>
<p>Sublime text, è un editor di testo avanzato, infatti è utilizzato come IDE per linguaggi come Python, Bash, HTML, JavaScript, PHP, CSS, SQL, ma anche C/C++ e Java (dopo dovrete fare tutto a mano per questi ultimi 3 <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":D" class="wp-smiley" /> ), è presente in AUR<br />
a questo <a href="https://aur.archlinux.org/packages/sublime-text/">indirizzo</a>, vi consiglio di scaricare la tarball, per installare il pacchetto subl.</p>
<pre>$ tar xfv sublime-text.tar.gz</pre>
<p>Si naviga nella cartella che è stata estratta oppure, se non è stata estratta alcuna cartella, è possibile passare direttamente all&#8217;installazione con makepkg</p>
<pre>$ makepkg -sci</pre>
<p>(senza permessi di root)</p>
<p>7)<strong>Personalizzazione GNOME, conky-manager, tema numix per finestre GTK, sfondi Arch Linux, estensioni GNOME utili, icone flattr, barra della shell trasparente</strong></p>
<p>GNOME è un desktop environment personalizzabile, si possono applicare temi alla shell grafica, alle finestre, si possono modificare i valori CSS della shell, è possibile modificare l&#8217;icon pack, e quant&#8217;altro.</p>
<p>Cominciamo con il rendere la barra di stato trasparente:</p>
<pre># gedit /usr/share/gnome-shell/themes/gnome-shell.css</pre>
<p>con CTRL+F cerchiamo la stringa &#8220;Panel&#8221;<br />
quindi, modifichiamo questo blocco di codice CSS:</p>
<pre> 
#panel {
    background-color: black;
    font-weight: bold;
    height: 1.86em;
}
</pre>
<p>in:</p>
<pre>#panel {
    background-color: transparent; /**Barra superiore della shell grafica trasparente (full-transparent)*/
    font-weight: bold;
    height: 1.86em;
}
</pre>
<p>si salva e si riavvia per vedere l&#8217;effetto.<br />
<!-- immagine barra trasparente--></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/statusbar.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7475" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/statusbar-300x6.jpeg" alt="statusbar" width="300" height="6" /></a></p>
<p>Installiamo gnome-tweak-tool:</p>
<pre># pacman -S gnome-tweak-tool</pre>
<p>per personalizzare il nostro DE.</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/gnome-tweak-tool.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7463" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/gnome-tweak-tool-300x211.jpeg" alt="gnome-tweak-tool" width="300" height="211" /></a></p>
<p>Per installare il tema GTK Numix, è necessario effettuare il comando:</p>
<pre># pacman -S numix-themes</pre>
<p>quindi in</p>
<pre>gnome-tweak-tool</pre>
<p>, sezione &#8220;Aspetto&#8221;, selezioniamo in finestra e GTK &#8220;Numix&#8221;</p>
<p>Scarichiamo gli sfondi Arch Linux da <a href="https://aur.archlinux.org/packages/abstraktreflections-archlinux-wallpapers/">questo</a> pacchetto in AUR:<br />
quindi estraiamolo con l&#8217;utility tar o file-roller (GUI) e eseguiamo all&#8217;interno della directory dei wallpapers:</p>
<pre>$ makepkg -sci</pre>
<p>Utili estensioni GNOME sono:<br />
per installare le estensioni GNOME è necessario avere firefox, quindi extensions.gnome.org chiederà di installare un plugin per rilevare e installare le estensioni GNOME. Una volta che il plugin è stato installato, basterà cliccare sullo switch ON-OFF nella pagina dell&#8217;estensione, che verrà abilitata automaticamente, in caso contrario, da gnome-tweak-tool possiamo abilitarla dalla sezione &#8220;Estensioni&#8221;.</p>
<p><a href="https://extensions.gnome.org/extension/120/system-monitor/">system-monitor</a>: mostra sulla barra di stato informazioni sulla CPU, Memoria RAM e Informazioni sulla rete.<br />
<a href="https://extensions.gnome.org/extension/55/media-player-indicator/">Media Player Indicator</a>: mostra nella sezione Rete-Audio-Alimentazione lo stato dei vari lettori musicali (Rhythmbox, Clementine ecc&#8230;)<br />
<a href="https://extensions.gnome.org/extension/750/openweather/">OpenWeather</a>: mostra il meteo attuale nella località in cui ti trovi. Utile!<br />
<a href="https://extensions.gnome.org/extension/104/netspeed/">NetSpeed</a>: mostra la velocità di upload/download di una determinata interfaccia sulla barra di stato.<br />
<!-- screenshot barra di stato--></p>
<div id="attachment_7471" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/openweather.jpeg"><img class="wp-image-7471 size-medium" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/openweather-300x178.jpeg" alt="openweather" width="300" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">OpenWeather</p></div>
<div id="attachment_7469" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/network_monitor_ext.jpeg"><img class="wp-image-7469 size-medium" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/network_monitor_ext-300x229.jpeg" alt="network_monitor_ext" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">NetSpeed</p></div>
<div id="attachment_7473" style="width: 222px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/player.jpeg"><img class="wp-image-7473 size-medium" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/player-212x300.jpeg" alt="player" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Media Player Indicator</p></div>
<div id="attachment_7476" style="width: 197px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/sysmonitor.jpeg"><img class="wp-image-7476 size-medium" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/sysmonitor-187x300.jpeg" alt="sysmonitor" width="187" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">system-monitor</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>ce ne sono moltissime in <a href="extensions.gnome.org">questa</a> pagina, corri a scaricarle!</p>
<p>Conky-manager: manager grafico di conky<br />
E&#8217; possibile aggiungere dei widget che mostrano data, ora, informazioni su hardware, shell, hostname, utente e quant&#8217;altro nel Desktop, sono svariati, e si utilizzano con degli script che vengono gestiti da Conky-manager, che si occupa di eseguirli. (.conkyrc) I conkyrc sono dei file di testo che contengono istruzioni per conky, su come deve visualizzare il widget (colori, stili, allinamenti, ecc&#8230;),<br />
è possibile installare Conky-manager con PKGBUILD, reperibile <a href="https://aur.archlinux.org/packages/conky-manager/">qui</a>, quindi si procede all&#8217;estrazione con tar o con file-roller e all&#8217;installazione con makepkg (Conky-manager richiede alcuni pacchetti aggiuntivi)</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/conkym.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7461" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/conkym-300x264.jpeg" alt="conkym" width="300" height="264" /></a></p>
<pre>$ makepkg -sci</pre>
<p>Io vi consiglio di aggiungere gli script classici:<br />
<!-- screenshot conky-manager--><br />
conky_seamod<br />
Gotham<br />
selezionando la checkbox a sinistra dello script, per modificare le impostazioni, ad esempio per la trasparenza, è necessario cliccare, non sulla checkbox, ma sulla voce dello script e cliccare su impostazioni, per impostare la trasparenza è necessario selezionare la scheda &#8220;Trasparency&#8221; e modificare Transparency type in &#8220;Trasparent&#8221;, se rimane nero, provare tutti i valori.</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/transparency_conkym.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7479" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/transparency_conkym-300x264.jpeg" alt="transparency_conkym" width="300" height="264" /></a><br />
<!-- immagine conky-manager transp--><br />
Invece per lo script Gotham, selezioniamo la scheda di rete che desideriamo monitorare (Upload e Download) sempre in impostazioni dello script, in network (scriviamo nel field il nome della scheda di rete che stiamo utilizzando)<br />
<!-- immagine conky-manager net--><br />
poi, nelle impostazioni in alto a destra abilitiamo &#8220;Run conky at system startup&#8221; per avviare conky all&#8217;avvio del sistema.<br />
<!-- immagine conky-manager startup --></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/systemstartup_conkym.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7478" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/systemstartup_conkym-300x265.jpeg" alt="systemstartup_conkym" width="300" height="265" /></a></p>
<p>è possibile reperire dalla rete altri conkyrcs, è sufficiente spostare il contenuto della cartella di conkyrc semplicemente in ~/.conky/ e verrà rilevato da Conky-Manager</p>
<p>Icone flattr:<br />
Icone stile flat, dobbiamo scaricarle da AUR a <a href="https://aur.archlinux.org/packages/flattr-icon-theme-git/ ">questo</a>indirizzo, quindi si estrae la tarball scaricata, e si installa il pacchetto con makepkg</p>
<pre>$ makepkg -sci</pre>
<p>per abilitare le icone, in gnome-tweak-tool, è necessario spostarsi in Aspetto -&gt; Icone e selezionare flattr<br />
<!-- Screenshot flattr--></p>
<p>Tip: Abilitiamo X [] _ (Chiudi, Massimizza e riduci a icona)<br />
Da gnome-tweak-tool in finestra, spostiamo lo switch di Massimizzare e Minimizzare a &#8220;ON&#8221;<br />
<!-- Screenshot X [] _ --></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/gnome-tweak-tool_max_min_window.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7464" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/gnome-tweak-tool_max_min_window-300x212.jpeg" alt="gnome-tweak-tool_max_min_window" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Ecco il nostro semplice ma utile desktop!<br />
<!-- screenshot Desktop (Conky, sfondo, GTK Numix, barra di stato) --><br />
<!-- screenshot Attività (icone flattr) --></p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/desktop.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7462" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/desktop-300x169.jpeg" alt="desktop" width="300" height="169" /></a><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/activity_main.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7456" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/activity_main-300x169.jpeg" alt="activity_main" width="300" height="169" /></a><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/activity_all.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7455" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/activity_all-300x169.jpeg" alt="activity_all" width="300" height="169" /></a></p>
<p>10)<strong>Gestire i repositories: /etc/pacman.conf e /etc/pacman.d/</strong></p>
<p>Il primo è un file di configurazione di pacman, definisce l&#8217;architettura, dove si trovano i file di log(di pacman) e molto altro, ma permette anche di scegliere se utilizzare i repository testing,  multilib / multilib-testing, community-testing.</p>
<p>Per abilitare questi repository è sufficiente eseguire nano:</p>
<pre># nano /etc/pacman.conf</pre>
<p>e decommentare, ovvero rimuovere il # all&#8217;inizio della riga del repository che si desidera abilitare.</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/pacmanconf.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7492" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/pacmanconf-300x201.jpeg" alt="pacmanconf" width="300" height="201" /></a></p>
<p>è poi necessario aggiornare la lista dei database da dove pacman andrà a pescare i pacchetti, eseguendo il comando:</p>
<pre># pacman -Sy</pre>
<p>La seconda è una directory che contiene un file mirrorlist, simile a questa</p>
<pre>
##
## Arch Linux repository mirrorlist
## Sorted by mirror score from mirror status page
## Generated on 2015-02-01
##

## Score: 0.3, France
Server = http://archlinux.polymorf.fr/$repo/os/$arch
## Score: 0.4, France
Server = http://arch.tamcore.eu/$repo/os/$arch
## Score: 0.4, Germany
Server = http://mirror.js-webcoding.de/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.6, France
Server = http://mirror.bpiotrowski.pl/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.7, United States
Server = http://mirror.us.leaseweb.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.7, United Kingdom
Server = http://archlinux.mirrors.uk2.net/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, Netherlands
Server = http://ftp.nluug.nl/os/Linux/distr/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, Germany
Server = http://mirror.gnomus.de/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, Germany
Server = http://mirror.de.leaseweb.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, France
Server = http://mirror.tyborek.pl/arch/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, Netherlands
Server = http://mirror.nl.leaseweb.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.8, United Kingdom
Server = http://mirror.bytemark.co.uk/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.9, United States
Server = http://arch.localmsp.org/arch/$repo/os/$arch
## Score: 0.9, Taiwan
Server = http://ftp.tku.edu.tw/Linux/ArchLinux/$repo/os/$arch
## Score: 0.9, Germany
Server = http://mirror.fluxent.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, United States
Server = http://archlinux.surlyjake.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Poland
Server = http://arch.midov.pl/arch/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Germany
Server = http://mirrors.n-ix.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Austria
Server = http://mirror1.htu.tugraz.at/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, United States
Server = http://mirrors.acm.wpi.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Netherlands
Server = http://ftp.snt.utwente.nl/pub/os/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Netherlands
Server = http://fruk.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, Norway
Server = http://mirror.archlinux.no/$repo/os/$arch
## Score: 1.0, United Kingdom
Server = http://mirror.cinosure.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, France
Server = http://arch.nimukaito.net/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, United States
Server = http://archlinux.pallissard.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, Switzerland
Server = http://archlinux.puzzle.ch/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, Germany
Server = http://mirror.k42.ch/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, France
Server = http://mirror.lastmikoi.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, Germany
Server = http://archlinux.my-universe.com/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, United States
Server = http://mirror.umd.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, Germany
Server = http://archlinux.limun.org/$repo/os/$arch
## Score: 1.1, Denmark
Server = http://mirror.one.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, Belarus
Server = http://mirror.datacenter.by/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, Portugal
Server = http://ftp.rnl.tecnico.ulisboa.pt/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, Germany
Server = http://mirror.unitedcolo.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, Germany
Server = http://arch.packages.gnp-tec.net/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, Germany
Server = http://mirror.metalgamer.eu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.2, United States
Server = http://lug.mtu.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, United States
Server = http://mirror.rit.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Germany
Server = http://mirror.23media.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Germany
Server = http://mirrors.niyawe.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Norway
Server = http://archlinux.neuf.no/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Germany
Server = http://mirror.hactar.bz/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, France
Server = http://archlinux.mirror.pkern.at/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Denmark
Server = http://mirrors.dotsrc.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Czech Republic
Server = http://archlinux.mirror.dkm.cz/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.3, Germany
Server = http://mirror.selfnet.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.4, Italy
Server = http://archlinux.openlabto.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.4, United Kingdom
Server = http://mirrors.manchester.m247.com/arch-linux/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, Germany
Server = http://ftp5.gwdg.de/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, Australia
Server = http://mirror.aarnet.edu.au/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, Greece
Server = http://foss.aueb.gr/mirrors/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, Belgium
Server = http://archlinux.mirror.kangaroot.net/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, Croatia
Server = http://archlinux.iskon.hr/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, France
Server = http://mir.archlinux.fr/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, South Africa
Server = http://ftp.wa.co.za/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.5, United States
Server = http://mirrors.cecsresearch.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Germany
Server = http://mirror.michael-eckert.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Australia
Server = http://mirror.internode.on.net/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, United States
Server = http://mirrors.cat.pdx.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Russia
Server = http://mirror.yandex.ru/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Germany
Server = http://ftp.fau.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Canada
Server = http://archlinux.dropswitch.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.6, Sweden
Server = http://ftp.myrveln.se/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Czech Republic
Server = http://gluttony.sin.cvut.cz/arch/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Germany
Server = http://ftp.spline.inf.fu-berlin.de/mirrors/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, United States
Server = http://mirror.jmu.edu/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Hungary
Server = http://ftp.mfa.kfki.hu/pub/mirrors/ftp.archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Czech Republic
Server = http://mirror.vpsfree.cz/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Germany
Server = http://ftp.hawo.stw.uni-erlangen.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, Estonia
Server = http://ftp.eenet.ee/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, France
Server = http://archlinux.aubrac-medical.fr/$repo/os/$arch
## Score: 1.7, France
Server = http://mir.art-software.fr/arch/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, Brazil
Server = http://pet.inf.ufsc.br/mirrors/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, Japan
Server = http://ftp.tsukuba.wide.ad.jp/Linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, United States
Server = http://mirrors.aggregate.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, Luxembourg
Server = http://archlinux.mirror.root.lu/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, Latvia
Server = http://archlinux.koyanet.lv/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.8, Belarus
Server = http://ftp.byfly.by/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, Romania
Server = http://archlinux.mirrors.linux.ro/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, Germany
Server = http://archlinux.cyborg-connect.de/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, United States
Server = http://mirror.grig.io/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, United States
Server = http://mirror.cs.pitt.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, Brazil
Server = http://archlinux.c3sl.ufpr.br/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, Sweden
Server = http://ftp.lysator.liu.se/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 1.9, Australia
Server = http://ftp.swin.edu.au/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, Japan
Server = http://ftp.jaist.ac.jp/pub/Linux/ArchLinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, Canada
Server = http://mirror.csclub.uwaterloo.ca/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, China
Server = http://mirrors.zju.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, United States
Server = http://mirrors.abscission.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, Germany
Server = http://ftp.hosteurope.de/mirror/ftp.archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 2.0, United States
Server = http://mirrors.einhammr.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.1, Israel
Server = http://mirror.isoc.org.il/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.1, Germany
Server = http://mirror.netcologne.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.1, United States
Server = http://mirror.cc.columbia.edu/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.1, Macedonia
Server = http://mirror.t-home.mk/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.1, United States
Server = http://mirror.nexcess.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.2, Canada
Server = http://archlinux.mirror.rafal.ca/$repo/os/$arch
## Score: 2.3, Taiwan
Server = http://archlinux.cs.nctu.edu.tw/$repo/os/$arch
## Score: 2.3, Lithuania
Server = http://atviras.lt/veidrodziai/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, United States
Server = http://www.gtlib.gatech.edu/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, Taiwan
Server = http://shadow.ind.ntou.edu.tw/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, Vietnam
Server = http://f.archlinuxvn.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, United States
Server = http://mirror.pw/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, United States
Server = http://mirror.yellowfiber.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.4, United States
Server = http://mirrors.liquidweb.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.5, Chile
Server = http://mirror.archlinux.cl/$repo/os/$arch
## Score: 2.5, Poland
Server = http://ftp.vectranet.pl/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.6, China
Server = http://mirrors.neusoft.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.6, France
Server = http://archlinux.vi-di.fr/$repo/os/$arch
## Score: 2.6, Netherlands
Server = http://mirror.i3d.net/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.7, United States
Server = http://mirrors.advancedhosters.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.7, United States
Server = http://mirrors.xmission.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.8, Germany
Server = http://ftp.halifax.rwth-aachen.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.8, United States
Server = http://mirrors.rutgers.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.8, Indonesia
Server = http://suro.ubaya.ac.id/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.8, Sweden
Server = http://ftp.portlane.com/pub/os/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.8, Italy
Server = http://mirrors.prometeus.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.9, United States
Server = http://mirror.vtti.vt.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.9, United States
Server = http://mirrors.gigenet.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 2.9, Greece
Server = http://ftp.otenet.gr/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Bangladesh
Server = http://mirrors.ispros.com.bd/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Czech Republic
Server = http://mirror.oss.maxcdn.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Slovakia
Server = http://tux.rainside.sk/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Brazil
Server = http://www.las.ic.unicamp.br/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Singapore
Server = http://download.nus.edu.sg/mirror/arch/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Colombia
Server = http://www.laqee.unal.edu.co/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.0, Russia
Server = http://mirror.rol.ru/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.1, France
Server = http://arch.yourlabs.org/$repo/os/$arch
## Score: 3.1, South Korea
Server = http://mirror.premi.st/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.2, United States
Server = http://mirrors.kernel.org/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.4, United States
Server = http://mirror.es.its.nyu.edu/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.5, United States
Server = http://mirror.ancl.hawaii.edu/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.5, Germany
Server = http://linux.rz.rub.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.6, United States
Server = http://cosmos.cites.illinois.edu/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.6, United Kingdom
Server = http://www.mirrorservice.org/sites/ftp.archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 3.7, Colombia
Server = http://mirror.edatel.net.co/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.7, Macedonia
Server = http://arch.softver.org.mk/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.8, Australia
Server = http://mirror.rackcentral.com.au/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.9, New Caledonia
Server = http://archlinux.nautile.nc/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.9, Czech Republic
Server = http://mirrors.nic.cz/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 3.9, Germany
Server = http://ftp-stud.hs-esslingen.de/pub/Mirrors/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.1, United States
Server = http://mirror.metrocast.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.2, Netherlands
Server = http://arch.apt-get.eu/$repo/os/$arch
## Score: 4.2, Canada
Server = http://mirror.clibre.uqam.ca/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.4, France
Server = http://mirror.archlinux.ikoula.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.4, Ireland
Server = http://ftp.heanet.ie/mirrors/ftp.archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 4.5, Turkey
Server = http://ftp.linux.org.tr/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.7, Belgium
Server = http://archlinux.cu.be/$repo/os/$arch
## Score: 4.7, New Zealand
Server = http://mirror.xnet.co.nz/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.7, China
Server = http://run.hit.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.7, Philippines
Server = http://mirror.pregi.net/pub/Linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.8, Romania
Server = http://mirror.archlinux.ro/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 4.9, United Kingdom
Server = http://arch.serverspace.co.uk/arch/$repo/os/$arch
## Score: 5.0, Indonesia
Server = http://mirror.kavalinux.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 5.1, China
Server = http://mirrors.ustc.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 5.3, New Caledonia
Server = http://mirror.lagoon.nc/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 5.3, Iran
Server = http://mirror.yazd.ac.ir/arch/$repo/os/$arch
## Score: 5.4, Australia
Server = http://ftp.iinet.net.au/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 5.7, Vietnam
Server = http://mirror-fpt-telecom.fpt.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 5.8, China
Server = http://mirrors.163.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 6.1, United States
Server = http://ftp.osuosl.org/pub/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 6.1, Portugal
Server = http://archlinux.dcc.fc.up.pt/$repo/os/$arch
## Score: 6.4, India
Server = http://mirror.cse.iitk.ac.in/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 6.6, Greece
Server = http://ftp.ntua.gr/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 6.7, Ecuador
Server = http://mirror.cedia.org.ec/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 6.7, France
Server = http://archlinux.mirrors.ovh.net/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 7.0, Kazakhstan
Server = http://mirror.neolabs.kz/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 7.3, Canada
Server = http://mirror.its.dal.ca/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 7.5, China
Server = http://mirrors.hustunique.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 7.7, Spain
Server = http://sunsite.rediris.es/mirror/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 8.4, Lithuania
Server = http://archlinux.akmc.lt/$repo/os/$arch
## Score: 8.4, Singapore
Server = http://mirror.nus.edu.sg/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 9.1, Australia
Server = http://archlinux.mirror.uber.com.au/$repo/os/$arch
## Score: 10.4, India
Server = http://ftp.iitm.ac.in/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 10.6, Greece
Server = http://ftp.cc.uoc.gr/mirrors/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 11.9, Germany
Server = http://ftp.uni-hannover.de/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 12.7, Ukraine
Server = http://mirrors.nix.org.ua/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 12.7, Germany
Server = http://ftp.tu-chemnitz.de/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 12.9, France
Server = http://ftp.u-strasbg.fr/linux/distributions/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 12.9, Worldwide
Server = http://mirror.rackspace.com/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 13.0, Spain
Server = http://osl.ugr.es/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 13.1, Canada
Server = http://archlinux.mirror.vexxhost.com/$repo/os/$arch
## Score: 13.1, Poland
Server = http://mirror.chmuri.net/archmirror/$repo/os/$arch
## Score: 13.2, Germany
Server = http://ftp.uni-bayreuth.de/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 13.5, South Korea
Server = http://ftp.kaist.ac.kr/ArchLinux/$repo/os/$arch
## Score: 13.9, Serbia
Server = http://mirror.pmf.kg.ac.rs/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 14.2, Slovakia
Server = http://mirror.lnx.sk/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 21.5, Poland
Server = http://piotrkosoft.net/pub/mirrors/ftp.archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 21.6, China
Server = http://mirrors.hust.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 25.3, Germany
Server = http://artfiles.org/archlinux.org/$repo/os/$arch
## Score: 37.1, Germany
Server = http://ftp.uni-kl.de/pub/linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 39.9, Indonesia
Server = http://mirror.poliwangi.ac.id/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 45.0, Taiwan
Server = http://ftp.yzu.edu.tw/Linux/archlinux/$repo/os/$arch
## Score: 76.8, China
Server = http://mirror.bjtu.edu.cn/archlinux/$repo/os/$arch

==Fine di cat==
</pre>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9) <strong>LinuxCleaner: gestire la propria distribuzione in modo semplice</strong><br />
Potete utilizzare il mio script per gestire al meglio la distribuzione, sempre aggiornato e con nuove funzioni, potete leggere di più su LinuxCleaner <a href="/toolkit-linuxcleaner-pulizia-completa-della-vostra-distro-pensata-per-newbie">qui</a></p>
<p><!-- END --></p>
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		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come installare Arch Linux [Guida]</title>
		<link>http://www.inthebit.it/come-installare-arch-linux</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/come-installare-arch-linux#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[archlinux]]></category>
		<category><![CDATA[avanzata]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=7423</guid>
		<description><![CDATA[</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, molte persone, si avvicinano al mondo GNU/Linux, un sistema operativo in continua crescita, grazie alla distribuzione Ubuntu, o una Linux Mint, poi diventano più esperte e si stufano&#8230; Optano di solito per distribuzioni come Debian o Fedora (distribuzioni ottime, niente da dire a riguardo, le ho usate entrambe), ma una distribuzione rimane (quasi) sempre all&#8217;oscuro: Arch Linux. Di solito, perchè è difficile da installare. Beh, in questo articolo vi convincerò che non è così, con un mio breve tutorial per l&#8217;installazione minimale e i successivi passaggi, per personalizzare GNOME, installare ALSA, Xorg, GDM, impostare i valori della console, il keymap, il font, la lingua, il fuso orario, i punti di forza di Arch Linux, tra le quali troviamo il forum, e il wiki, da dove è possibile prelevare una quantità abnorme di informazioni su questa distribuzione fantastica.</p>
<p>A chi è dedicata Arch Linux ?
</p>
<p style="text-align: justify;">Arch Linux, è una distribuzione GNU/Linux, la cui immagine pesa all&#8217;incirca 600 MB, tutto il necessario per fare un boot completo, il kernel, bootloader, una shell, il package manager, senza una shell grafica, né tantomeno un installer grafico. Arch Linux va, quindi, installata attraverso la CLI (Command Line Interface), è difficile per chi ha sempre utilizzato installer grafici molto semplici da utilizzare ( vedi l&#8217;installer di Ubuntu), oppure non se ne intende di bootloaders, fstab, partizionamento (ancora di più perché non è installato nemmeno GParted), e altro&#8230;</p>
<p>In questa guida/tutorial e recensione, spiegherò il significato di ogni comando nel modo più semplice che esista.</p>
<p>Derivate di   Arch Linux </p>
<p style="text-align: justify;">Arch, come altre distribuzioni che si rispettino (Debian, RedHat, ecc&#8230;) ha delle derivate, che integrano lo stesso core, gli stessi workaround, lo stesso sistema di init, lo stesso package manager, con dei miglioramenti, o, delle aggiunte dei vari team.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito si installano le derivate di Arch per ottenere Arch Linux in modo molto semplice con un installer grafico che fa tutto automaticamente. O magari con un interfaccia semi-grafica (ncurses &#8211; libreria C [header C: ncurses.h] per lo sviluppo di interfacce GUI-Friendly(simili alle finestre scritte in GTK o Qt, o qualche altra libreria utilizzata per lo sviluppo di interfacce grafiche, segue lo sviluppo GNU))</p>
<p style="text-align: justify;">La derivata che io consiglio maggiormente è Antergos, con Cnchi (l&#8217;installer grafico, sviluppato in linguaggio Python), tema Numix preinstallato, LigthDM (si veda Display Manager in fondo) e una scelta tra KDE, GNOME, LXDE, MATE, oppure si installa una shell testuale, senza Desktop Environment (si veda Desktop Environment e Server Grafico in fondo).</p>
<p>Tornando a noi, le derivate più conosciute sono (general purpose, ovvero intento generale):</p>
<p>Antergos<br />
ArchBang<br />
BlackArchLinux (Pentesting)<br />
Chakra<br />
Manjaro<br />
ArchAssault (Pentesting)<br />
BBQLinux (Per sviluppatori ROM, Kernels e Applicativi Android)<br />
BlueStar Linux</p>
<p>E, molte altre.</p>
<p>Come installare Arch Linux? Iniziamo!</p>
<p style="text-align: justify;">(Si presume che l&#8217;utente abbia flashato una pendrive USB, con bootloader installato e pronta all&#8217;uso, in caso contrario scarica ArchLinux dal repository italiano)</p>
<p style="text-align: justify;">Avviamo la macchina, secondo la modalità di boot che l&#8217;utente preferisce per l&#8217;installazione, quindi, quando ci si trova davanti al bootloader (si veda Bootloader, in fondo), si effettua il boot selezionando l&#8217;architettura che [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/come-installare-arch-linux">Come installare Arch Linux [Guida]</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- InTheBit    - Articolo Arch Linux   - chiedi, prima di copiare, se leggi il codice sorgente -- ask before copy, if you read source code   - Commento di Stefano Belli,    - Venerdi, 6/03/2015 @ 22.27    --></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, molte persone, si avvicinano al mondo GNU/Linux, un sistema operativo in continua crescita, grazie alla distribuzione Ubuntu, o una Linux Mint, poi diventano più esperte e si stufano&#8230; Optano di solito per distribuzioni come Debian o Fedora (distribuzioni ottime, niente da dire a riguardo, le ho usate entrambe), ma una distribuzione rimane (quasi) sempre all&#8217;oscuro: <a href="https://www.archlinux.org/" target="_blank">Arch Linux</a>. Di solito, perchè è difficile da installare. Beh, in questo articolo vi convincerò che non è così, con un mio breve tutorial per l&#8217;installazione minimale e i successivi passaggi, per personalizzare GNOME, installare ALSA, Xorg, GDM, impostare i valori della console, il keymap, il font, la lingua, il fuso orario, i punti di forza di Arch Linux, tra le quali troviamo il <a href="https://bbs.archlinux.org/" target="_blank">forum</a>, e il <a href="https://wiki.archlinux.org/index.php/Main_Page_%28Italiano%29">wiki</a>, da dove è possibile prelevare una quantità abnorme di informazioni su questa distribuzione fantastica.</p>
<div class="video-container"><iframe width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_dmDKS_MKAw?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>A chi è dedicata</strong> <strong style="color: blue;">Arch Linux ?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arch Linux, è una distribuzione GNU/Linux, la cui immagine pesa all&#8217;incirca 600 MB, tutto il necessario per fare un boot completo, il kernel, bootloader, una shell, il package manager, senza una shell grafica, né tantomeno un installer grafico. Arch Linux va, quindi, installata attraverso la CLI (Command Line Interface), è difficile per chi ha sempre utilizzato installer grafici molto semplici da utilizzare ( vedi l&#8217;installer di Ubuntu), oppure non se ne intende di bootloaders, fstab, partizionamento (ancora di più perché non è installato nemmeno GParted), e altro&#8230;</p>
<p>In questa guida/tutorial e recensione, spiegherò il significato di ogni comando nel modo più semplice che esista.</p>
<p><strong>Derivate di </strong> <strong style="color: blue;"> Arch Linux </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arch, come altre distribuzioni che si rispettino (Debian, RedHat, ecc&#8230;) ha delle derivate, che integrano lo stesso core, gli stessi workaround, lo stesso sistema di init, lo stesso package manager, con dei miglioramenti, o, delle aggiunte dei vari team.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito si installano le derivate di Arch per ottenere Arch Linux in modo molto semplice con un installer grafico che fa tutto automaticamente. O magari con un interfaccia semi-grafica (ncurses &#8211; libreria C [header C: ncurses.h] per lo sviluppo di interfacce GUI-Friendly(simili alle finestre scritte in GTK o Qt, o qualche altra libreria utilizzata per lo sviluppo di interfacce grafiche, segue lo sviluppo <a href="https://www.gnu.org/software/ncurses/">GNU</a>))</p>
<p style="text-align: justify;">La derivata che io consiglio maggiormente è Antergos, con Cnchi (l&#8217;installer grafico, sviluppato in linguaggio Python), tema Numix preinstallato, LigthDM (si veda Display Manager in fondo) e una scelta tra KDE, GNOME, LXDE, MATE, oppure si installa una shell testuale, senza Desktop Environment (si veda Desktop Environment e Server Grafico in fondo).</p>
<p>Tornando a noi, le derivate più conosciute sono (general purpose, ovvero intento generale):</p>
<ul>
<li>Antergos</li>
<li>ArchBang</li>
<li>BlackArchLinux (Pentesting)</li>
<li>Chakra</li>
<li>Manjaro</li>
<li>ArchAssault (Pentesting)</li>
<li>BBQLinux (Per sviluppatori ROM, Kernels e Applicativi Android)</li>
<li>BlueStar Linux</li>
</ul>
<p>E, molte altre.</p>
<p><strong>Come installare </strong><strong style="color: blue;">Arch Linux</strong><strong>? Iniziamo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(Si presume che l&#8217;utente abbia flashato una pendrive USB, con bootloader installato e pronta all&#8217;uso, in caso contrario <a href="http://archlinux.openlabto.org/archlinux/iso/2015.03.01/">scarica ArchLinux dal repository italiano</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Avviamo la macchina, secondo la modalità di boot che l&#8217;utente preferisce per l&#8217;installazione, quindi, quando ci si trova davanti al bootloader (si veda Bootloader, in fondo), si effettua il boot selezionando l&#8217;architettura che la propria CPU supporta (nella maggior parte dei casi x86_64 [64 bit] va bene).<br />
Dopo vari secondi ci si trova davanti una tty con login automatico, attendiamo 1 secondo e siamo entrati come root in zsh, la shell predefinita del processo di installazione di Arch. Cominciamo col partizionamento,</p>
<p style="text-align: justify;">carichiamo il layout italiano della tastiera (ovvero la disposizione dei tasti)</p>
<pre># loadkeys it</pre>
<p><strong> Avvio ed utilizzo del programma di partizionamento CFDisk</strong></p>
<p>eseguiamo</p>
<pre># cfdisk /dev/sdX #dove X è un valore a,b,c,d,e,f,g,h,i,l,m,n,o ecc...</pre>
<div id="attachment_7429" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/03/cfdisk1-en.png"><img class="wp-image-7429 size-medium" src="/WP/wp-content/uploads/2015/03/cfdisk1-en-300x129.png" alt="Partizionamento con cfdisk, immagine non disponibile" width="300" height="129" /></a><p class="wp-caption-text">crediti immagine: aptosid.com</p></div>
<p>entriamo così nel programma di partizionamento manuale CLI</p>
<p style="text-align: justify;">ci ritroviamo davanti una schermata simile a questa, per eliminare l&#8217;intero hard disk e riscrivere la tabella delle partizioni da 0 (consigliato MBR o GPT), è necessario applicare DELETE a tutte le partizioni dell&#8217;hard disk. Se ci dovreste ripensare sull&#8217;installazione, niente panico, le modifiche non sono ancora state scritte, è sufficiente selezionare &#8220;quit&#8221; per abbandonare le modifiche e scrivere poweroff per spegnere il PC e riavviarlo da Hard Disk, altrimenti, se siete convinti, selezionate &#8220;Write&#8221;, a questo punto, abbiamo il nostro Hard disk totalmente pulito, dobbiamo ricreare 3 partizioni</p>
<ol>
<li>Partizione senza filesystem da 1MB, per il bootloader, type: BIOS Boot</li>
<li>Partizione con punto di mount / (radice), filesystem ext4 , type Linux Filesystem (ovvero ext4), ID: 8300</li>
<li>Partizione per lo swap, type: Linux Swap (swap)</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">per creare le partizioni è sufficiente selezionare New, poi specificare il size, ovvero la grandezza in MegaByte o GigaByte, per specificare l&#8217;unità di misura, è sufficiente scrivere la grandezza in numeri interi o a virgola mobile desiderata, in più, se la grandezza sarà in MegaByte bisogna specificare</p>
<pre>M</pre>
<p>, se in GigaByte</p>
<pre>G</pre>
<p>Esempio:</p>
<pre>1M #Ovvero 1 MB</pre>
<pre>390G  #Ovvero 390 GB</pre>
<pre>4.5G #Ovvero 4,5 GB
</pre>
<p>adesso avremo delle partizioni identificate con</p>
<pre>/dev/sdX</pre>
<p style="text-align: justify;">per la partizione 1, ovvero quella dedicata al bootloader, dobbiamo specificarla tale, quindi, avendo selezionato quella voce, clicchiamo in Type e selezioniamo</p>
<pre>BIOS Boot</pre>
<p>, e così via per le altre partizioni, per la seconda:</p>
<pre>Linux Filesystem</pre>
<p>, per la terza:</p>
<pre>Linux swap
</pre>
<p><strong>Formattazione in ext4 della seconda partizione e messa in esecuzione della swap area </strong></p>
<p>Utilizziamo il tool mkfs.ext4 e mkswap</p>
<pre># mkfs.ext4 /dev/sdX     #dove X è la lettera della seconda partizione</pre>
<pre># mkswap /dev/sdX     #dove X è la lettera della terza partizione</pre>
<p><strong>Montaggio della seconda partizione su /mnt e &#8220;accensione&#8221; dell&#8217;area di swap</strong></p>
<p>Utilizziamo il tool mount</p>
<pre># mount /dev/sdX /mnt</pre>
<p>Utilizziamo swapon per accendere la swap area</p>
<pre># swapon /dev/sdX</pre>
<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è la swap area?<br />
è l&#8217;estensione della memoria volatile del computer (ovvero della memoria RAM), utilizzando una porzione di un supporto di memorizzazione di massa (ad esempio l&#8217;hard disk) o una memoria flash (la pendrive)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Installazione del Sistema Operativo di base su /mnt</strong><br />
Utilizzando pacstrap, prima però configuriamo la connessione<br />
Per le connessioni ethernet:</p>
<pre># ip link set  up</pre>
<p>Per le wireless:</p>
<pre># ip link set  up</pre>
<pre># wifi-menu</pre>
<p style="text-align: justify;">, adesso, in wifi-menu, un programma con interfaccia ncurses è possibile selezionare la wifi desiderata, e se richiesta una passphrase WPA o WEP</p>
<p>una volta connessi con pacstrap:</p>
<pre># pacstrap -i /mnt base base-devel dialog wpa_supplicant</pre>
<p style="text-align: justify;">dove il gruppo base, contiene i programmi di base: il kernel, una shell, gli headers, il compilatore GCC, il sistema di init e altro&#8230; Dialog è una dipendenza di wifi-menu, wpa_supplicant potrebbe essere necessario.</p>
<p>dopo una quindicina di minuti, il sistema di base è stato installato in /mnt (ovvero /dev/sdX)</p>
<p><strong> Generazione di FStab</strong><br />
Con il tool genfstab</p>
<pre># genfstab -p /mnt &gt; /mnt/etc/fstab</pre>
<p style="text-align: justify;">dove /mnt è il punto di montaggio della partizione, &#8220;&gt;&#8221; indica la redirezione dell&#8217;output in /mnt(che sta per /dev/sdX)/etc/fstab</p>
<p>Che cos&#8217;è FStab?<br />
un semplice file di testo che contiene informazioni sulle partizioni,</p>
<p>un esempio potrebbe essere l&#8217;fstab del mio PC</p>
<pre>     # UUID=fb0c5cb6-a286-438d-9ccd-f95fbe02224f
     /dev/sda2           	/         	ext4      	rw,relatime,data=ordered0 1

     # UUID=921aa11c-ad6b-471a-bb81-125bfc6c9a47
     #                           
     /dev/sda3           	none      	swap      	defaults  	0 0
</pre>
<p><strong> Si entra nel chroot</strong><br />
eseguendo il comando</p>
<pre># arch-chroot /mnt</pre>
<p>quindi si passa da zsh a sh</p>
<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è il chroot?<br />
Ch=change root=root ovvero change root, cambiare radice, consiste nel passaggio da un ambiente padre, a un ambiente figlio, spiegato in parole più semplici passa a un&#8217;altra directory, dove vengono eseguiti i processi figlio. E&#8217; utilizzato in ambito di sicurezza.</p>
<p><strong>Impostazione dei locale, hostname, password di root, fuso orario(timezone)</strong></p>
<p>1) prima di tutto, con nano, editiamo il file</p>
<pre>/etc/locale.gen</pre>
<p>, togliendo il commento (rimuovendo il #) a it_IT.UTF-8 UTF-8 e it_IT.ISO-XXXX &#8230;</p>
<p>quindi:</p>
<pre># nano /etc/locale.gen</pre>
<pre> *si toglie il cancelletto(#) a it_IT.UTF-8 UTF-8 per decommentare*</pre>
<pre> *si salva con CTRL+O*</pre>
<pre> *si esce con CTRL+X*</pre>
<p>si genera il file locale con il comando locale-gen</p>
<pre># locale-gen</pre>
<p>2) impostiamo un hostname, ovvero il nome del PC nella rete locale</p>
<pre># echo "il-nome-del-tuo-PC" &gt; /etc/hostname</pre>
<p style="text-align: justify;">quindi invece che produrre l&#8217;output il-nome-del-tuo-PC nel canale output standart (stdout), viene rediretto verso il file /etc/hostname</p>
<p style="text-align: justify;">è anche possibile creare il file /etc/hostname e inserire il nome dell&#8217;hostname direttamente da nano nella prima riga</p>
<pre># nano /etc/hostname</pre>
<p>3)Impostiamo una password di root</p>
<p>con il comando passwd</p>
<pre># passwd</pre>
<p>quindi ci verrà chiesto di immettere la nuova password UNIX<br />
e poi di re-immetterla una seconda volta</p>
<p>4)Impostiamo la timezone</p>
<pre># ln -sf /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime</pre>
<p>quindi si crea un collegamento simbolico di ../Rome in /etc/localtime</p>
<p><strong> ReBuilding della ramdisk iniziale con mkinitcpio </strong></p>
<pre># mkinitcpio -p linux</pre>
<p style="text-align: justify;">dove -p sta per preset (&#8211;preset) e linux è il preset ovvero un insieme di hooks e moduli predefinito di Arch,<br />
mkinitcpio è uno script Bash sviluppato dalla comunità di Arch Linux<br />
gli hooks sono degli script che vengono caricati dalla ramdisk, prima di caricare e poi passare il controllo al kernel.<br />
La ramdisk, si occupa proprio di questo: caricare i moduli del kernel, gli script e il vero e proprio kernel, poi si occupa di passare il controllo a lui, che carica i driver, il server grafico, il display manager, il sistema di init e altro&#8230;<br />
E&#8217; il primo &#8220;programma&#8221; che viene caricato dopo il bootloader.</p>
<p><strong>Installazione di GRUB</strong></p>
<p>Come suggerito da un nostro lettore (Simone Padovan, che ringraziamo), installiamo os-prober per permettere a GRUB di rilevare altri sistemi operativi, installiamolo con pacman, dal pacchetto
<pre>os-prober</pre>
<pre># pacman -S os-prober</pre>
<p>scaricandolo e installandolo con pacman</p>
<pre># pacman -S grub</pre>
<p>installare il bootloader in /dev/sdX, che vi ricordo è la SECONDA partizione</p>
<pre># grub-install /dev/sdX</pre>
<p>aggiornamento della configurazione del bootloader</p>
<pre># grub-mkconfig -o /mnt/boot/grub/grub.cfg</pre>
<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è un bootloader ?<br />
Un bootloader è il primo programma che viene eseguito all&#8217;avvio del computer, (che il sistema operativo venga eseguito da Hard Disk, pendrive ecc&#8230;), si occupa di fornire una visione dei sistemi operativi installati sul proprio computer e di lanciarli, ed è di fondamentale importanza, perchè senza di esso, non è possibile utilizzare un computer. GNU GRUB è al giorno d&#8217;oggi uno dei bootloader più utilizzati e più evoluti, infatti non è un semplice bootloader, è possibile infatti, assegnargli un tema ad esempio, cambiarne il colore, gestirlo più facilmente grazie ad appositi applicativi (Grub-customizer ad esempio). Ovviamente, ci sono altri bootloader: LILO, Syslinux ecc&#8230; Anche chi utilizza Winz(ehm&#8230;dows) passa prima per il bootloader, dopo passa al kernel. e così via, solo che non è così evidente come nei kernel Linux.</p>
<p><strong>Uscita dal chroot, smontaggio partizioni, spegnimento swap e riavvio del Computer</strong><br />
si esce dal chroot con</p>
<pre># exit</pre>
<p>smontaggio della seconda partizione</p>
<pre># umount /mnt</pre>
<p>spegnimento dello swap</p>
<pre># swapoff /dev/sdX</pre>
<p>riavvio</p>
<pre># reboot

</pre>
<p><strong>Primo avvio, impostazione valori di /etc/vconsole.conf</strong><br />
per prima cosa impostiamo i valori di vconsole.conf<br />
adesso avrete la keymap us se non sbaglio,<br />
per impostare quella italiana:</p>
<pre>loadkeys it</pre>
<p>quindi eseguite</p>
<pre># nano /etc/vconsole.conf</pre>
<p>e scrivete i seguenti valori:</p>
<pre> KEYMAP=it
      LANG=it</pre>
<p>salvate con</p>
<pre>CTRL+O</pre>
<p>e uscite con</p>
<pre>CTRL+X</pre>
<p style="text-align: justify;"><strong>Impostazione dell&#8217;utente</strong><br />
supponiamo di voler creare un utente senza privilegi di root chiamato user1</p>
<pre># useradd -m -s /bin/bash user1</pre>
<p>dove le opzioni significano:</p>
<ul>
<li>-m : crea la directory /home/user1</li>
<li>-s, argomento /bin/bash : l&#8217;utente user1 utilizza bash come shell di login</li>
<li>user1 : indica il nome dell&#8217;utente da creare</li>
</ul>
<p>assegnamo una password all&#8217;utente:</p>
<pre># passwd user1</pre>
<p style="text-align: justify;">e come abbiamo fatto per root, assegniamo la password 2 volte</p>
<p>se vogliamo assegnare all&#8217;utente la possibilità di ottenere i privilegi di root:<br />
dobbiamo includerlo nel file /etc/sudoers</p>
<p style="text-align: justify;">quindi, diciamo, che possiamo scriverlo dove vogliamo, ma per ordine lo scriviamo sotto a root:</p>
<p>con nano:</p>
<pre># nano /etc/sudoers</pre>
<p>aggiungiamo questa stringa:</p>
<pre> user1 ALL=(ALL) ALL</pre>
<p style="text-align: justify;">quindi, adesso, al prossimo login, possiamo loggarci con user1, la password che abbiamo scelto, e la possibilità di avere una shell root<br />
con il comando:</p>
<pre> sudo -s</pre>
<p>(Sconsiglio l&#8217;uso di visudo)</p>
<p><strong>Riavviamo</strong></p>
<pre>#reboot</pre>
<p><strong>Configurazione rete wireless (WiFi) o ethernet</strong><br />
1)Per la rete ethernet dovrebbe essere sufficiente:</p>
<pre># ip link set  up</pre>
<p>per indirizzi IP Dinamici:</p>
<pre># systemctl enable dhcpcd.service</pre>
<p>per indirizzi IP Statici:<br />
utilizzare netctl</p>
<pre># cd /etc/netctl</pre>
<pre># cp examples/ethernet-static configurazione_rete</pre>
<p style="text-align: justify;">navigare in /etc/netctl<br />
copiare ethernet-static da examples in configurazione_rete<br />
modificare quindi i valori del file configurazione_rete (INTERFACE,DNS, e altri&#8230;) con nano:</p>
<pre># nano configurazione_rete</pre>
<p>una volta salvato il file:</p>
<pre># netctl enable configurazione_rete</pre>
<p>2)Per la rete wireless, se avete installato e dialog da pacstrap:</p>
<pre># ip link set  up</pre>
<pre>wifi-test</pre>
<p style="text-align: justify;">seguite le istruzioni riportate sopra, anche se è molto semplice da interpretare, in quanto integra una interfaccia semi-grafica (ncurses).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Aggiornamento completo del sistema: sincronizzazione pacchetti e database</strong><br />
verifichiamo, prima di continuare che il sistema sia aggiornato:</p>
<pre># pacman -Syu</pre>
<p>successivamente ci soffermeremo su pacman, e sulla gestione dei repository.</p>
<p><strong>Riavvio</strong></p>
<pre># reboot</pre>
<p style="text-align: justify;"><strong>Installazione e configurazione di ALSA<br />
ALSA, ovvero Advanced Linux Sound Architecture, è un insieme di driver audio del kernel Linux, al momento è il più evoluto,<br />
per installare ALSA e attivare il suono:</strong></p>
<pre># pacman -S alsa-utils</pre>
<p>pochi secondi e lanciate il programma</p>
<pre># alsamixer</pre>
<p style="text-align: justify;">che fornisce un interfaccia ncurses (semi-grafica) di un mixer audio, aumentate il volume di master e degli speaker, sarà possibile verificare che tutto funzioni una volta installato il DE</p>
<p><strong>Installazione dei drivers !!Importante!!</strong><br />
1)Driver video open source</p>
<pre># pacman -S xf86-video-intel</pre>
<p>per GPU integrate Intel</p>
<pre># pacman -S xf86-video-ati</pre>
<p>per GPU dedicate ATI<br />
(per una lista completa:</p>
<pre>pacman -Ss xf86-video | less</pre>
<p>)</p>
<p style="text-align: justify;">2)Driver vesa:<br />
non fornisce accellerazione, è generale e funziona con quasi tutte le GPU, se Xorg non trova un driver migliore, farà riferimento a vesa</p>
<pre># pacman -S xf86-video-vesa</pre>
<p style="text-align: justify;">3)Driver di input<br />
per utenti che come me sono su laptop o con schermi touch-screen devono installare questo driver:</p>
<pre># pacman -S xf86-input-synaptics</pre>
<p>4)Driver mesa per l&#8217;accellerazione 3D:</p>
<pre>#pacman -S mesa</pre>
<p style="text-align: justify;"><strong>Installazione di Xorg</strong><br />
Xorg è il server grafico che gestisce le finestre, è la base di ogni desktop environment (GNOME, KDE, Unity, Mate, Cinnamon, ecc&#8230;), che permette di eseguire una GUI</p>
<p>Pacchetti da installare:</p>
<pre>#pacman -S xorg-server xorg-xinit xorg-server-utils</pre>
<p>IMPORTANTE: Continua in <a href="https://wiki.archlinux.org/index.php/Beginners%27_Guide_%28Italiano%29#Testare_X" target="_blank"> ArchWiki#TestareX</a><br />
<strong>Installazione di GDM</strong></p>
<p>per installare e abilitare GDM è sufficiente eseguire:</p>
<pre># pacman -S gdm</pre>
<pre># systemctl enable gdm</pre>
<p><strong>Installazione di GNOME</strong><br />
per installare gnome:</p>
<pre># pacman -S gnome</pre>
<p>, pacchetto base</p>
<pre># pacman -S gnome-extra</pre>
<p style="text-align: justify;">, pacchetto aggiuntivo, dopo il pacchetto base<br />
Per ulteriori informazioni: <a href="https://wiki.archlinux.org/index.php/GNOME_%28Italiano%29" target="_blank">ArchWiki:GNOME</a></p>
<p style="text-align: justify;">In teoria, l&#8217;installazione è finita, ci auguriamo che tutto sia andato per il meglio e ci vediamo nella seconda parte, con tips &amp; tricks sulla personalizzazione e recensione su Arch Linux, più mie opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordo di consultare la Wiki di Arch, linkata sopra, e il forum, linkato sopra. Non ci assumiamo alcuna responsabilità di danni causati alle vostre macchine! Consigliamo di eseguire l&#8217;installazione prima su VirtualBox, dopo su una macchina fisica.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Linux kernel: la prossima sarà una major release &#8211; 4.0!</title>
		<link>http://www.inthebit.it/linux-kernel-la-prossima-sara-una-major-release-4-0</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 17:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=7395</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da anni ormai Linus Torvalds  segue lo sviluppo del kernel Linux insieme a molti sviluppatori in tutto il mondo, grazie a un VCS, ovvero un sistema di controllo versione chiamato Git, che permette al developer di modificare il codice sorgente di un programma e inviarne le modifiche committandole, ovvero dando una motivazione delle modifiche apportate al codice, i miglioramenti (ecc ecc&#8230;) è possibile accedere al repository Git di Linux da qui o qui . (Git è il VCS più utilizzato al mondo per progetti open source : vedi CyanogenMod, AOSP, Google Engine, Facebook, e altro&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Linus, ha infatti chiesto ai suoi fan su Google+ se preferivano continuare con la numerazione 3.x(3.20) o 4.x, la maggior parte ha votato per 4.0, e come promesso ecco che Linus in persona annuncia lo sviluppo di Linux 4.0 </p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Perchè si da tanta importanza a un software come un &#8220;kernel&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;">Un kernel, spiegato in parole povere è un software che gestisce le risorse hardware e software di una macchina, è il cuore del sistema operativo, costituisce quindi una delle componenti fondamentali di un sistema operativo, senza il quale un SO non riuscirebbe a gestire correttamente le risorse. Linux è probabilmente il kernel più famoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Linux è un sistema operativo?</p>
<p style="text-align: justify;">NO E NO! Linux è la componente di un Sistema Operativo open source che è GNU!</p>
<p style="text-align: justify;">GNU è un insieme di software che include il kernel Linux, è quindi sbagliato definire &#8220;Debian/Arch/Fedora sistemi operativi basati su sistema operativo Linux&#8221;, è invece corretto dire che sono basati su sistema operativo GNU/Linux o che sono basati su kernel Linux</p>
<p style="text-align: justify;">Linux sta quindi per giungere alla versione 4.0, che è attualmente in sviluppo (4.0-rc1 : 22/02/2015)</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima versione di 3.x è 3.19.x</p>
<p style="text-align: justify;">Mailing List: LKML &#8211; 4.0-rc1 out! (Firmato da Linus)</p>
<p style="text-align: justify;">Codice sorgente: Linux 4.0-rc1 (tarball)</p>
<p style="text-align: justify;">Archivio Linux Kernel: The Linux Kernel Archives </p>
<p style="text-align: justify;">Come si installa un kernel da codice sorgente?</p>
<p style="text-align: justify;">è possibile utilizzare l&#8217;utility make (presente in tutti i sistemi operativi UNIX-like, tra i quali GNU)per buildare un software da codice sorgente, sconsigliamo l&#8217;utilizzo a chi non &#8220;se n&#8217;intende&#8221;. Tuttavia, i comandi per compilare un immagine sono:</p>
<p>$ make mrproper #si prepara l'ambiente<br />
$ make gconfig #avvia un programma che permette di costruire un file .config [GUI - GTK] (Salvare il .config cliccando su "Save" nella barra delle utils. [Attenzione alla prima voce, deselezionare se l'architettura desiderata/necessaria/supportata NON è 64 bit ]<br />
$ make -jX #avvia la compilazione - argomento j: indica i core che verranno impiegati nella compilazione (consiglio 3 = due core, tempo impiegato con due core: 15 minuti , tempo impiegato con 1 core: 2 ore)<br />
$ cd arch/(architettura)/boot<br />
# make modules_install #installa i moduli del kernel 4.0.0-rc1 ( /lib/modules ,o, /usr/lib/modules)<br />
# cp bzImage /boot/vmlinuz-4.0.0-rc1 #copia il kernel in /boot (la cartella dei kernels, bootloader e ramdisk)</p>
<p>poi è necessario utilizzare un builder per le initramfs (ovvero la ramdisk, che viene eseguita dal bootloader prima di caricare il kernel), ci [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/linux-kernel-la-prossima-sara-una-major-release-4-0">Linux kernel: la prossima sarà una major release &#8211; 4.0!</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da anni ormai <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linus_Torvalds">Linus Torvalds </a> segue lo sviluppo del <a href="https://www.kernel.org/">kernel Linux </a>insieme a molti sviluppatori in tutto il mondo, grazie a un VCS, ovvero un sistema di controllo versione chiamato Git, che permette al developer di modificare il codice sorgente di un programma e inviarne le modifiche committandole, ovvero dando una motivazione delle modifiche apportate al codice, i miglioramenti (ecc ecc&#8230;) è possibile accedere al repository Git di Linux da <a href="http://git.kernel.org">qui</a> o <a href="https://github.com/torvalds/linux">qui</a> . (Git è il VCS più utilizzato al mondo per progetti open source : vedi <a href="http://www.github.com/CyanogenMod">CyanogenMod</a>, <a href="https://github.com/android">AOSP</a>, <a href="https://github.com/google">Google Engine</a>, <a href="https://github.com/facebook">Facebook</a>, e altro&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Linus, ha infatti chiesto ai suoi fan su Google+ se preferivano continuare con la numerazione 3.x(3.20) o 4.x, la maggior parte ha votato per <strong>4.0, e come promesso ecco che Linus in persona annuncia lo sviluppo di Linux 4.0 </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/linux_40rc1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7398" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/linux_40rc1-293x300.jpg" alt="linux_40rc1" width="293" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perchè si da tanta importanza a un software come un &#8220;kernel&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un kernel, spiegato in parole povere è un software che gestisce le risorse hardware e software di una macchina, è il cuore del sistema operativo, costituisce quindi una delle componenti fondamentali di un sistema operativo, senza il quale un SO non riuscirebbe a gestire correttamente le risorse. Linux è probabilmente il kernel più famoso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Linux è un sistema operativo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">NO E NO! Linux è la componente di un Sistema Operativo open source che è GNU!</p>
<p style="text-align: justify;">GNU è un insieme di software che include il kernel Linux, è quindi sbagliato definire &#8220;Debian/Arch/Fedora sistemi operativi basati su sistema operativo Linux&#8221;, è invece corretto dire che sono basati su sistema operativo GNU/Linux o che sono basati su kernel Linux</p>
<p style="text-align: justify;">Linux sta quindi per giungere alla versione 4.0, che è attualmente in sviluppo (4.0-rc1 : 22/02/2015)</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima versione di 3.x è 3.19.x</p>
<p style="text-align: justify;">Mailing List: <a href="https://lkml.org/lkml/2015/2/22/203">LKML &#8211; 4.0-rc1 out! (Firmato da Linus)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Codice sorgente: <a href="https://www.kernel.org/pub/linux/kernel/v4.x/testing/linux-4.0-rc1.tar.xz">Linux 4.0-rc1 (tarball)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Archivio Linux Kernel: <a href="https://www.kernel.org/">The Linux Kernel Archives </a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si installa un kernel da codice sorgente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">è possibile utilizzare l&#8217;utility make (presente in tutti i sistemi operativi UNIX-like, tra i quali GNU)per buildare un software da codice sorgente, sconsigliamo l&#8217;utilizzo a chi non &#8220;se n&#8217;intende&#8221;. Tuttavia, i comandi per compilare un immagine sono:</p>
<pre>$ make mrproper #si prepara l'ambiente
$ make gconfig #avvia un programma che permette di costruire un file .config [GUI - GTK] (Salvare il .config cliccando su "Save" nella barra delle utils. [Attenzione alla prima voce, deselezionare se l'architettura desiderata/necessaria/supportata NON è 64 bit ]
$ make -jX #avvia la compilazione - argomento j: indica i core che verranno impiegati nella compilazione (consiglio 3 = due core, tempo impiegato con due core: 15 minuti , tempo impiegato con 1 core: 2 ore)
$ cd arch/(architettura)/boot
# make modules_install #installa i moduli del kernel 4.0.0-rc1 ( /lib/modules ,o, /usr/lib/modules)
# cp bzImage /boot/vmlinuz-4.0.0-rc1 #copia il kernel in /boot (la cartella dei kernels, bootloader e ramdisk)
</pre>
<p>poi è necessario utilizzare un builder per le initramfs (ovvero la ramdisk, che viene eseguita dal bootloader prima di caricare il kernel), ci sono tools differenti per ogni distro (ad esempio per Arch Linux esiste</p>
<pre>mkinitcpio</pre>
<p>), search the web! Quindi l&#8217;immagine ottenuta ( estensione *.img) dovrà essere copiata in /boot (#)</p>
<p>in fine, dopo aver copiato la ramdisk in /boot, è necessario aggiornare il bootloader (è possibile aggiornare il bootloader GRUB con il seguente comando)</p>
<pre># grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg</pre>
<p>se dual-boot [Non necessario se non dual-boot e/o il bootloader è GRUB]</p>
<pre># grub-install /dev/sdX #dove X è la lettera finale del vostro HDD/SSD dove verrà installato GRUB</pre>
<p>dopo, rieseguite l&#8217;aggiornamento del file grub.cfg come descritto sopra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando Linux 4.0 uscirà?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è possibile saperlo, <del>probabilmente dalle 3 alle 6 settimane</del> <strong>si parla di Giugno-Luglio 2015</strong><del> </del></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non sono un developer o comunque non sono esperto&#8230; tempi di aggiornamento per le varie distribuzioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dal fatto che ogni distro GNU/Linux ha un suo kernel non-vanilla/stock, bensì un kernel modificato per le varie distribuzioni i tempi di attesa (secondo me) saranno:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Arch Linux</strong>/derivate: nel giro di qualche settimana ( o addirittura giorni)</li>
<li><strong>Red Hat</strong>/derivate: nel giro di due &#8211; massimo tre settimane</li>
<li><strong>Ubuntu</strong>/derivate: nel giro di due &#8211; quattro settimane</li>
<li><strong>Debian</strong>/derivate: non saprei. Debian = stabilità (basta vedere che Debian 7.8 esegue 3.16/3.14/3.13 (non ricordo da quando sono passato a Arch)</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Come vedete ho separato Ubuntu da Debian, non perchè Ubuntu non sia basato su Debian, bensì perchè Ubuntu segue un rilascio diciamo più veloce dei kernel rispetto a Debian.</p>
<p style="text-align: justify;">*Versione più recente per OS Android: <strong>3.4.x</strong> (spero che Google si decida ad aggiornare a questa major release del kernel&#8230;)*</p>
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		</item>
		<item>
		<title>UGOOS UT3S: TV Box Android &#8211; Linux in Dual Boot (111€)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2015 08:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[GearBest]]></category>
		<category><![CDATA[Offerta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">UGOOS UT3S, di cui non sapevo l&#8217;esistenza, è probabilmente tra i box TV più potenti in commercio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si trova in due versioni, una blu, una rossa. Le caratteristiche sono più o meno simili, difatti si differenziano soltanto per la RAM e per la memoria interna: nella versione blu &#8211; quella più economica &#8211; abbiamo una RAM da 2GB e 16GB eMMC; nella seconda configurazione, quella rossa, ci ritroviamo invece con 4GB di RAM e ben 32GB di memoria interna. Entrambi supportano le microSD, fino a 32GB.</p>
<p style="text-align: justify;">Dimensioni, peso, CPU, GPU e tutto il resto, come anticipato, sono uguali su entrambe le configurazioni e sono le seguenti:<br />
la CPU è una Rockchip RK3288 Quad Core @1.8GHz con dissipatore che permette addirittura l&#8217;overclock, la GPU una Mali-T764. Il peso totale è di 1Kg, mentre le dimensioni &#8211; in cm &#8211; sono 11.5 x 11.5 x 2.0. È dotato di antenna WiFi (intercambiabile) e Bluetooth 4.0, una porta LAN e ben 4 porte USB 2.0, che possono fungere da OTG.</p>
<p style="text-align: justify;">I formati supportati sono praticamente tutti e tramite HDMI è possibile anche riprodurre video a 4k. Sono ovviamente supportati Miracast e DLNA</p>
<p style="text-align: justify;">Una caratteristica sicuramente molto interessante è il dual boot Android &#8211; Linux, precisamente Android 4.4.4 (che se ho ben capito, è possibile aggiornarla) e Ubuntu 14.10. È possibile passare da un sistema all&#8217;altro tramite l&#8217;applicazione dedicata.</p>
<p style="text-align: justify;">La memoria interna è suddivisa in due parti e sarà l&#8217;utente a decidere quale taglio sarà dedicato alle app e quale ai dati, tramite le impostazioni. Impostazioni ricche, che permettono di personalizzare molti aspetti (anche hardware) di UGOOS UT3S, e di attivare semplicemente il root senza effettuare complesse procedure o usare applicazioni di terze parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò è solo un quadro generale che, in qualche modo, può rappresentare questo box TV economico, ma potente e con mille risorse. Se ne volete sapere di più, vi consiglio vivamente di guardare la video recensione di HDblog, nella quale viene analizzato da vicino e testato per bene (50k Antutu in overclock). Dopo il video trovate i link e i coupon per acquistarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scatola, oltre al box TV, trovate il telecomando, l&#8217;adattatore, il cavetto HDMI, il cavetto di alimentazione e l&#8217;antenna WiFi.
</p>
<p style="text-align: justify;">La configurazione più economica, quella blu da 2GB di RAM, costa 130.90€, ma potete acquistarla a 111.33 utilizzando il coupon UT3S: Link<br />
La versione rossa da 4GB di RAM, invece, è disponibile a 148.47€ invece di 166.04 con lo stesso coupon: Link</p>
<p style="text-align: justify;">Nota: Entrambi sono disponibili nelle versioni EU e US, ovviamente bisogna selezionare EU prima di aggiungere al carrello.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/ugoos-ut3s-tv-box-android-linux-dual-boot-111e">UGOOS UT3S: TV Box Android &#8211; Linux in Dual Boot (111€)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>UGOOS UT3S</strong>, di cui non sapevo l&#8217;esistenza, è probabilmente tra i box TV più potenti in commercio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si trova in due versioni, una blu, una rossa. Le caratteristiche sono più o meno simili, difatti si differenziano soltanto per la RAM e per la memoria interna: nella versione blu &#8211; quella più economica &#8211; abbiamo una RAM da 2GB e 16GB eMMC; nella seconda configurazione, quella rossa, ci ritroviamo invece con <strong>4GB </strong>di RAM e ben <strong>32GB</strong> di memoria interna. Entrambi supportano le microSD, fino a 32GB.</p>
<p style="text-align: justify;">Dimensioni, peso, CPU, GPU e tutto il resto, come anticipato, sono uguali su entrambe le configurazioni e sono le seguenti:<br />
la CPU è una Rockchip RK3288 Quad Core @1.8GHz <b>con dissipatore </b>che permette addirittura l&#8217;overclock, la GPU una Mali-T764. Il peso totale è di 1Kg, mentre le dimensioni &#8211; in cm &#8211; sono 11.5 x 11.5 x 2.0. È dotato di antenna WiFi (intercambiabile) e Bluetooth 4.0, una porta LAN e ben 4 porte USB 2.0, che possono fungere da OTG.</p>
<p style="text-align: justify;">I formati supportati sono praticamente tutti e tramite HDMI è possibile anche riprodurre video a <strong>4k</strong>. Sono ovviamente supportati Miracast e DLNA</p>
<p style="text-align: justify;">Una caratteristica sicuramente molto interessante è il dual boot Android &#8211; Linux, precisamente Android 4.4.4 (che se ho ben capito, è possibile aggiornarla) e <strong>Ubuntu 14.10</strong>. È possibile passare da un sistema all&#8217;altro tramite l&#8217;applicazione dedicata.</p>
<p style="text-align: justify;">La memoria interna è suddivisa in due parti e sarà l&#8217;utente a decidere quale <em>taglio</em> sarà dedicato alle app e quale ai dati, tramite le impostazioni. Impostazioni ricche, che permettono di personalizzare molti aspetti (anche hardware) di UGOOS UT3S, e di attivare semplicemente il root senza effettuare complesse procedure o usare applicazioni di terze parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò è solo un quadro generale che, in qualche modo, può rappresentare questo box TV economico, ma potente e con mille risorse. Se ne volete sapere di più, vi consiglio vivamente di guardare la video recensione di HDblog, nella quale viene analizzato da vicino e testato per bene (50k Antutu in overclock). Dopo il video trovate i link e i coupon per acquistarlo.</p>
<div class="video-container"><iframe width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/4U_b4Zr9NTo?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p style="text-align: justify;">Nella scatola, oltre al box TV, trovate il telecomando, l&#8217;adattatore, il cavetto HDMI, il cavetto di alimentazione e l&#8217;antenna WiFi.<br />
<a href="http://des.gearbest.com/uploads/2015/201501/heditor/201501201619035236.jpg"><img class="aligncenter" src="http://des.gearbest.com/uploads/2015/201501/heditor/201501201619035236.jpg" alt="" width="100%" height="auto" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La configurazione più economica, quella blu da 2GB di RAM, costa 130.90€, ma potete acquistarla a <strong>111.33</strong> utilizzando il coupon <strong>UT3S</strong>: <a title="UGOOS UT3S" href="http://goo.gl/OpR1Ap" target="_blank">Link<br />
</a>La versione rossa da 4GB di RAM, invece, è disponibile a <strong>148.47€</strong> invece di 166.04 con lo stesso coupon: <a title="UGOOS UT3S rossa" href="http://goo.gl/MFfQSX" target="_blank">Link</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nota: </strong>Entrambi sono disponibili nelle versioni EU e US, ovviamente bisogna selezionare EU prima di aggiungere al carrello.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>JuiceSSH e OpenSSH &#8211; Impostare SSH e Controllare il PC da remoto con Android (e in locale)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/juicessh-e-openssh-impostare-ssh-e-controllare-il-pc-da-remoto-con-android-e-locale</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 14:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[cli]]></category>
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		<category><![CDATA[remote]]></category>
		<category><![CDATA[ssh]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=7212</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi è mai capitato di aver lasciato il computer di casa acceso, volete spegnerlo, ma non potete perchè ormai siete lontani da casa?</p>
<p style="text-align: justify;">Beh&#8230; Ora puoi farlo grazie a Secure SHell (SSH)!</p>
<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è SecureSHell?</p>
<p style="text-align: justify;">Secure Shell è un protocollo che serve per far interagire due computer tra di loro, usato per accedere a una shell (testuale) remota o locale del PC che desideriamo &#8220;spegnere&#8221;, come nel caso descritto prima.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sicura?</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizza una connessione criptata per le comunicazioni tra i due dispositivi.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile trasferire files?</p>
<p style="text-align: justify;">Si, con server SFTP, ad esempio. (Lo vedremo sicuramente in un altro articolo.)</p>
<p style="text-align: justify;">OpenSSH e SSH&#8230; Cosa cambia?<br />
SSH è sviluppata dall&#8217;azienda che ha sviluppato il protocollo, ed è un programma closed source, OpenSSH è un programma open source che sfrutta il protocollo SSH</p>
<p style="text-align: justify;">In molti confondono OpenSSH e OpenSSL&#8230;Giusto o sbagliato?</p>
<p style="text-align: justify;">Sbagliato. Nonostante i nomi siano moltissimo simili, hanno scopi diversi (SSL è il protocollo di sicurezza utilizzato per i siti web ad esempio (https) [vedi Facebook, usa una connessione criptata per &#8220;camuffare&#8221; i dati di login e non che transitano in una rete (Intercepter-NG per Android, WireShark o altri sniffer non saranno in grado di rilevare le password&#8230; O vengono restituite sotto forma di algoritmo MD5)], ma l&#8217;obiettivo dei due progetti è lo stesso: fornire software open source, e magari un supporto migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con la guida</p>
<p style="text-align: justify;">1) Cosa serve</p>
<p style="text-align: justify;">OpenSSH per GNU/Linux:</p>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Debian-based</p>
<p> # apt-get install openssh</p>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Red Hat-based</p>
<p> # yum install openssh</p>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Arch Linux-based</p>
<p> # pacman -S openssh</p>
<p style="text-align: justify;">JuiceSSH per dispositivi Android:</p>
<p style="text-align: justify;"> Play Store &#124; JuiceSSH &#8211; SSH Client for Android </p>
<p style="text-align: justify;">2) Configuriamo OpenSSH</p>
<p style="text-align: justify;">In questa guida verrà utilizzato Arch Linux, verranno mostrati i comandi da utilizzati per altre distribuzioni </p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Verifichiamo che le configurazioni  /etc/ssh/ssh_config  e  /etc/ssh/sshd_config  siano presenti con il comando</p>
<p> # nano /etc/ssh/ssh_config</p>
<p style="text-align: justify;">e</p>
<p> # nano /etc/ssh/sshd_config</p>
<p style="text-align: justify;">consiglio di aggiungere le righe  AllowUser nome_utente  e  PermitRootLogin valore (yes o no) per impostare gli utenti che potranno accedere da remoto e se l&#8217;utente root potrà accedervi in remoto (scelta non consigliata, ma non potrete eseguire operazioni amministrative )</p>
<p style="text-align: justify;"> 3) Impostiamo OpenSSH (sshd) per essere avviato all&#8217;accensione del PC<br />
per distribuzioni che utilizzano Systemd come &#8220;gestore di sistema&#8221;, poi riavviamo:</p>
<p> # systemctl enable sshd<br />
 # reboot</p>
<p style="text-align: justify;">ora sshd (il gestore delle connessioni e richieste per ssh) è configurato e pronto all&#8217;utilizzo!</p>
<p style="text-align: justify;">per  riavviare/interrompere/avviare il daemon ssh è sufficiente eseguire</p>
<p> # systemctl (restart/stop/start) sshd</p>
<p style="text-align: justify;">oppure</p>
<p> # service sshd (start/stop/restart)</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori info: Wiki ArchLinux &#8211; OpenSSH<br />
 Ora avete due opzioni<br />
1) Vi connettete al vostro PC da remoto/locale con una shell testuale di un PC GNU/Linux con la sintassi:</p>
<p> ssh indirizzo_locale</p>
<p style="text-align: justify;">(vedremo dopo come fare per collegarci in remoto )</p>
<p style="text-align: justify;">oppure, sempre da Computer, utilizzare un altro tool, magari GUI (anche per Windows)<br />
2) [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/juicessh-e-openssh-impostare-ssh-e-controllare-il-pc-da-remoto-con-android-e-locale">JuiceSSH e OpenSSH &#8211; Impostare SSH e Controllare il PC da remoto con Android (e in locale)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi è mai capitato di aver lasciato il computer di casa acceso, volete spegnerlo, ma non potete perchè ormai siete lontani da casa?</p>
<p style="text-align: justify;">Beh&#8230; Ora puoi farlo grazie a Secure SHell (SSH)!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cos&#8217;è SecureSHell?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secure Shell è un protocollo che serve per far interagire due computer tra di loro, usato per accedere a una shell (testuale) remota o locale del PC che desideriamo &#8220;spegnere&#8221;, come nel caso descritto prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; sicura?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Utilizza una connessione criptata per le comunicazioni tra i due dispositivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; possibile trasferire files?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si, con server SFTP, ad esempio. (Lo vedremo sicuramente in un altro articolo.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OpenSSH e SSH&#8230; Cosa cambia?<br />
</strong>SSH è sviluppata dall&#8217;azienda che ha sviluppato il protocollo, ed è un programma closed source, OpenSSH è un programma open source che sfrutta il protocollo SSH</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In molti confondono OpenSSH e OpenSSL&#8230;Giusto o sbagliato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sbagliato. Nonostante i nomi siano moltissimo simili, hanno scopi diversi (SSL è il protocollo di sicurezza utilizzato per i siti web ad esempio (https) [vedi Facebook, usa una connessione criptata per &#8220;camuffare&#8221; i dati di login e non che transitano in una rete (<a href="/pentesting-androidpassword-sniffing-intercepter-ng">Intercepter-NG per Android</a>, WireShark o altri sniffer non saranno in grado di rilevare le password&#8230; O vengono restituite sotto forma di algoritmo MD5)], ma l&#8217;obiettivo dei due progetti è lo stesso: fornire software open source, e magari un supporto migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline; color: orange;">Cominciamo con la guida</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Cosa serve</strong></p>
<p style="text-align: justify;">OpenSSH per GNU/Linux:</p>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Debian-based</p>
<pre> # apt-get install openssh</pre>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Red Hat-based</p>
<pre> # yum install openssh</pre>
<p style="text-align: justify;">Distribuzioni Arch Linux-based</p>
<pre> # pacman -S openssh</pre>
<p style="text-align: justify;">JuiceSSH per dispositivi Android:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.sonelli.juicessh&amp;hl=it" target="_blank"> Play Store | JuiceSSH &#8211; SSH Client for Android </a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Configuriamo OpenSSH</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><i>In questa guida verrà utilizzato Arch Linux, verranno mostrati i comandi da utilizzati per altre distribuzioni </i></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/ssh_config_verify.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7214" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/ssh_config_verify-300x164.jpg" alt="ssh_config_verify" width="300" height="164" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Verifichiamo che le configurazioni <code> /etc/ssh/ssh_config </code> e <code> /etc/ssh/sshd_config </code> siano presenti con il comando</p>
<pre> # nano /etc/ssh/ssh_config</pre>
<p style="text-align: justify;">e</p>
<pre> # nano /etc/ssh/sshd_config</pre>
<p style="text-align: justify;">consiglio di aggiungere le righe <code> AllowUser <i>nome_utente</i> </code> e <code> PermitRootLogin <i>valore (yes o no)</i></code> per impostare gli utenti che potranno accedere da remoto e se l&#8217;utente root potrà accedervi in remoto (scelta non consigliata, ma non potrete eseguire operazioni amministrative )</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> 3) Impostiamo OpenSSH (sshd) per essere avviato all&#8217;accensione del PC </strong><br />
per distribuzioni che utilizzano Systemd come &#8220;gestore di sistema&#8221;, poi riavviamo:</p>
<pre> # systemctl enable sshd</pre>
<pre> # reboot</pre>
<p style="text-align: justify;">ora sshd (il gestore delle connessioni e richieste per ssh) è configurato e pronto all&#8217;utilizzo!</p>
<p style="text-align: justify;">per <i> riavviare/interrompere/avviare</i> il daemon ssh è sufficiente eseguire</p>
<pre> # systemctl (restart/stop/start) sshd</pre>
<p style="text-align: justify;">oppure</p>
<pre> # service sshd (start/stop/restart)</pre>
<p style="text-align: justify;">Maggiori info: <a href="https://wiki.archlinux.org/index.php/Secure_Shell_%28Italiano%29">Wiki ArchLinux &#8211; OpenSSH</a><br />
<strong> Ora avete due opzioni </strong><br />
1) Vi connettete al vostro PC da remoto/locale con una shell testuale di un PC GNU/Linux con la sintassi:</p>
<pre> ssh <i>indirizzo_locale</i></pre>
<p style="text-align: justify;">(<i>vedremo dopo come fare per collegarci in remoto </i>)</p>
<p style="text-align: justify;">oppure, sempre da Computer, utilizzare un altro tool, magari GUI (anche per Windows)<br />
2) Utilizzare JuiceSSH per il vostro dispositivo Android</p>
<ul style="text-align: justify;">
<ul>
<ul>
<li>    Dal menù principale<a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/juicessh_mainmenu.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7215" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/juicessh_mainmenu-169x300.jpeg" alt="juicessh_mainmenu" width="169" height="300" /></a>Selezioniamo &#8220;<em>Connections</em>&#8220;</li>
<li>Premiamo sul + in basso per aggiungere un server e compiliamo i parametri<a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/connections_menu_juicessh.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7216" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/connections_menu_juicessh-169x300.jpeg" alt="connections_menu_juicessh" width="169" height="300" /></a><i>Nota: da questa activity è possibile aggiungere server, gestirli e connettere a questi. E&#8217; inoltre possibile definire delle identità che vedremo in seguito, per il port forwarding: serve JuiceSSH pro</i>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/juicessh_new_connection.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7217" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/juicessh_new_connection-169x300.jpg" alt="juicessh_new_connection" width="169" height="300" /></a><em>Qui è possibile inserire un nome per la connessione, il tipo e l&#8217; indirizzo IP, l&#8217;identità ( è possibile configurarne una nuova o utilizzare una delle presenti nel database), la porta (che è la 22), poi è sufficiente premere il tick in alto a destra per completare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>dal menù delle connessioni, cliccare su quella appena configurata per connettervi al server (o al vostro PC)<br />
<a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/connecting_shell.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7218" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/connecting_shell-169x300.jpeg" alt="connecting_shell" width="169" height="300" /></a></li>
<li>Eseguite comandi sulla shell remota dal terminale JuiceSSH<a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/shell.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7219" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/shell-168x300.jpeg" alt="shell" width="168" height="300" /></a><em>come vedremo, il prompt, il profilo Bash sono identici a quelli del computer (basta confrontarli con il terminale GNOME o XTerm)</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Identità</strong></p>
<p>Le identità servono a definire l&#8217;utente con cui loggarsi nei server(comodo per non scrivere sempre la password), è possibile gestirle dal tab vicino a Connections nella activity del primo elemento nel menù principale &#8220;Connections&#8221;</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/users_juicessh.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7220" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/users_juicessh-169x300.jpeg" alt="users_juicessh" width="169" height="300" /></a> è sufficiente cliccare + per aggiungerne un altra, cliccate sull&#8217;identità corrente per modificarla</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/update_user_identity.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7221" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/update_user_identity-169x300.jpeg" alt="update_user_identity" width="169" height="300" /></a>è possibile anche aggiungere dei plugins, quello che ho trovato più utile è performance monitor, e si scarica aprendo&#8221;plugins&#8221; dal menù principale, ce ne sono molte altre&#8230;</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/plugins_activity_juicessh.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7222" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/plugins_activity_juicessh-169x300.jpeg" alt="plugins_activity_juicessh" width="169" height="300" /></a><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/plugin_monitor_juicessh.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7223" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/plugin_monitor_juicessh-169x300.jpeg" alt="plugin_monitor_juicessh" width="169" height="300" /></a><em>questo è il plugin performance-monitor che come si intuisce dal nome, ci mostra l&#8217;usage del PC connesso tramite SSH. Per aprirlo è sufficiente andare nel menù plugins e tappare &#8220;open&#8221; in performance monitor. Per mostrare l&#8217;attività del nostro computer basta eseguire &#8220;Connect&#8221; in basso e attendere che la connessione tramite SSH avvenga. In alto, nella action bar c&#8217;è uno spinner (menù a tendina) che ci mostra i server memorizzati nel nostro database.</em></p>
<p>Per avviare una connessione SSH remota, non in locale, cioè nella stessa rete, è necessario avere</p>
<ul>
<li>Il nostro IP WAN (IP Esterno)</li>
<li>l&#8217;IP locale del PC nel quale è in esecuzione SSH e SSHD</li>
<li>Accedere al menù di configurazione del nostro router</li>
</ul>
<p>per ottenere il nostro IP Esterno, andiamo nel sito <a href="http://tracemyip.org">TraceMyIp</a> e scriviamocelo da qualche parte, (nota: <i> se l&#8217;indirizzo IP non è statico, questo cambierà quindi la connessione dovrà essere reimpostata</i>), dal menù del nostro router (accessibile dal browser attraverso l&#8217;indirizzo IP del router (di solito 192.168.1.1 o 192.168.1.0 o 192.168.0.1), accedere ai dispositivi connessi, dovrebbe essere mostrato l&#8217;hostname del PC, scriviamo anche quell&#8217;IP (locale) (di solito 192.168.1.x o 192.168.x.y). Poi cerchiamo voci quali &#8220;Server virtuale o virtual server&#8221; o &#8220;Port forwarding&#8221;, bene ora è necessario scrivere l&#8217;IP locale della macchina, inserire la porta 22, protocollo TCP per l&#8217;esterno e l&#8217;interno.</p>
<p>Ora, in JuiceSSH o un client SSH (remoto) sarà necessario scrivere l&#8217;IP esterno della nostra rete per connetterci al server(cioè il nostro PC).</li>
</ul>
</ul>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>[Guida] Hotspot Vodafone gratuito!</title>
		<link>http://www.inthebit.it/guida-hotspot-vodafone-gratuito</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/guida-hotspot-vodafone-gratuito#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 20:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[PC/Internet]]></category>
		<category><![CDATA[adb]]></category>
		<category><![CDATA[Gratis]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[terminale]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6924</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sappiamo tutti (purtroppo) che la Vodafone ci fa pagare 4 euro al giorno non appena condividiamo la nostra connessione internet. Fortunatamente possiamo ovviare a questo problema, e per farlo ci sono più metodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa, per esempio, ho spiegato come usare il Tethering (USB) Vodafone gratuitamente, tramite un&#8217;applicazione: Tether. Nello stesso post ho promesso che avrei fatto un&#8217;ulteriore guida per far funzionare l&#8217;Hotspot, esattamente modificando gli APN. In realtà, con la modifica degli APN, funzionerà anche il Tethering USB (o Bluetooth), con il vantaggio che non sarà necessario usare applicazioni, le quali &#8211; come nel caso di Tether &#8211; hanno limitazioni e spesso sono a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La modifica dell&#8217;APN è molto veloce e semplice, anche per un neofita del mondo Android, ma a quanto pare non è efficace su tutti i dispositivi (o ROM, probabilmente). Sul mio dispositivo, infatti, è stata inutile, e lo stesso sullo smartphone di un amico. In un altro caso, invece, ha funzionato.<br />
Detto questo, dopo aver spiegato come modificare gli APN, vedremo un metodo alternativo, ovvero tramite ADB.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Modifica APN</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di iniziare, è opportuno attivare il Servizio di blocco internet da PC dal sito Vodafone o direttamente dall&#8217;applicazione dedicata: My Vodafone. Non è necessario, ma farlo non costa nulla, anzi, risparmieremo i nostri 4 euro se la configurazione dovesse andare male. Il modo più semplice e immediato è tramite app, ecco come fare:</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver effettuato l&#8217;accesso in My Vodafone, nel menu sulla sinistra, devi selezionare Gestisci Offerte, quindi Altri servizi e scorrere fino a trovare la voce Blocco Internet da PC. Premi &#8220;Attiva&#8221; e attendi l&#8217;SMS di avvenuta attivazione prima di procedere con il prossimo step.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato l&#8217;SMS di conferma, possiamo proseguire con la configurazione degli APN. Per prima cosa, vai nelle Impostazioni -&#62; Reti mobili, adesso apri la voce Nomi punti di accesso (APN). Qui dovresti trovare due APN relativi a Vodafone, i quali hanno nella loro descrizione i seguenti &#8216;indirizzi': mobile.vodafone.it e web.omintel.it. Quest&#8217;ultimo bisogna cancellarlo; questo APN viene infatti attivato quando usiamo il nostro smartphone come Hotspot o Tethering. Dopo averlo cancellato, apri mobile.vodafone.it e, tra tutte le voci, trova Tipo APN; seleziona questa voce, quindi aggiungi &#8220;,dun&#8221; (senza virgolette &#8211; immagine seguente) e salva. Adesso riavvia il telefono, attiva l&#8217;Hotspot e condividi la tua connessione senza pensieri! </p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Modifica tramite ADB</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho già anticipato, la procedura appena descritta non funziona su tutti gli smartphone.<br />
In questo caso, bisogna procedere con un metodo un po&#8217; più complicato, ma neanche tanto per chi ha dimestichezza con ADB. Difatti sono sufficienti 2 semplici comandi per avere l&#8217;Hotspot Vodafone gratuito; non è necessario che i permessi di root siano attivi. Infine, come nel caso precedente, sarebbe opportuno attivare i servizi Vodafone per bloccare Internet da PC.</p>
<p style="text-align: justify;">ADB (Android Debug Bridge), per farla semplice, è un tool per comunicare con un dispositivo Android. Tramite un terminale, con ADB possiamo eseguire comandi per ottenere determinate azioni, come: ottenere informazioni relative al nostro device; effettuare il root; installare ROM, etc o effettuare varie modifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non hai capito qualche termine sopracitato, probabilmente è [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/guida-hotspot-vodafone-gratuito">[Guida] Hotspot Vodafone gratuito!</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sappiamo tutti (purtroppo) che la <strong>Vodafone ci fa pagare 4 euro</strong> al giorno non appena condividiamo la nostra connessione internet. Fortunatamente possiamo ovviare a questo problema, e per farlo ci sono più metodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa, per esempio, <a title="Tethering Vodafone gratis" href="/tethering-vodafone-gratis/" target="_blank">ho spiegato come usare il Tethering (USB) Vodafone gratuitamente</a>, tramite un&#8217;applicazione: <strong>Tether</strong>. Nello stesso post ho promesso che avrei fatto un&#8217;ulteriore guida per far funzionare l&#8217;<strong>Hotspot</strong>, esattamente modificando gli <strong>APN</strong>. In realtà, con la modifica degli APN, funzionerà anche il Tethering USB (o Bluetooth), con il vantaggio che non sarà necessario usare applicazioni, le quali &#8211; come nel caso di Tether &#8211; hanno limitazioni e spesso sono a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La modifica dell&#8217;APN è molto veloce e semplice, anche per un neofita del mondo Android, ma a quanto pare non è efficace su tutti i dispositivi (o ROM, probabilmente). Sul mio dispositivo, infatti, è stata inutile, e lo stesso sullo smartphone di un amico. In un altro caso, invece, ha funzionato.<br />
Detto questo, dopo aver spiegato come modificare gli APN, vedremo un metodo alternativo, ovvero tramite <strong>ADB</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><div id="modificaapn" class="content-section-divider" data-label="Modifica APN"></div></p>
<h2 style="text-align: justify;">Modifica APN</h2>
<p style="text-align: justify;">Prima di iniziare, è opportuno attivare il Servizio di blocco internet da PC dal sito Vodafone o direttamente dall&#8217;applicazione dedicata: <strong>My Vodafone</strong>. Non è necessario, ma farlo non costa nulla, anzi, risparmieremo i nostri 4 euro se la configurazione dovesse andare male. Il modo più semplice e immediato è tramite app, ecco come fare:</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver effettuato l&#8217;accesso in My Vodafone, nel menu sulla sinistra, devi selezionare <strong>Gestisci Offerte</strong>, quindi <strong>Altri servizi </strong>e scorrere fino a trovare la voce <strong>Blocco Internet da PC</strong>. Premi &#8220;Attiva&#8221; e attendi l&#8217;SMS di avvenuta attivazione prima di procedere con il prossimo step.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato l&#8217;SMS di conferma, possiamo proseguire con la configurazione degli APN. Per prima cosa, vai nelle Impostazioni -&gt; Reti mobili, adesso apri la voce <strong>Nomi punti di accesso (APN)</strong>. Qui dovresti trovare due APN relativi a Vodafone, i quali hanno nella loro descrizione i seguenti &#8216;indirizzi': <em>mobile.vodafone.it </em>e <em>web.omintel.it</em>. <span style="text-decoration: underline;">Quest&#8217;ultimo bisogna cancellarlo</span>; questo APN viene infatti attivato quando usiamo il nostro smartphone come Hotspot o Tethering. Dopo averlo cancellato, apri mobile.vodafone.it e, tra tutte le voci, trova <strong>Tipo APN</strong>; seleziona questa voce, quindi aggiungi &#8220;<strong>,dun</strong>&#8221; (senza virgolette &#8211; immagine seguente) e salva. Adesso riavvia il telefono, attiva l&#8217;Hotspot e condividi la tua connessione senza pensieri! <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /></p>
<table class=" aligncenter" style="height: auto;" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-apn.jpg"><img class="aligncenter wp-image-6982" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-apn.jpg" alt="hotspot-vodafone-gratuito-apn" width="100%" height="auto" /></a></td>
<td><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-apn-1.jpg"><img class="aligncenter wp-image-6983" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-apn-1.jpg" alt="hotspot-vodafone-gratuito-apn-1" width="100%" height="auto" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><div id="modificatramiteadb" class="content-section-divider" data-label="Modifica tramite ADB"></div></p>
<h2>Modifica tramite ADB</h2>
<p style="text-align: justify;">Come ho già anticipato, la procedura appena descritta non funziona su tutti gli smartphone.<br />
In questo caso, bisogna procedere con un metodo un po&#8217; più complicato, ma neanche tanto per chi ha dimestichezza con ADB. Difatti sono sufficienti 2 semplici comandi per avere l&#8217;Hotspot Vodafone gratuito; non è necessario che i permessi di root siano attivi. Infine, come nel caso precedente, sarebbe opportuno attivare i servizi Vodafone per bloccare Internet da PC.</p>
<p style="text-align: justify;">ADB (Android Debug Bridge), per farla semplice, è un tool per comunicare con un dispositivo Android. Tramite un terminale, con ADB possiamo eseguire comandi per ottenere determinate azioni, come: ottenere informazioni relative al nostro device; effettuare il root; installare ROM, etc o effettuare varie modifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non hai capito qualche termine sopracitato, probabilmente è meglio leggere qualche guida a riguardo; tuttavia spiegherò cosa bisognerà fare, così che anche il meno esperto possa capire senza difficoltà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Installazione</h3>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Windows:</strong> Su Windows, oltre ad ADB, è necessario installare anche i driver del proprio smartphone. Per facilitare l&#8217;operazione, su XDA esiste un tool che, lanciandolo con i privilegi di amministratore, installa tutto il necessario in una manciata di secondi, così il PC sarà pronto a comunicare con il tuo dispositivo Android.<br />
<strong>ADB Installer |</strong> <a title="ADB Installer" href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2588979" target="_blank">Download</a></li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Linux:</strong> Di solito &#8211; soprattutto su Ubuntu &#8211; è sufficiente digitare il comando
<pre>sudo apt-get install android-tools-adb android-tools-fastboot</pre>
<p>per installare e far funzionare adb. Non sono necessari driver aggiuntivi. Se la tua distribuzione non dovesse avere i repository, basta aggiungerli e installare adb tramite i due comandi seguenti:</p>
<pre>sudo add-apt-repository ppa:phablet-team/tools &amp;&amp; sudo apt-get update
sudo apt-get install android-tools-adb android-tools-fastboot</pre>
</li>
</ul>
<p>Dopo l&#8217;installazione, dobbiamo &#8216;preparare&#8217; il nostro dispositivo.<br />
Affinché ADB funzioni, bisogna attivare il <strong>Debug USB</strong>; per far ciò, è necessario avere attive le <em>Opzioni sviluppatore</em>. Se sono attive, puoi saltare questo passaggio</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Entra nelle Impostazioni, scorri fino alla fine e apri <strong>Info sul telefono</strong>, quindi &#8216;tappa&#8217; più volte e velocemente sulla voce <strong>Numero build</strong> fino a quando verrà visualizzato un messaggio che ti informerà che le Opzioni sviluppatore sono state attivate.</li>
<li style="text-align: justify;">Torna indietro, nelle Impostazioni, e sopra l&#8217;opzione &#8216;Info sul telefono&#8217; troverai un nuovo menu: &#8216;Opzioni sviluppatore';</li>
<li style="text-align: justify;">accedi e attiva l&#8217;opzione &#8216;Debug USB&#8217;.</li>
</ul>
<table style="width: 100%;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug.jpg"><img class="aligncenter wp-image-6987" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug.jpg" alt="hotspot-vodafone-gratuito-debug" width="100%" height="auto" /></a></td>
<td><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-6986" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug-1.jpg" alt="hotspot-vodafone-gratuito-debug-1" width="100%" height="auto" /></a></td>
<td><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-6985" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-debug-2.jpg" alt="hotspot-vodafone-gratuito-debug-2" width="100%" height="auto" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>Procedimento</h3>
<p style="text-align: justify;">Adesso è tutto pronto, verifichiamo che ADB comunichi con Android.<br />
Apriamo il <em>prompt dei comandi</em> su Windows; il terminale su Linux. Colleghiamo il nostro dispositivo al PC, quindi nel terminale digitiamo:</p>
<pre>adb devices</pre>
<p style="text-align: justify;">Se appare un messaggio simile a quello dell&#8217;immagine seguente, significa che ADB riconosce il dispositivo, quindi sarà possibile proseguire con i comandi che seguiranno. Se non viene riconosciuto, verificate di aver fatto tutti i passaggi correttamente.<br />
<strong>Nota:</strong> Android chiederà se associare il PC al dispositivo. Confermate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-adb.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6980" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/hotspot-vodafone-gratuito-adb.jpg" alt="hotspot vodafone gratuito InTheBit" width="816" height="480" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>adb shell
settings get global tether_dun_required</pre>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;ultimo comando dovrebbe restituire un valore:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>null</strong> o <strong>1</strong>: stanno ad indicare che il nostro operatore sa che stiamo usando l&#8217;hotspot, ergo paghiamo.</li>
<li><b>o</b>: il nostro operatore non sa che stiamo utilizzando l&#8217;hotspot.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Si deduce facilmente che il valore deve essere impostato su 0. Se lo è, ovviamente, il tethering/hotspot è già funzionante, ma se stai seguendo questa guida, sicuramente il valore sarà diverso da 0. Può anche darsi che il comando generi un <strong>Warning</strong> simile a questo<br />
<div class="alert alert-dismissable alert-warning">Warning: linker: app_process has text relocations. This is wasting memory and is a security risk. Please fix. </div></p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna paura, prosegui ugualmente. Per portare il valore a 0, digita il seguente comando nel terminale:</p>
<pre>settings put global tether_dun_required 0</pre>
<p style="text-align: justify;">Fatto ciò, esci con il comando &#8216;exit&#8217;, scollega lo smartphone dal PC e riavvia. All&#8217;avvio avrai hotspot e tethering funzionanti, senza spendere un centesimo! <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questo metodo dovrebbe funzionare su qualsiasi dispositivo, con qualsiasi versione di Android. L&#8217;articolo è stato creato prendendo spunto da più risorse su vari forum.</p>
<p style="text-align: justify;">Dispositivi testati:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Xiaomi Mi2, WIUI 4.4.4</li>
<li style="text-align: justify;">Nexus 4 Android 5.0 Lollipop</li>
</ul>
<p>Segnalaci il tuo dispositivo e la tua versione Android!</p>
<p>Questa soluzione è stata utile? Conoscete metodi alternativi? Fatemi sapere con un commento!</p>
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		</item>
		<item>
		<title>[Toolkit] LinuxCleaner: pulizia completa della vostra distro, pensata per newbie</title>
		<link>http://www.inthebit.it/toolkit-linuxcleaner-pulizia-completa-della-vostra-distro-pensata-per-newbie</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/toolkit-linuxcleaner-pulizia-completa-della-vostra-distro-pensata-per-newbie#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 11:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bash]]></category>
		<category><![CDATA[cleaner]]></category>
		<category><![CDATA[code]]></category>
		<category><![CDATA[git]]></category>
		<category><![CDATA[GitHub]]></category>
		<category><![CDATA[gnu]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[newbie]]></category>
		<category><![CDATA[newbit]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia]]></category>
		<category><![CDATA[shellscript]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6949</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">[AGGIORNAMENTO]:Versione 1.2 &#8211; Compilazione del kernel automatica, aggiornamento configurazione GRUB, accesso alla shell di sistema, PKGBUILD con MakePKG, alcuni cambiamenti&#8230; Eseguite<br />
$ git pull</p>
<p> nella cartella di linuxCleaner-tools per scaricare l&#8217;ultima versione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni il sistema operativo GNU/Linux si è sempre più diffuso tra le workstation casalinghe (i Desktop), molte persone si trovano in difficoltà ad un primo impatto con GNU/Linux (provenienti da Winzo&#8230; ehm Windows), è un sistema operativo che ancora richiede la conoscenza di comandi testuali (a linea di comando), per questo GNU/Linux è stato definito come &#8220;per Advanced Users o Utenti Abili, Programmatori, Esperti&#8221;. C&#8217;è da dire che GNU/Linux ha fatto molti progressi con varie distribuzioni come Mint o Ubuntu, che rendono tutto più semplice, (basti vedere il software center, che permette all&#8217;utente di installare pacchetti in modo semplice e non scrivendo in un prompt: sudo apt-get install pacchetto. Ma alcune volte si necessita di utilizzare dpkg o rpm che sono dei tools &#8220;manuali&#8221; per installare pacchetti manualmente che non sono disponibili nei repository.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose da descrivere sarebbero molte, passiamo oltre; oggi volevo presentarvi un mio shellscript (Bash) che vi aiuterà nel mantenere il sistema operativo aggiornato e pulito, con svariate funzioni che andremo a vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso vediamo come installarlo:</p>
<p style="text-align: justify;">da chiarire:<br />
con</p>
<p>$</p>
<p style="text-align: justify;">intendo che il vostro utente debba essere non-root<br />
con</p>
<p>#</p>
<p style="text-align: justify;">intendo che il vostro utente debba essere root</p>
<p style="text-align: justify;">da Terminale (preferibilmente in directory ~ (cioè la vostra home) )</p>
<p>$ git clone https://github.com/StefanoBelli/linuxCleaner-tools/</p>
<p style="text-align: justify;">se non avete git installato:</p>
<p># apt-get install git</p>
<p style="text-align: justify;">oppure, per sistemi RedHat-based (Fedora, openSUSE)</p>
<p># yum install git</p>
<p style="text-align: justify;">per sistemi Arch Linux-Based (Antergos, Manjaro ecc&#8230;)</p>
<p># pacman -S git</p>
<p style="text-align: justify;">per scaricare nuove versioni<br />
navigate in</p>
<p>linuxCleaner-tools</p>
<p style="text-align: justify;">con cd (ChangeDirectory)</p>
<p>$ cd linuxCleaner-tools</p>
<p style="text-align: justify;">ed eseguiamo</p>
<p>$ git pull</p>
<p style="text-align: justify;">adesso avete una directory chiamata</p>
<p>linuxCleaner-tools</p>
<p style="text-align: justify;">navighiamo in quella cartella con</p>
<p>$ cd linuxCleaner-tools</p>
<p style="text-align: justify;">poi eseguiamo</p>
<p>$ ls</p>
<p style="text-align: justify;">e vedremo che ci sono 2 files (LinuxCleaner e README.md), non eliminiamo ne il primo ne il secondo, anzi dobbiamo vedere che il primo abbia i permessi di esecuzioni, se</p>
<p>ls</p>
<p style="text-align: justify;">restituisce &#8220;LinuxCleaner&#8221; con il colore Verde siamo OK</p>
<p style="text-align: justify;">altrimenti:</p>
<p>chmod +x LinuxCleaner</p>
<p style="text-align: justify;">per assegnare i permessi.</p>
<p style="text-align: justify;">eseguiamo LinuxCleaner (nella directory linuxCleaner-tools)</p>
<p># ./LinuxCleaner</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo le funzioni di LinuxCleaner:</p>
<p style="text-align: justify;">-&#62;</p>
<p style="text-align: justify;">-&#62; Show tip:</p>
<p style="text-align: justify;">è un &#8220;trucchetto&#8221; che vi permette di eseguire lo script semplicemente eseguendo sul terminale &#8220;LinuxCleaner&#8221;, per fare ciò è sufficiente eseguire i seguenti comandi</p>
<p>$ nano ~/.bashrc</p>
<p style="text-align: justify;">in nano aggiungere la seguente riga alla fine:</p>
<p>export PATH=~/linuxCleaner-tools:$PATH</p>
<p style="text-align: justify;">che serve a definire il valore della variabile PATH di Bash, &#8216;PATH&#8217; serve a definire le directory dove Bash andrà a pescare gli eseguibili e sono separati da : (provate a eseguire</p>
<p>$ echo $PATH</p>
<p style="text-align: justify;">, quelle sono le cartelle dove Bash va a cercare i programmi che richiamate dal prompt).<br />
poi eseguite</p>
<p>CTRL+O</p>
<p style="text-align: justify;">per salvare il tutto.</p>
<p>CTRL+X</p>
<p style="text-align: justify;">per uscire da nano, uscite dal terminale con</p>
<p>$ exit</p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">adesso vi basterà eseguire</p>
<p>$ LinuxCleaner</p>
<p style="text-align: justify;">per ottenere lo script senza [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/toolkit-linuxcleaner-pulizia-completa-della-vostra-distro-pensata-per-newbie">[Toolkit] LinuxCleaner: pulizia completa della vostra distro, pensata per newbie</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">[AGGIORNAMENTO]:Versione 1.2 &#8211; Compilazione del kernel automatica, aggiornamento configurazione GRUB, accesso alla shell di sistema, PKGBUILD con MakePKG, alcuni cambiamenti&#8230; Eseguite
<pre>$ git pull</pre>
<p> nella cartella di linuxCleaner-tools per scaricare l&#8217;ultima versione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni il sistema operativo GNU/Linux si è sempre più diffuso tra le workstation casalinghe (i Desktop), molte persone si trovano in difficoltà ad un primo impatto con GNU/Linux (provenienti da Winzo&#8230; ehm Windows), è un sistema operativo che ancora richiede la conoscenza di comandi testuali (a linea di comando), per questo GNU/Linux è stato definito come &#8220;per Advanced Users o Utenti Abili, Programmatori, Esperti&#8221;. C&#8217;è da dire che GNU/Linux ha fatto molti progressi con varie distribuzioni come Mint o Ubuntu, che rendono tutto più semplice, (basti vedere il software center, che permette all&#8217;utente di installare pacchetti in modo semplice e non scrivendo in un prompt: sudo apt-get install pacchetto. Ma alcune volte si necessita di utilizzare dpkg o rpm che sono dei tools &#8220;manuali&#8221; per installare pacchetti manualmente che non sono disponibili nei repository.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose da descrivere sarebbero molte, passiamo oltre; oggi volevo presentarvi un mio shellscript (Bash) che vi aiuterà nel mantenere il sistema operativo aggiornato e pulito, con svariate funzioni che andremo a vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso vediamo come installarlo:</p>
<p style="text-align: justify;">da chiarire:<br />
con</p>
<pre>$</pre>
<p style="text-align: justify;">intendo che il vostro utente debba essere non-root<br />
con</p>
<pre>#</pre>
<p style="text-align: justify;">intendo che il vostro utente debba essere root</p>
<p style="text-align: justify;">da Terminale (preferibilmente in directory ~ (cioè la vostra home) )</p>
<pre>$ git clone https://github.com/StefanoBelli/linuxCleaner-tools/</pre>
<p style="text-align: justify;">se non avete git installato:</p>
<pre># apt-get install git</pre>
<p style="text-align: justify;">oppure, per sistemi RedHat-based (Fedora, openSUSE)</p>
<pre># yum install git</pre>
<p style="text-align: justify;">per sistemi Arch Linux-Based (Antergos, Manjaro ecc&#8230;)</p>
<pre># pacman -S git</pre>
<p style="text-align: justify;">per scaricare nuove versioni<br />
navigate in</p>
<pre>linuxCleaner-tools</pre>
<p style="text-align: justify;">con cd (ChangeDirectory)</p>
<pre>$ cd linuxCleaner-tools</pre>
<p style="text-align: justify;">ed eseguiamo</p>
<pre>$ git pull</pre>
<p style="text-align: justify;">adesso avete una directory chiamata</p>
<pre>linuxCleaner-tools</pre>
<p style="text-align: justify;">navighiamo in quella cartella con</p>
<pre>$ cd linuxCleaner-tools</pre>
<p style="text-align: justify;">poi eseguiamo</p>
<pre>$ ls</pre>
<p style="text-align: justify;">e vedremo che ci sono 2 files (LinuxCleaner e README.md), non eliminiamo ne il primo ne il secondo, anzi dobbiamo vedere che il primo abbia i permessi di esecuzioni, se</p>
<pre>ls</pre>
<p style="text-align: justify;">restituisce &#8220;LinuxCleaner&#8221; con il colore Verde siamo OK</p>
<p style="text-align: justify;">altrimenti:</p>
<pre>chmod +x LinuxCleaner</pre>
<p style="text-align: justify;">per assegnare i permessi.</p>
<p style="text-align: justify;">eseguiamo LinuxCleaner (nella directory linuxCleaner-tools)</p>
<pre># ./LinuxCleaner</pre>
<p style="text-align: justify;">Vediamo le funzioni di LinuxCleaner:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/02/lcleaner.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6950" src="/WP/wp-content/uploads/2015/02/lcleaner-300x194.jpg" alt="lcleaner" width="300" height="194" /></a>-&gt;</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Show tip</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">è un &#8220;trucchetto&#8221; che vi permette di eseguire lo script semplicemente eseguendo sul terminale &#8220;LinuxCleaner&#8221;, per fare ciò è sufficiente eseguire i seguenti comandi</p>
<pre>$ nano ~/.bashrc</pre>
<p style="text-align: justify;">in nano aggiungere la seguente riga alla fine:</p>
<pre>export PATH=~/linuxCleaner-tools:$PATH</pre>
<p style="text-align: justify;">che serve a definire il valore della variabile PATH di Bash, &#8216;PATH&#8217; serve a definire le directory dove Bash andrà a pescare gli eseguibili e sono separati da : (provate a eseguire</p>
<pre>$ echo $PATH</pre>
<p style="text-align: justify;">, quelle sono le cartelle dove Bash va a cercare i programmi che richiamate dal prompt).<br />
poi eseguite</p>
<pre>CTRL+O</pre>
<p style="text-align: justify;">per salvare il tutto.</p>
<pre>CTRL+X</pre>
<p style="text-align: justify;">per uscire da nano, uscite dal terminale con</p>
<pre>$ exit</pre>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">adesso vi basterà eseguire</p>
<pre>$ LinuxCleaner</pre>
<p style="text-align: justify;">per ottenere lo script senza eseguire troppi comandi.</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt;  <strong>Update &amp; check if there are useless packages</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà questa funzione esegue un aggiornamento dei repository, verifica aggiornamenti di tutti i pacchetti di sistema, verifica aggiornamenti della distribuzione, rimuove pacchetti obsoleti, fixa pacchetti &#8220;rotti&#8221; e le dipendenze, pulisce la cache dei repository e pacchetti.</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Clean temporary files /tmp</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa funzione, vi permette di eliminare il contenuto della cartella /tmp</p>
<p style="text-align: justify;">Se verrà restituito un errore del tipo: rm * impossibile eliminare file non esistente, Files were not cleaned significa che ci sono solo directory in /tmp</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Clear Trash</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vi permette di eliminare il contenuto del cestino</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Update kernel</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Verifica aggionamenti del kernel</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt;  <strong>Add repositories</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Permette di aggiungere repsository a quelli che avete: funziona con apt, yum e pacman</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Install package by your package manager</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rileva il vostro package manager, chiede quale pacchetto volete installare e lo installa attraverso il pkg manager.</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Search packages by your package manager</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stessa funzione della precedente, ma chiede un pacchetto da cercare. Non richiede root</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Remove package by your package manager</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stessa funzione di Install by pkg manager, ma chiede un pacchetto da rimuovere</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt;<strong> Install packages by file / Remove packages by file</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Installa/rimuove pacchetti tramite dpkg/rpm</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>About your system</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mostra informazioni sul sistema</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>About Developer/ About Script</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come contattarmi / Informazioni sullo stato dello script</p>
<p style="text-align: justify;">-&gt; <strong>Quit</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esci</p>
<p style="text-align: justify;">(Il package manager, e il manual tool vengono rilevati automaticamente)</p>
<p style="text-align: justify;">è possibile visionare il codice sorgente da</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://github.com/StefanoBelli/linuxCleaner-tools/blob/master/LinuxCleaner">GitHub: repository StefanoBelli/linuxCleaner-tools</a></p>
<p style="text-align: justify;">potete contribuire usando i comandi Git (si veda</p>
<pre>$ man git</pre>
<p style="text-align: justify;">/</p>
<pre>$ git --help</pre>
<p style="text-align: justify;">per maggiori info)</p>
<p style="text-align: justify;">Segui i <strong>commits</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://github.com/StefanoBelli/linuxCleaner-tools/blob/master/LinuxCleaner">GitHub: repository StefanoBelli/linuxCleaner-tools , branch master :: Commits </a></p>
<p style="text-align: justify;">Cliccate <a href="https://github.com/StefanoBelli%20">qui per vedere tutti i miei repositories</a></p>
<p style="text-align: justify;">Condividete il tool e magari se vi è piaciuto condividete l&#8217;articolo, seguitemi su GitHub.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il futuro di Ubuntu è sola la versione a 64bit</title>
		<link>http://www.inthebit.it/il-futuro-di-ubuntu-e-sola-la-versione-64bit</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/il-futuro-di-ubuntu-e-sola-la-versione-64bit#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 15:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavius Harabor]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu 32bit]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu 64bit]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu Developer Summit 14.11]]></category>
		<category><![CDATA[UbuntuDeveloper Summit]]></category>
		<category><![CDATA[UDS]]></category>
		<category><![CDATA[UDS 14.11]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6746</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Durante l&#8217;Ubuntu Developer Summit, cioè UDS 14.11, tra i moltissimi temi trattati, si è parlato anche di quello che sarà futuro della release Ubuntu nella versione a 32bit. Quanto segue sicuramente non farà felice moltissimi utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per chi ha seguito l&#8217;ambiente e la comunità di sviluppatori di Ubuntu, sa tempo che si vociferava della rimozione di Ubuntu a 32bit, per concentrare tutti gli sforzi e l&#8217;attenzione sulla release Ubuntu a 64bit. Per non parlare della volontà di concentrarsi ancor di più sullo supporto per l&#8217;architettura ARM e alla release mobile di Ubuntu, cioè Ubuntu Touch.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che durante l&#8217;UDS 14.11 Shuttlewort ha informato il pubblico e gli utilizzatori della distro GNU/Linux, che fino all&#8217;aprile del del 2016, le versione di Ubuntu a 32 bit sarà garantita da li in poi non vi sarà più supporto e nessuna garanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, se avete un PC con architettura a 32bit dovete pensare che dalla release Ubuntu 16.04 LTS non sarà più compatibile per la vostra macchina, ma solo per le macchine con architettura a 64bit e non più per quelle a 32bit.</p>
<p style="text-align: justify;">La Canonical, in questo periodo di un anno e mezzo, si è proposta di fare una migrazione morbida e senza creare feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo questo piccolo post con alcune domande:</p>
<p>Voi cosa ne pensate di questa scelta?<br />
Utilizzate già da tempo Ubuntu a 64bit?<br />
Per mantenere lo stesso Pc, pensate di cambiare distro GNU/Linux?</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Durante l&#8217;Ubuntu Developer Summit, cioè UDS 14.11, tra i moltissimi temi trattati, si è parlato anche di quello che sarà futuro della release Ubuntu nella versione a 32bit. Quanto segue sicuramente non farà felice moltissimi utenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2015/01/ubunt-64bit.png"><img class="size-full wp-image-6747 aligncenter" src="/WP/wp-content/uploads/2015/01/ubunt-64bit.png" alt="ubunt 64bit" width="475" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per chi ha seguito l&#8217;ambiente e la comunità di sviluppatori di Ubuntu, sa tempo che si vociferava della rimozione di Ubuntu a 32bit, per concentrare tutti gli sforzi e l&#8217;attenzione sulla release Ubuntu a 64bit. Per non parlare della volontà di concentrarsi ancor di più sullo supporto per l&#8217;architettura ARM e alla release mobile di Ubuntu, cioè Ubuntu Touch.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che durante l&#8217;UDS 14.11 Shuttlewort ha informato il pubblico e gli utilizzatori della distro GNU/Linux, che fino all&#8217;aprile del del 2016, le versione di Ubuntu a 32 bit sarà garantita da li in poi non vi sarà più supporto e nessuna garanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, se avete un PC con architettura a 32bit dovete pensare che dalla release Ubuntu 16.04 LTS non sarà più compatibile per la vostra macchina, ma solo per le macchine con architettura a 64bit e non più per quelle a 32bit.</p>
<p style="text-align: justify;">La Canonical, in questo periodo di un anno e mezzo, si è proposta di fare una migrazione morbida e senza creare feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo questo piccolo post con alcune domande:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Voi cosa ne pensate di questa scelta?</li>
<li style="text-align: justify;">Utilizzate già da tempo Ubuntu a 64bit?</li>
<li style="text-align: justify;">Per mantenere lo stesso Pc, pensate di cambiare distro GNU/Linux?</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Come installare Telegram su Ubuntu (PPA)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/come-installare-telegram-su-ubuntu-ppa</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/come-installare-telegram-su-ubuntu-ppa#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 08:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[Telegram]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6734</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per installare Telegram su Ubuntu ci sono sicuramente più metodi; giusto per citarne qualcuno, possiamo usarlo tramite un plugin di Pidgin o tramite l&#8217;applicazione web ufficiale. Quest&#8217;ultima però &#8211; per i miei gusti &#8211; è un po&#8217; scomoda, in quanto, dopo aver lanciato l&#8217;applicazione, non fa altro che avviare una nuova scheda sul nostro browser.</p>
<p style="text-align: justify;">Lorenzo Carbonell, autore di atareao.es &#8211; un blog spagnolo &#8211; ha creato il PPA dell&#8217;applicazione ufficiale, installabile quindi facilmente tramite terminale.</p>
<p>Installare Telegram su Ubuntu</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione è semplice come per ogni pacchetto, bisogna prima aggiungere il repository, quindi aggiornare e installare: ecco i tre comandi</p>
<p>sudo add-apt-repository ppa:atareao/telegram<br />
sudo apt-get update<br />
sudo apt-get install telegram</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto dovreste trovare Telegram tra le app installate, se così non fosse riavviate.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa negativa di questo repository è la mancanza di aggiornamento automatico; per quanto riguarda le funzioni, invece, siamo impossibilitati a registrare audio direttamente dall&#8217;applicazione. Possiamo però registrarlo tramite applicazioni esterne e mandarlo come file, dato che Telegram supporta l&#8217;invio di file con diverse estensioni.<br />
Le notifiche su schermo vengono mostrate in basso a destra; non sono quindi integrate con quella di sistema e per ricevere i messaggi l&#8217;app deve rimanere aperta.<br />
Inizialmente l&#8217;applicazione sarà in inglese, bisogna quindi raggiungere le impostazioni per scaricare la lingua italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente con i prossimi rilasci non potrà che migliorare.</p>
<p style="text-align: right;">Via<br />
Fonte</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/come-installare-telegram-su-ubuntu-ppa">Come installare Telegram su Ubuntu (PPA)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per installare <strong>Telegram su Ubuntu</strong> ci sono sicuramente più metodi; giusto per citarne qualcuno, possiamo usarlo tramite un plugin di <strong>Pidgin</strong> o tramite l&#8217;applicazione web ufficiale. Quest&#8217;ultima però &#8211; per i miei gusti &#8211; è un po&#8217; scomoda, in quanto, dopo aver lanciato l&#8217;applicazione, non fa altro che avviare una nuova scheda sul nostro browser.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lorenzo Carbonell</strong>, autore di <strong>atareao.es</strong> &#8211; un blog spagnolo &#8211; ha creato il PPA dell&#8217;applicazione ufficiale, installabile quindi facilmente tramite terminale.</p>
<h2>Installare Telegram su Ubuntu</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione è semplice come per ogni pacchetto, bisogna prima aggiungere il repository, quindi aggiornare e installare: ecco i tre comandi</p>
<pre class="linux-code"><code>sudo add-apt-repository ppa:atareao/telegram
sudo apt-get update
sudo apt-get install telegram</code></pre>
<p style="text-align: justify;">A questo punto dovreste trovare Telegram tra le app installate, se così non fosse riavviate.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La cosa negativa</span> di questo repository è la mancanza di <strong>aggiornamento automatico</strong>; per quanto riguarda le funzioni, invece, siamo impossibilitati a registrare audio direttamente dall&#8217;applicazione. Possiamo però registrarlo tramite applicazioni esterne e mandarlo come file, dato che Telegram supporta l&#8217;invio di file con diverse estensioni.<br />
Le notifiche su schermo vengono mostrate in basso a destra; non sono quindi integrate con quella di sistema e per ricevere i messaggi l&#8217;app deve rimanere aperta.<br />
<a href="/WP/wp-content/uploads/2015/01/installare-telegram-su-ubuntu.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6739" src="/WP/wp-content/uploads/2015/01/installare-telegram-su-ubuntu.jpg" alt="installare Telegram su Ubuntu" width="815" height="307" /></a>Inizialmente l&#8217;applicazione sarà in inglese, bisogna quindi raggiungere le impostazioni per scaricare la lingua italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente con i prossimi rilasci non potrà che migliorare.</p>
<p style="text-align: right;"><a title="webupd8" href="http://www.webupd8.org/2015/01/install-official-telegram-desktop-app.html" target="_blank">Via</a><br />
<a title="atareao" href="http://www.atareao.es/ubuntu/telegram-con-stickers-en-ubuntu/#more-9241" target="_blank">Fonte</a></p>
 <!-- Easy AdSense Lite: PreFiltered - NoAds --><p>Il post <a rel="nofollow" href="/come-installare-telegram-su-ubuntu-ppa">Come installare Telegram su Ubuntu (PPA)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inthebit.it/come-installare-telegram-su-ubuntu-ppa/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[Guida]Come creare un tema Android (Theme Engine)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/come-creare-un-tema-android</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/come-creare-un-tema-android#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 16:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Modding Android]]></category>
		<category><![CDATA[PC/Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[CyanogenMod]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Theme Engine]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6319</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo Android ci si può sbizzarrire creando qualsiasi cosa: applicazioni, giochi, widget, icone, temi, etc; magari guadagnandoci anche. È vero che lo sviluppo di giochi e app richiede la conoscenza di uno o più linguaggi e spesso di più persone, ma creare un pacchetto di icone o un tema invece è molto più semplice rispetto ai precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercando però in giro sulla rete, è anche vero che non troviamo guide dettagliate a riguardo, quindi in questo articolo spiegheremo come creare un tema Android! Per questa guida dobbiamo ringraziare +Cristiano Spada, che, oltre ad aver ricevuto un ottimo successo con i suoi unici e bellissimi temi, è stato anche gentilissimo da spiegarci ed illustrarci come creare un tema Android! Ovviamente il tema sarà compatibile con Theme Engine e quindi su ROM cucinate (CM, PA, etc)</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco qualche esempio dei temi realizzati da Cristiano e disponibili sul Play Store, e a seguire la guida! Qui trovate tutti i suoi temi.</p>
<p>Hazy Smooth White</p>
<p>				Hazy Smooth WHITE CM11 THEME<br />
				CriGio<br />
				0&#160;&#160;&#160;</p>
<p>Hazy Smooth Dark</p>
<p>				Lazy DARK CM12 THEME<br />
				CriGio<br />
				0&#160;&#160;&#160;</p>
<p>AnimUI White</p>
<p>Questo è il mio tema preferito: è un tema animato, forse l&#8217;unico del genere. E&#8217; disponibile anche in nero.</p>
<p> <br />
 </p>
<p>				AnimUI CM11 THEME DARK<br />
				CriGio<br />
				1,25 €&#160;&#160;&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>Introduzione</p>
<p style="text-align: justify;">Questa guida è dedicata a tutte quelle persone che hanno voglia di iniziare a “lavorare” nel vasto mondo Android; non sono richieste particolari competenze, non c’è programmazione, tuttavia un minimo di conoscenza del pc (per configurarlo al meglio) e di programmi di grafica (photoshop, gimp, ecc..) è assolutamente necessario.<br />
Per comodità dividerò la guida in più parti: nelle prime vi guiderò nella configurazione degli ambienti di lavoro (prima Windows e poi Linux), in seguito vi darò qualche consiglio per iniziare a creare i vostri PNG e quindi il vostro tema.</p>
<p>&#8211;&#62; Introduzione &#60;&#8211;<br />
Configurazione Windows<br />
Configurazione Linux<br />
Creare un tema Android</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/come-creare-un-tema-android">[Guida]Come creare un tema Android (Theme Engine)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo Android ci si può sbizzarrire creando qualsiasi cosa: applicazioni, giochi, widget, icone, temi, etc; magari guadagnandoci anche. È vero che lo sviluppo di giochi e app richiede la conoscenza di uno o più linguaggi e spesso di più persone, ma creare un pacchetto di icone o un tema invece è molto più semplice rispetto ai precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercando però in giro sulla rete, è anche vero che non troviamo guide dettagliate a riguardo, quindi in questo articolo spiegheremo come <strong>creare un tema Android</strong>! Per questa guida dobbiamo ringraziare <strong><a title="Cristiano Spada G+" href="https://plus.google.com/u/0/+CristianoSpada" target="_blank">+Cristiano Spada</a></strong>, che, oltre ad aver ricevuto un ottimo successo con i suoi unici e bellissimi temi, è stato anche gentilissimo da spiegarci ed illustrarci come creare un tema Android! Ovviamente il tema sarà compatibile con <strong>Theme Engine</strong> e quindi su ROM cucinate (CM, PA, etc)</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco qualche esempio dei temi realizzati da Cristiano e disponibili sul Play Store, e a seguire la guida! <a title="CriGio Temi " href="https://play.google.com/store/apps/developer?id=CriGio" target="_blank">Qui trovate tutti i suoi temi</a>.</p>
<h3>Hazy Smooth White</h3>
<table class="aligncenter" style="height: 414px;" width="621">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/SrvKjwVlhc6F_IecI9KZP90319EgkKObkCDSz67GKo1wkBMXYiuHKtu87H8WnY4obg=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/SrvKjwVlhc6F_IecI9KZP90319EgkKObkCDSz67GKo1wkBMXYiuHKtu87H8WnY4obg=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/sMPvlxRoK1Jhx8fSR-6q4WLEsotx-U5Iyk2IiaqViVbzwB8RszL3oh5uq7cjznsrvQ=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/sMPvlxRoK1Jhx8fSR-6q4WLEsotx-U5Iyk2IiaqViVbzwB8RszL3oh5uq7cjznsrvQ=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh6.ggpht.com/0zFFe0LJx35YFYRpSl0oGCS67vvCXI7e3yGMvT2oCp7VXUWe7k42YPepiPAP4CDO920=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/0zFFe0LJx35YFYRpSl0oGCS67vvCXI7e3yGMvT2oCp7VXUWe7k42YPepiPAP4CDO920=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="https://lh3.ggpht.com/Ia08PoTAPYRSjoje0oKAkjhPq-QRyT-beBF_KBNxpIO8sGcOSwhKUOPx5xWS9WZlXAw=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh3.ggpht.com/Ia08PoTAPYRSjoje0oKAkjhPq-QRyT-beBF_KBNxpIO8sGcOSwhKUOPx5xWS9WZlXAw=h900-rw" alt="" width="199" height="199" /></a></td>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/ffpfNjpMLw6CxEjzKOjgm4lHw2BEiKct6QKRln7pHVInxgb3MB-sYgN-74N_RTC87A=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/ffpfNjpMLw6CxEjzKOjgm4lHw2BEiKct6QKRln7pHVInxgb3MB-sYgN-74N_RTC87A=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh4.ggpht.com/-WMyvdqfIOtEmXK1ZxkU8GiLZxD_Dva_SSIP3G9BWKJZUGEJKEGLWEIW2GAbJXJZPA=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh4.ggpht.com/-WMyvdqfIOtEmXK1ZxkU8GiLZxD_Dva_SSIP3G9BWKJZUGEJKEGLWEIW2GAbJXJZPA=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<br /><div class="play-store-container">
				<div id="top-play-store"></div>
				<div class="play-store-table">
				<div id="play-store-app-icon"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.smooth.material.theme" target="_blank" rel="nofollow"><img src="/WP/wp-content/plugins/savrix-android-market/pages/icons/com.smooth.material.theme.png" alt="logo-app" /></a></div><div id="play-store-text"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.smooth.material.theme" target="_blank" rel="nofollow"><strong><span class="play-store-app-name">Hazy Smooth WHITE CM11 THEME</span></strong></a><br />
				<span class="play-store-developer">CriGio</span> </span><br /> 
				<span class="play-store-price">0</span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div class="stars-container">
				<div class="tiny-star">
				<div class="current-rating" style="width: 85.94008445739746%;"></div>
				</div>
				</div>
				</div><div id="play-store-qrcode"><img src="http://qrfree.kaywa.com/?l=1&amp;s=5&amp;d=https%3A%2F%2Fplay.google.com%2Fstore%2Fapps%2Fdetails%3Fid%3Dcom.smooth.material.theme" alt="qrcode-app" />
				</div>
				</div></div><br />
<h3>Hazy Smooth Dark</h3>
<table class="aligncenter" style="height: 417px;" width="620">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://lh4.ggpht.com/RiB_zZr3eGr_Eu3WSfONj-whw7r1fsJuptkFDDi_1Y8391DsQBElpcEN-diSljM9bWR2=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh4.ggpht.com/RiB_zZr3eGr_Eu3WSfONj-whw7r1fsJuptkFDDi_1Y8391DsQBElpcEN-diSljM9bWR2=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/kWpFoYYP1XPnrcYRycGMPZV6YHAt_SfYcaDNPGZOQ0Bals8Yfog4IarZ1V786ker-J0=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/kWpFoYYP1XPnrcYRycGMPZV6YHAt_SfYcaDNPGZOQ0Bals8Yfog4IarZ1V786ker-J0=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/glEGAw3eqOrNn9zY4ci79Wavhgre-3CW2neJt6UoeXSdNXcD6ilUbevb3k3AOPjd2CWK=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/glEGAw3eqOrNn9zY4ci79Wavhgre-3CW2neJt6UoeXSdNXcD6ilUbevb3k3AOPjd2CWK=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="https://lh6.ggpht.com/yaMD3i7MtX5PSonTpilX1sHSqxkgg-JxSFcI4hDl03DRpY47GL6nHz5J86fvxtxl_g=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/yaMD3i7MtX5PSonTpilX1sHSqxkgg-JxSFcI4hDl03DRpY47GL6nHz5J86fvxtxl_g=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh6.ggpht.com/NCMG02HtDA9A-7Gg-9CVyGpbpi3CJ6dO5RI8_XzQbPii0kGzZvUMiodwKCZn9m6GdNU=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/NCMG02HtDA9A-7Gg-9CVyGpbpi3CJ6dO5RI8_XzQbPii0kGzZvUMiodwKCZn9m6GdNU=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh3.ggpht.com/mGSGKGnDqfBvJycjRmEFgLPaAky7_pdWgrAxIHi9BWfYzI--yh9UAbze9VQVPDtkUw=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh3.ggpht.com/mGSGKGnDqfBvJycjRmEFgLPaAky7_pdWgrAxIHi9BWfYzI--yh9UAbze9VQVPDtkUw=h900-rw" alt="" width="136" height="200" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<br /><div class="play-store-container">
				<div id="top-play-store"></div>
				<div class="play-store-table">
				<div id="play-store-app-icon"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.smooth.material.dark" target="_blank" rel="nofollow"><img src="/WP/wp-content/plugins/savrix-android-market/pages/icons/com.smooth.material.dark.png" alt="logo-app" /></a></div><div id="play-store-text"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.smooth.material.dark" target="_blank" rel="nofollow"><strong><span class="play-store-app-name">Lazy DARK CM12 THEME</span></strong></a><br />
				<span class="play-store-developer">CriGio</span> </span><br /> 
				<span class="play-store-price">0</span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div class="stars-container">
				<div class="tiny-star">
				<div class="current-rating" style="width: 92.23684310913086%;"></div>
				</div>
				</div>
				</div><div id="play-store-qrcode"><img src="http://qrfree.kaywa.com/?l=1&amp;s=5&amp;d=https%3A%2F%2Fplay.google.com%2Fstore%2Fapps%2Fdetails%3Fid%3Dcom.smooth.material.dark" alt="qrcode-app" />
				</div>
				</div></div><br />
<h3>AnimUI White</h3>
<p>Questo è il mio tema preferito: è un tema <strong>animato</strong>, forse l&#8217;unico del genere. E&#8217; disponibile anche in nero.</p>
<table class="aligncenter" style="height: 235px;" width="600">
<tbody>
<tr>
<td>
<div align="center"><iframe src="//www.youtube.com/embed/LKm8MfrPhf4" width="300" height="220" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></div>
</td>
<td><a href="https://lh6.ggpht.com/MbLw5ai82DGOK_cdaH-zRs3JFliTF2MmBhGftqwi2H7xSamwA63_XgZiBVvLc_pnnjN_=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/MbLw5ai82DGOK_cdaH-zRs3JFliTF2MmBhGftqwi2H7xSamwA63_XgZiBVvLc_pnnjN_=h900-rw" alt="" width="283" height="220" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="aligncenter" style="height: 452px;" width="620">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/pVYjZnl2kzdsHpT1fl3J3TSxC33lJa6vYt4Fi4RCJQ870Vq0Gy052tUCK9iJzxD9D88=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/pVYjZnl2kzdsHpT1fl3J3TSxC33lJa6vYt4Fi4RCJQ870Vq0Gy052tUCK9iJzxD9D88=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh6.ggpht.com/vlq_A3xErV5Cfnj6rSxenDTXSCWBH-4_QJq4vM53Fbwt2qZITNqSEkG9REjtD2INfg=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/vlq_A3xErV5Cfnj6rSxenDTXSCWBH-4_QJq4vM53Fbwt2qZITNqSEkG9REjtD2INfg=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh3.ggpht.com/eDPhgDZ6EEw_kBw8uYk5WMuWWZ-UT042Ty7aXtlZpe36hV-ozdXo9iBVEkJfdnaG61k=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh3.ggpht.com/eDPhgDZ6EEw_kBw8uYk5WMuWWZ-UT042Ty7aXtlZpe36hV-ozdXo9iBVEkJfdnaG61k=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> <a href="https://lh3.ggpht.com/l_dQV7qC6fvYiCoLE5cwfK76yo4Rd0IJtb-jMWOiING5Jleg-xMQnYB2KFjtdeAJQg=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh3.ggpht.com/l_dQV7qC6fvYiCoLE5cwfK76yo4Rd0IJtb-jMWOiING5Jleg-xMQnYB2KFjtdeAJQg=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td> <a href="https://lh6.ggpht.com/TlFO7Vid25wOTZ8rdnhPFwXO_JfdA_-u7k--8StPpL2Gs7zCliJrW320-4sK6ueqzI4=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh6.ggpht.com/TlFO7Vid25wOTZ8rdnhPFwXO_JfdA_-u7k--8StPpL2Gs7zCliJrW320-4sK6ueqzI4=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
<td><a href="https://lh5.ggpht.com/9zBQK2jZD4IY0OoMeAk-2tYeHRov62yzlAospEnCzulCB9ZNqB4if-leQSM3j1eNozc=h900-rw"><img class="aligncenter" src="https://lh5.ggpht.com/9zBQK2jZD4IY0OoMeAk-2tYeHRov62yzlAospEnCzulCB9ZNqB4if-leQSM3j1eNozc=h900-rw" alt="" width="200" height="200" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<br /><div class="play-store-container">
				<div id="top-play-store"></div>
				<div class="play-store-table">
				<div id="play-store-app-icon"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.cos.smooth.dark" target="_blank" rel="nofollow"><img src="/WP/wp-content/plugins/savrix-android-market/pages/icons/com.cos.smooth.dark.png" alt="logo-app" /></a></div><div id="play-store-text"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.cos.smooth.dark" target="_blank" rel="nofollow"><strong><span class="play-store-app-name">AnimUI CM11 THEME DARK</span></strong></a><br />
				<span class="play-store-developer">CriGio</span> </span><br /> 
				<span class="play-store-price">1,25 €</span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div class="stars-container">
				<div class="tiny-star">
				<div class="current-rating" style="width: 89.41176414489746%;"></div>
				</div>
				</div>
				</div><div id="play-store-qrcode"><img src="http://qrfree.kaywa.com/?l=1&amp;s=5&amp;d=https%3A%2F%2Fplay.google.com%2Fstore%2Fapps%2Fdetails%3Fid%3Dcom.cos.smooth.dark" alt="qrcode-app" />
				</div>
				</div></div><br />
<p>&nbsp;</p>
<h2>Introduzione</h2>
<p style="text-align: justify;">Questa guida è dedicata a tutte quelle persone che hanno voglia di iniziare a “lavorare” nel vasto mondo Android; non sono richieste particolari competenze, non c’è programmazione, tuttavia un minimo di conoscenza del pc (per configurarlo al meglio) e di programmi di grafica (photoshop, gimp, ecc..) è assolutamente necessario.<br />
Per comodità dividerò la guida in più parti: nelle prime vi guiderò nella configurazione degli ambienti di lavoro (prima Windows e poi Linux), in seguito vi darò qualche consiglio per iniziare a creare i vostri PNG e quindi il vostro tema.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">&#8211;&gt; Introduzione &lt;&#8211;</li>
<li style="text-align: justify;"><a title="Configurazione Windows" href="/come-creare-un-tema-android/2">Configurazione Windows</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a title="Configurazione Linux" href="/come-creare-un-tema-android/3">Configurazione Linux</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a title="Creare un tema Android" href="/come-creare-un-tema-android/4">Creare un tema Android</a></li>
</ul>
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		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come installare Chrome su Ubuntu</title>
		<link>http://www.inthebit.it/come-installare-chrome-ubuntu</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/come-installare-chrome-ubuntu#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 18:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Browser]]></category>
		<category><![CDATA[Chrome]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6313</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su Ubuntu troviamo una vasta scelta di browser tra i repository ufficiali.. ma se cerchiamo di installare Chrome su Ubuntu, troviamo Chromium come browser. Aprendo una piccola parentesi, le differenze tra i due browser sono che uno è basato sui sorgenti dell&#8217;altro, ed esattamente Chromium è il progetto open source e Google ha usato i sorgenti &#8211; non solo di Chromium, ma anche di altri progetti &#8211; per creare un proprio browser, inserendo ovviamente anche codice chiuso. In sintesi i browser sono molto simili ma Chromium dovrebbe rispettare maggiormente la nostra privacy; resta poi all&#8217;utente la scelta su quale dei due usare </p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche: Installare Chrome 64 bit su Windows</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo però installare Chrome su Ubuntu e non trovandolo tra i repository, istintivamente lo cerchiamo su Google che ci rimanderà al sito ufficiale dove troveremo il pacchetto deb per la nostra distribuzione.<br />
E se volessimo installarlo tramite terminale? Anche se il browser dovrebbe aggiornarsi automaticamente, quella del terminale è una scelta che preferisco anche perché consente di installare non solo la versione stable, ma anche la beta e la unstable.</p>
<p>Installare Chrome su Ubuntu da terminale</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione vale per tutte le ultime release di Ubuntu che vanno dalla 12.04 alla 14.10 sia 32 bit che 64 bit.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa bisogna scaricare e installare la chiave dai repository di Google che equivale alla seguente riga di comando da terminale</p>
<p>wget -q -O - https://dl-ssl.google.com/linux/linux_signing_key.pub &#124; sudo apt-key add -</p>
<p style="text-align: justify;">e di conseguenza aggiungere i repository di Chrome</p>
<p>sudo sh -c 'echo "deb http://dl.google.com/linux/chrome/deb/ stable main" &#62;&#62; /etc/apt/sources.list.d/google-chrome.list'</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso come per qualsiasi pacchetto, basta aggiornare tutti i repository e installare Chrome:</p>
<p>sudo apt-get update<br />
sudo apt-get install google-chrome-stable</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco fatto, abbiamo installato Google Chrome su Ubuntu; se vogliamo provare le versioni beta o unstable, basta invece dare uno dei due rispettivi comandi seguenti</p>
<p>sudo apt-get install google-chrome-beta<br />
sudo apt-get install google-chrome-unstable</p>
<p>La rimozione è anch&#8217;essa semplicissima, basta sostituire install con remove.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho sempre usato Chromium e non ho mai avuto alcun problema. Se invece vogliamo parlare di privacy, credo non basti chiedersi soltanto quale browser sia il più sicuro, ma bisogna considerare molti più fattori: per esempio una protezione più avanzata della nostra privacy, potremmo averla utilizzando la VPN o la rete TOR, ma ci sono ovviamente moltissime altre soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi quali mezzi di protezione e quali browser utilizzate?</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/come-installare-chrome-ubuntu">Come installare Chrome su Ubuntu</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su Ubuntu troviamo una vasta scelta di browser tra i repository ufficiali.. ma se cerchiamo di installare <strong>Chrome</strong> su Ubuntu, troviamo <strong>Chromium</strong> come browser. Aprendo una piccola parentesi, le differenze tra i due browser sono che uno è basato sui sorgenti dell&#8217;altro, ed esattamente Chromium è il progetto open source e Google ha usato i sorgenti &#8211; non solo di Chromium, ma anche di altri progetti &#8211; per creare un proprio browser, inserendo ovviamente anche <strong>codice chiuso</strong>. In sintesi i browser sono molto simili ma Chromium dovrebbe rispettare maggiormente la nostra privacy; resta poi all&#8217;utente la scelta su quale dei due usare <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche: <a title="Chrome 64 bit Windows" href="/installare-google-chrome-64-bit-windows" target="_blank">Installare Chrome 64 bit su Windows</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Volendo però installare Chrome su Ubuntu e non trovandolo tra i repository, istintivamente lo cerchiamo su Google che ci rimanderà al <a title="Google Chrome" href="http://www.google.com/chrome/" target="_blank">sito ufficiale</a> dove troveremo il pacchetto deb per la nostra distribuzione.<br />
E se volessimo installarlo tramite terminale? Anche se il browser dovrebbe aggiornarsi automaticamente, quella del terminale è una scelta che preferisco anche perché consente di installare non solo la versione <em>stable</em>, ma anche la <em>beta</em> e la <em>unstable</em>.</p>
<h2>Installare Chrome su Ubuntu da terminale</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione vale per tutte le ultime release di Ubuntu che vanno dalla <strong>12.04</strong> alla <strong>14.10</strong> sia <strong>32 bit</strong> che <strong>64 bit</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa bisogna scaricare e installare la <strong>chiave</strong> dai <a href="http://www.google.com/linuxrepositories/" target="_blank">repository di Google</a> che equivale alla seguente riga di comando da terminale</p>
<pre>wget -q -O - https://dl-ssl.google.com/linux/linux_signing_key.pub | sudo apt-key add -</pre>
<p style="text-align: justify;">e di conseguenza aggiungere i repository di Chrome</p>
<pre>sudo sh -c 'echo "deb http://dl.google.com/linux/chrome/deb/ stable main" &gt;&gt; /etc/apt/sources.list.d/google-chrome.list'
</pre>
<p style="text-align: justify;">Adesso come per qualsiasi pacchetto, basta aggiornare tutti i repository e installare Chrome:</p>
<pre>sudo apt-get update
sudo apt-get install google-chrome-stable</pre>
<p style="text-align: justify;">Ecco fatto, abbiamo installato Google Chrome su Ubuntu; se vogliamo provare le versioni beta o unstable, basta invece dare uno dei due rispettivi comandi seguenti</p>
<pre>sudo apt-get install google-chrome-beta
sudo apt-get install google-chrome-unstable
</pre>
<p>La rimozione è anch&#8217;essa semplicissima, basta sostituire <em>install</em> con <em>remove</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho sempre usato Chromium e non ho mai avuto alcun problema. Se invece vogliamo parlare di privacy, credo non basti chiedersi soltanto quale browser sia il più sicuro, ma bisogna considerare molti più fattori: per esempio una protezione più avanzata della nostra privacy, potremmo averla <a title="VPN Ubuntu e Android" href="/mettiti-sicuro-usa-vpn" target="_blank">utilizzando la VPN</a> o <a href="/orbot-anonimato-garantito-android" target="_blank">la rete TOR</a>, ma ci sono ovviamente moltissime altre soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi quali mezzi di protezione e quali browser utilizzate?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Tether: tethering Vodafone gratis su Ubuntu (PC e Mac)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/tethering-vodafone-gratis</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/tethering-vodafone-gratis#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 18:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[App Android]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[tethering]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6090</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può capitare di trovarci in zone non coperte da WiFi o che il nostro provider abbia problemi e che abbiamo urgente bisogno di usare internet dal nostro PC. Per fortuna abbiamo il nostro smartphone Android che con pochissime azioni può trasformarsi in un router (hotspot o tethering) WiFi, bluetooth o via cavo USB. Purtroppo però, il nostro operatore potrebbe imporre un grosso limite, o meglio un grosso prezzo da pagare per sfruttare il tethering del nostro terminale. Questo è il caso di Vodafone che, dopo aver attivato il tethering &#8211; WiFi o USB che sia &#8211;  ci manda un simpaticissimo messaggino SMS con scritto qualcosa del genere:</p>
<p style="text-align: justify;">“Ti ricordiamo che la promozione Mobile Internet attiva sul tuo numero non comprende le connessioni effettuate utilizzando il punto di accesso web.omnitel.it”</p>
<p style="text-align: justify;">e ci verranno sottratti ben 4 euro dal nostro credito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ho proprio bisogno di una connessione, devo proprio pagare 4 euro?? No!<br />
Ci sono più modi per ovviare il problema: cambiare APN (e ve ne parlo in questa guida, con un metodo sicuro al 100%) o usare applicazioni che ci consentono di navigare senza pagare nulla in più di quanto non paghiamo già con l&#8217;offerta attiva sulla nostra SIM. Un&#8217;ottima applicazione per il tethering Vodafone gratis è sicuramente Tether e ora vedremo come configurarla su Ubuntu, anche se in realtà funziona pure sotto Windows e Mac.</p>
<p>				ClockworkMod Tether (no root)<br />
				ClockworkMod<br />
				0&#160;&#160;&#160;</p>
<p>Innanzitutto bisogna precisare che l&#8217;applicazione non è del tutto gratuita; è in realtà una versione trial quella disponibile sul Play Store, ed esattamente consente di sfruttare il tethering per un massimo di 15 giorni con il limite di 20 MB al giorno. Vediamo ora come configurarla piuttosto che perderci in chiacchiere, ma prima vi consiglio di attivare dal sito Vodafone il blocco internet da PC giusto per non rischiare di pagare 4€.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Tethering Vodafone su Ubuntu</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione e la configurazione di Tether su Android non necessita di alcuna spiegazione, in quanto una volta installata è già pronta a fare il proprio dovere. Ciò che bisogna fare invece è scaricare l&#8217;applicativo per il nostro PC, a seconda del nostro sistema operativo.<br />
Quini dopo un tap sul punto interrogativo rosso in basso, scegliamo la prima opzione Download Tether for PC e quindi selezioniamo il nostro S.O., in questo caso Linux. Fatto ciò inizierà subito il download e troveremo il file &#8211; tether-linux.tgz &#8211; su Android nella cartella SDcard/Clockworkmod/Tether.<br />
Adesso non ci resta che copiarlo sul PC e installarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per convenienza, possiamo spostare il file nella home e, per semplificare ancora di più il tutto, possiamo rinominare il file in tether.tgz o in qualsiasi altro nome. Assumendo che il nome sia quello appena scritto, dovremo eseguire i seguenti comandi per scompattare, configurare e compilare il file. Ognuno di essi dovrà essere eseguito con i permessi di super user.</p>
<p>sudo tar zxvf tether.tgz</p>
<p style="text-align: justify;">scompatterà il file e troveremo tutto il contenuto nella cartella /Tether. Dovremo spostarci in questa cartella, esattamente nella sottocartella /node. Se anche voi avete piazzato il file nella home, dovrete accedervi con il comando che segue, altrimenti dovrete modificare il [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può capitare di trovarci in zone non coperte da WiFi o che il nostro provider abbia problemi e che abbiamo urgente bisogno di usare internet dal nostro PC. Per fortuna abbiamo il nostro smartphone Android che con pochissime azioni può trasformarsi in un router (<strong>hotspot</strong> o <strong>tethering</strong>) WiFi, bluetooth o via cavo USB. Purtroppo però, il nostro operatore potrebbe imporre un grosso limite, o meglio un grosso prezzo da pagare per sfruttare il tethering del nostro terminale. Questo è il caso di Vodafone che, dopo aver attivato il tethering &#8211; WiFi o USB che sia &#8211;  ci manda un simpaticissimo messaggino SMS con scritto qualcosa del genere:</p>
<p style="text-align: justify;"><div class="alert alert-dismissable alert-info">“Ti ricordiamo che la promozione Mobile Internet attiva sul tuo numero non comprende le connessioni effettuate utilizzando il punto di accesso web.omnitel.it”</div></p>
<p style="text-align: justify;">e ci verranno sottratti ben <strong>4 euro</strong> dal nostro credito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ho proprio bisogno di una connessione, devo proprio pagare 4 euro?? <span style="text-decoration: underline;"><strong>No!<br />
</strong></span>Ci sono più modi per ovviare il problema: cambiare APN (<a title="Hotspot Vodafone gratis" href="/guida-hotspot-vodafone-gratuito" target="_blank">e ve ne parlo in questa guida, con un metodo sicuro al 100%</a>) o usare applicazioni che ci consentono di navigare <strong>senza pagare nulla </strong>in più di quanto non paghiamo già con l&#8217;offerta attiva sulla nostra SIM. Un&#8217;ottima applicazione per il tethering Vodafone gratis è sicuramente <strong>Tether</strong> e ora vedremo <strong>come configurarla su Ubuntu</strong>, anche se in realtà funziona pure sotto Windows e Mac.<br />
<br /><div class="play-store-container">
				<div id="top-play-store"></div>
				<div class="play-store-table">
				<div id="play-store-app-icon"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.koushikdutta.tether" target="_blank" rel="nofollow"><img src="/WP/wp-content/plugins/savrix-android-market/pages/icons/com.koushikdutta.tether.png" alt="logo-app" /></a></div><div id="play-store-text"><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.koushikdutta.tether" target="_blank" rel="nofollow"><strong><span class="play-store-app-name">ClockworkMod Tether (no root)</span></strong></a><br />
				<span class="play-store-developer">ClockworkMod</span> </span><br /> 
				<span class="play-store-price">0</span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div class="stars-container">
				<div class="tiny-star">
				<div class="current-rating" style="width: 88.55921745300293%;"></div>
				</div>
				</div>
				</div><div id="play-store-qrcode"><img src="http://qrfree.kaywa.com/?l=1&amp;s=5&amp;d=https%3A%2F%2Fplay.google.com%2Fstore%2Fapps%2Fdetails%3Fid%3Dcom.koushikdutta.tether" alt="qrcode-app" />
				</div>
				</div></div><br /><br />
Innanzitutto bisogna precisare che l&#8217;applicazione non è del tutto gratuita; è in realtà una versione trial quella disponibile sul Play Store, ed esattamente consente di sfruttare il tethering per un massimo di <strong>15 giorni</strong> con il limite di <strong>20 MB al giorno</strong>. Vediamo ora come configurarla piuttosto che perderci in chiacchiere, ma prima vi consiglio di attivare dal sito Vodafone il blocco internet da PC giusto per non rischiare di pagare 4€.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vodafone.it/portal/resources/media/Images/Servizi_e_promo.png"><img class="aligncenter" src="http://www.vodafone.it/portal/resources/media/Images/Servizi_e_promo.png" alt="" width="100%" height="677" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">Tethering Vodafone su Ubuntu</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione e la configurazione di Tether su Android non necessita di alcuna spiegazione, in quanto una volta installata è già pronta a fare il proprio dovere. Ciò che bisogna fare invece è scaricare l&#8217;applicativo per il nostro PC, a seconda del nostro sistema operativo.<br />
Quini dopo un tap sul punto interrogativo rosso in basso, scegliamo la prima opzione <em>Download Tether for PC</em> e quindi selezioniamo il nostro S.O., in questo caso Linux. Fatto ciò inizierà subito il download e troveremo il file &#8211; <em>tether-linux.tgz</em> &#8211; su Android nella cartella <em>SDcard/Clockworkmod/Tether</em>.<br />
Adesso non ci resta che copiarlo sul PC e installarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per convenienza, possiamo spostare il file nella home e, per semplificare ancora di più il tutto, possiamo rinominare il file in <em>tether.tgz</em> o in qualsiasi altro nome. Assumendo che il nome sia quello appena scritto, dovremo eseguire i seguenti comandi per scompattare, configurare e compilare il file. Ognuno di essi dovrà essere eseguito con i permessi di super user.</p>
<pre>sudo tar zxvf tether.tgz</pre>
<p style="text-align: justify;">scompatterà il file e troveremo tutto il contenuto nella cartella /Tether. Dovremo spostarci in questa cartella, esattamente nella sottocartella /node. Se anche voi avete piazzato il file nella home, dovrete accedervi con il comando che segue, altrimenti dovrete modificare il comando con il percorso esatto /percorso/Tether/node</p>
<pre>cd Tether/node</pre>
<p style="text-align: justify;">a questo punto possiamo iniziare a configurare e compilare il file con i seguenti due comandi</p>
<pre>sudo ./configure
sudo make</pre>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima operazione impiegherà un po&#8217; di minuti per terminare, attendiamo la fine e possiamo finalmente avviare l&#8217;applicazione:</p>
<pre>cd
cd Tether
sudo linux/run.sh</pre>
<p style="text-align: justify;">Adesso il nostro PC è pronto per collegarsi, quindi premiamo il simbolo USB di Tether su Android e colleghiamo lo smartphone al PC. Non appena sarà stabilita la connessione, il simbolo si colorerà di verde e ci verranno mostrati i dati trasferiti in basso: siamo collegati. Il terminale di Ubuntu dovrà rimanere sempre aperto fino al termine della connessione affinché funzioni; adesso possiamo usare il <strong>Tethering Vodafone gratis</strong>! <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un buon workaround per usare il tethering Vodafone gratis, <span style="text-decoration: underline;">senza nessun altro costo aggiuntivo</span> e senza modificare le proprie impostazioni. Inoltre è un&#8217;applicazione che funziona senza permessi di ROOT, quindi accessibile a tutti. Ovviamente la modifica dell&#8217;APN offre più vantaggi perché consente anche l&#8217;utilizzo dell&#8217;hotspot WiFI <del>e quindi dedicheremo un articolo a riguardo</del> <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Per Hotspot e Tethering sbloccati definitivamente, <a title="Hotspot Vodafone gratuito" href="/guida-hotspot-vodafone-gratuito" target="_blank">leggi qui</a>.</p>
</blockquote>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn, le nostre impressioni</title>
		<link>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-nostre-impressioni</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-nostre-impressioni#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2014 13:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[PC/Internet]]></category>
		<category><![CDATA[14.10]]></category>
		<category><![CDATA[canonical]]></category>
		<category><![CDATA[impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[utopic unicorn]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=6081</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La scorsa, è stata la settimana di Ubuntu, che si è aggiornato a 14.10, introducendo pochissime novità rispetto alla precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica novità che ho riscontrato è Unity 7.3.1, ma ci aspettavamo Unity 8, le prestazioni sono leggermente migliorato (al contrario la dashboard lagga di più sul mio PC), nuovi sfondi&#8230; e poi? Ubuntu 14.10 Utopic finisce qui. Almeno per quanto riguarda la parte &#8220;visiva&#8221;, ci sono stati dei rivisitamenti nel codice sorgente e l&#8217;introduzione del kernel Linux 3.16.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Detto ciò&#8230; Aggiornare o no?</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta varia: Siete alla ricerca della massima stabilità, non avete voglia di aggiornare per vari motivi&#8230; allora non aggiornate; se invece siete come me, smanettoni che cercano sempre le novità, anche le cose non &#8220;visibili&#8221; allora aggiornate per stare al passo con i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è anche da dire che con Ubuntu 14.10 state sicuri da Shellshock, vi invito a visitare il nostro articolo per maggiori info&#8230; Comunque la patch-fix per Shellshock per Ubuntu 14.04 è già stata rilasciata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Download: Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn (IT)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La scorsa, è stata la settimana di Ubuntu, che si è aggiornato a 14.10, introducendo pochissime novità rispetto alla precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica novità che ho riscontrato è Unity 7.3.1, ma ci aspettavamo <strong>Unity 8, </strong>le prestazioni sono leggermente migliorato (al contrario la dashboard lagga di più sul mio PC), nuovi sfondi&#8230; e poi? Ubuntu 14.10 Utopic finisce <strong>qui</strong>. Almeno per quanto riguarda la parte &#8220;visiva&#8221;, ci sono stati dei rivisitamenti nel codice sorgente e l&#8217;introduzione del kernel <strong>Linux 3.16.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/kernel316.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6082" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/kernel316.jpeg" alt="kernel316" width="558" height="84" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò&#8230; <strong>Aggiornare o no?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La scelta varia: Siete alla ricerca della massima stabilità, non avete voglia di aggiornare per vari motivi&#8230; allora <strong>non aggiornate; </strong>se invece siete come me, smanettoni che cercano sempre le novità, anche le cose non &#8220;visibili&#8221; allora <strong>aggiornate</strong> per stare al passo con i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è anche da dire che con Ubuntu 14.10 state sicuri da Shellshock, vi invito a visitare il nostro <a href="/shellshock-bug-peggiore-di-heartbleed-su-linux-e-mac">articolo</a> per maggiori info&#8230; Comunque la patch-fix per Shellshock per Ubuntu 14.04 è già stata rilasciata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Download: <a href="http://www.ubuntu.it/download">Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn (IT)</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
 <!-- Easy AdSense Lite: PreFiltered - NoAds --><p>Il post <a rel="nofollow" href="/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-nostre-impressioni">Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn, le nostre impressioni</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ubuntu 14.10: Come aggiornare all&#8217;ultima versione della nota distribuzione Linux</title>
		<link>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-come-aggiornare-allultima-versione-nota-distribuzione-linux</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-come-aggiornare-allultima-versione-nota-distribuzione-linux#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 11:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[PC/Internet]]></category>
		<category><![CDATA[aggiornare]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu 14.10]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5951</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi si imbatte per la prima volta in aggiornare il proprio sistema operativo con kernel base GNU/Linux (Ubuntu in questo caso) potrebbe incontrare delle difficoltà ad aggiornare, sopratutto se si proviene da una LTS. Oggi vediamo come aggiornare all&#8217;ultima versione del sistema operativo di Shuttleworth!</p>
<p style="text-align: justify;">Metodo 1: Aggiornare dal gestore pacchetti (GUI)</p>
<p style="text-align: justify;">Per i principianti che provengono da LTS e non sanno &#8220;giocare&#8221; col gestore dei sorgenti potrebbero incontrare delle difficoltà a scaricare l&#8217;upgrade dal proprio gestore pacchetti, perciò vediamo come abilitare gli aggiornamenti anche alle non-LTS</p>
<p style="text-align: justify;">1) Apri software e aggiornamenti dalla dashboard</p>
<p style="text-align: justify;">2) Vai sulla scheda &#8220;Aggiornamenti&#8221; e in basso in &#8220;Notificare nuove versioni di Ubuntu&#8221; selezionare &#8220;Per qualsiasi versione&#8221;, inserire la password quando richiesta e chiudere, quindi aggiornate i repository quando richiesto (Aggiornamento cache)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">3) Verificare gli aggiornamenti, quindi dalla dashboard cercare &#8220;Aggiornamenti Software&#8221;, attendere e dopo verrà notificato che l&#8217;ultima versione di Ubuntu è disponibile e chiederà di aggiornare, quindi premete &#8220;Aggiorna&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">4) Ecco una &#8220;piccolissima&#8221; documentazione in inglese, clicchiamo su Esegui Avanzamento</p>
<p style="text-align: justify;">Attendiamo il download delle nuove versioni e del SO&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una volta scaricato l&#8217;aggiornamento installiamo quanto scaricato!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo è quanto per il Metodo 1</p>
<p style="text-align: justify;">Metodo 2: Installazione pulita o upgrade da CD</p>
<p style="text-align: justify;">Per installare la nuova versione di Ubuntu si può anche scegliere di scaricare l&#8217;immagine ISO e montarla su una pendrive USB come bootable, per farla partire su PC.</p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare la ISO della nuova versione del SO cliccate qui e configurate la vostra versione, dopo cliccate su Avvia Download!</p>
<p style="text-align: justify;">Per montare la ISO su USB vi rimandiamo alla nostra guida  che spiega anche come installare Ubuntu in dual-boot con Windows (valido anche per 14.10)</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/ubuntu-14-10-come-aggiornare-allultima-versione-nota-distribuzione-linux">Ubuntu 14.10: Come aggiornare all&#8217;ultima versione della nota distribuzione Linux</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi si imbatte per la prima volta in aggiornare il proprio sistema operativo con kernel base GNU/Linux (Ubuntu in questo caso) potrebbe incontrare delle difficoltà ad aggiornare, sopratutto se si proviene da una LTS. Oggi vediamo come aggiornare all&#8217;ultima versione del sistema operativo di Shuttleworth!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Metodo 1: Aggiornare dal gestore pacchetti (GUI)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per i principianti che provengono da LTS e non sanno &#8220;giocare&#8221; col gestore dei sorgenti potrebbero incontrare delle difficoltà a scaricare l&#8217;upgrade dal proprio gestore pacchetti, perciò vediamo come abilitare gli aggiornamenti anche alle non-LTS</p>
<p style="text-align: justify;">1) Apri software e aggiornamenti dalla dashboard</p>
<p style="text-align: justify;">2) Vai sulla scheda &#8220;Aggiornamenti&#8221; e in basso in &#8220;Notificare nuove versioni di Ubuntu&#8221; selezionare &#8220;Per qualsiasi versione&#8221;, inserire la password quando richiesta e chiudere, quindi aggiornate i repository quando richiesto (Aggiornamento cache)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/updatersw.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-5952 " src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/updatersw.jpeg" alt="updatersw" width="569" height="406" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">3) Verificare gli aggiornamenti, quindi dalla dashboard cercare &#8220;Aggiornamenti Software&#8221;, attendere e dopo verrà notificato che l&#8217;ultima versione di Ubuntu è disponibile e chiederà di aggiornare, quindi premete &#8220;Aggiorna&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">4) Ecco una &#8220;piccolissima&#8221; documentazione in inglese, clicchiamo su Esegui Avanzamento</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/licenceacct.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5953" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/licenceacct.jpeg" alt="licenceacct" width="612" height="540" /></a>Attendiamo il download delle nuove versioni e del SO&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/downloading.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5955" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/downloading.jpeg" alt="downloading" width="385" height="319" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta scaricato l&#8217;aggiornamento installiamo quanto scaricato!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/avanzamento_versione.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-5956" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/avanzamento_versione.jpeg" alt="avanzamento_versione" width="469" height="518" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è quanto per il <strong>Metodo 1</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Metodo 2: Installazione pulita o upgrade da CD</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per installare la nuova versione di Ubuntu si può anche scegliere di scaricare l&#8217;immagine ISO e montarla su una pendrive USB come bootable, per farla partire su PC.</p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare la ISO della nuova versione del SO cliccate <a href="http://ubuntu.it/download">qui</a> e configurate la vostra versione, dopo cliccate su Avvia Download!</p>
<p style="text-align: justify;">Per montare la ISO su USB vi rimandiamo alla nostra <a href="/guida-installare-ubuntu-13-10-da-usb-dual-boot">guida  </a>che spiega anche come installare Ubuntu in dual-boot con Windows (valido anche per 14.10)</p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn: LIVE aggiornato in tempo reale sul nostro blog!</title>
		<link>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-live-aggiornato-in-reale-blog</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-live-aggiornato-in-reale-blog#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 18:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[14.10]]></category>
		<category><![CDATA[it]]></category>
		<category><![CDATA[release party]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5931</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:55: Vi lasciamo con la visione, nei prossimi giorni un articolo riassuntivo per Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn!</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:45: Finisce la presentazione, iniziano le domande</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:41: In via di sviluppo Ubuntu browser per Ubuntu touch, prossimamente anche per Desktop</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:36: Ubuntu touch ha un suo store!</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:32: Ubuntu touch non seguirà più gli aggiornamenti desktop, vari cambiamenti</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:28: Nasce Ubuntu Mate, una distribuzione basata su ambiente desktop Mate</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO  21:25: Invece le derivate hanno avuto un bel rinnovamento  tra le quali Kubuntu (KDE 5) e verrà distribuito in 2 versioni , (21:29): Xubuntu non ha subito novità rilevanti</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:24: Ubuntu 14.10 Utopic introduce poche novità: tra le quali il kernel Linux 3.16, unity funziona meglio su monitor ad alta risoluzione, funziona meglio in generale</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:21: Il live comincia !</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:16:  Il live è stato publicato su YouTube&#8230; Ancora non comincia!</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO 21:06 : Evento in preparazione!</p>
<p style="text-align: justify;">AGGIORNAMENTO: Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn è stato rilasciato! Download</p>
<p style="text-align: justify;">Aspetta con noi il rilascio della nuova versione di Ubuntu: 14.10 Utopic, come nella precedente versione, forniremo aggiornamenti LIVE!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il release party di Ubuntu-it partirà tra meno di 10 minuti, noi siamo pronti, e voi?? </p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti della community ci illustreranno le novità in attesa del rilascio da parte di Canonical</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aggiornamenti in tempo reale saranno visibili sopra (dal più recente -&#62; al più vecchio)</p>
<p style="text-align: justify;">LINKS</p>
<p style="text-align: justify;">Party website (Ubuntu-it)</p>
<p style="text-align: justify;">Video ufficiale pre-release (dal canale di Ubuntu-it)</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/ubuntu-14-10-utopic-unicorn-live-aggiornato-in-reale-blog">Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn: LIVE aggiornato in tempo reale sul nostro blog!</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:55</strong>: Vi lasciamo con la visione, nei prossimi giorni un articolo riassuntivo per Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:45:</strong> Finisce la presentazione, iniziano le domande</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:41</strong>: In via di sviluppo Ubuntu browser per Ubuntu touch, prossimamente anche per Desktop</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:36: </strong>Ubuntu touch ha un suo store!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:32: </strong>Ubuntu touch non seguirà più gli aggiornamenti desktop, vari cambiamenti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:28: </strong>Nasce Ubuntu Mate, una distribuzione basata su ambiente desktop Mate</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO  21:25</strong>: Invece le derivate hanno avuto un bel rinnovamento <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":)" class="wp-smiley" /> tra le quali Kubuntu (KDE 5) e verrà distribuito in 2 versioni , (<strong>21:29</strong>): Xubuntu non ha subito novità rilevanti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:24: </strong>Ubuntu 14.10 Utopic introduce poche novità: tra le quali il kernel Linux 3.16, unity funziona meglio su monitor ad alta risoluzione, funziona meglio in generale</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:21</strong>: Il live comincia !</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:16:  </strong>Il live è stato publicato su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_Jz--zQVhwI">YouTube</a>&#8230; Ancora non comincia!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO 21:06</strong> : Evento in preparazione!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AGGIORNAMENTO</strong>: Ubuntu 14.10 Utopic Unicorn è stato rilasciato! <a href="http://ubuntu.it/">Download</a></p>
<p style="text-align: justify;">Aspetta con noi il rilascio della nuova versione di <strong>Ubuntu: 14.10 Utopic</strong>, come nella precedente versione, forniremo aggiornamenti LIVE!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/ub14-10.jpg"><img class="aligncenter wp-image-5932" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/ub14-10.jpg" alt="ub14-10" width="480" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il release party di Ubuntu-it partirà tra meno di 10 minuti, noi siamo pronti, e voi?? <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":D" class="wp-smiley" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti della community ci illustreranno le novità in attesa del rilascio da parte di Canonical</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aggiornamenti in<strong> tempo reale </strong>saranno visibili sopra (dal più recente -&gt; al più vecchio)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LINKS</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ubuntu.it/party">Party website (Ubuntu-it)</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=DiwDBtOoG4k">Video ufficiale pre-release (dal canale di Ubuntu-it)</a></p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Porting Ubuntu Touch &#8211; lista dei dispositivi</title>
		<link>http://www.inthebit.it/porting-ubuntu-touch-lista-dei-dispositivi</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/porting-ubuntu-touch-lista-dei-dispositivi#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 17:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Modding Android]]></category>
		<category><![CDATA[Porting]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu Touch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5605</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ubuntu Touch non è ancora del tutto maturo per l&#8217;uso quotidiano, tuttavia è possibile installarlo su dispositivi Nexus sin dalle prime release: sul sito ufficiale, troviamo infatti i vari Nexus supportati, la guida all&#8217;installazione e la guida per effettuare un porting. Ovviamente effettuare un porting può risultare complicato e anche rischioso, ma per fortuna ci hanno già pensato vari membri su XDA a portare Ubuntu Touch su diversi dispositivi.</p>
<p>Leggi anche</p>
<p>Multirom: dual boot Android e Ubuntu Touch (Nexus)<br />
Installare Ubuntu Touch su Ubuntu<br />
Creare app per Ubuntu Touch</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiorneremo l&#8217;articolo man mano che la lista si arricchirà. Per ogni dispositivo c&#8217;è il link che rimanda al thread ufficiale su XDA, dove vengono descritti, in inglese, gli eventuali bug e i procedimenti per l&#8217;installazione.</p>
<p>Acer Iconia A700</p>
<p>ASUS TF101 Eee Pad Transformer<br />
Dell Streak 7</p>
<p>Desire HD<br />
Droid 3<br />
Droid bionic<br />
Nexus 4, 7, 10<br />
Galaxy Note n7000<br />
Galaxy R GT-I9103<br />
Galaxy S GT-I9000<br />
Galaxy S2  GT-I9100<br />
Galaxy Tab 2<br />
HP Touchpad<br />
HTC Desire S<br />
HTC Desire<br />
HTC EVO 4G LTE<br />
HTC Sensation<br />
HTC Vision Desire Z / G2<br />
Huawei Mediapad<br />
Iconia A500<br />
Infinity TF700<br />
Kindle Fire<br />
Kindle Fire 2<br />
Kindle fire HD 8.9<br />
LG Optimus 2X<br />
LG Optimus L9<br />
LG P930 NITRO HD<br />
LG Optimus Black<br />
Motorola Defy / Defy+<br />
Motorola Droid Rarz<br />
Motorola Xoom<br />
MyTouch 4g<br />
Nexus One<br />
Nexus S<br />
Note 10.1 N8000<br />
Note 2<br />
One X<br />
Rockchip RK2918 Tablets<br />
S3 i9300<br />
Samsung Galaxy Tab 7&#8243;<br />
Wave &#8211; Wave 2 (con Bada)<br />
Xperia Neo V<br />
Xperia S</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: right;">Via</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/porting-ubuntu-touch-lista-dei-dispositivi">Porting Ubuntu Touch &#8211; lista dei dispositivi</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ubuntu Touch</strong> non è ancora del tutto <em>maturo</em> per l&#8217;uso quotidiano, tuttavia è possibile installarlo su dispositivi Nexus sin dalle prime release: sul sito ufficiale, troviamo infatti i vari <a href="http://developer.ubuntu.com/start/ubuntu-for-devices/devices/" target="_blank">Nexus supportati</a>, la <a title="Ubuntu Touch installazione sui dispositivi" href="http://developer.ubuntu.com/start/ubuntu-for-devices/installing-ubuntu-for-devices/" target="_blank">guida all&#8217;installazione</a> e la <a title="Ubuntu Touch porting" href="https://wiki.ubuntu.com/Touch/Porting" target="_blank">guida per effettuare un porting</a>. Ovviamente effettuare un porting può risultare complicato e anche rischioso, ma per fortuna ci hanno già pensato vari membri su XDA a portare Ubuntu Touch su diversi dispositivi.</p>
<blockquote><p>Leggi anche</p>
<ul>
<li><a title="[Guida] Multirom: Dual boot Android e Ubuntu Touch" href="/guida-multirom-dual-boot-android-e-ubuntu-touch" target="_blank">Multirom: dual boot Android e Ubuntu Touch (Nexus)</a></li>
<li><a title="Installare Ubuntu Touch su Ubuntu!" href="/installare-ubuntu-touch-su-ubuntu" target="_blank">Installare Ubuntu Touch su Ubuntu</a></li>
<li><a title="Ubuntu Touch: come creare la prima applicazione" href="/ubuntu-touch-come-creare-prima-applicazione" target="_blank">Creare app per Ubuntu Touch</a></li>
</ul>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Aggiorneremo l&#8217;articolo man mano che la lista si arricchirà. Per ogni dispositivo c&#8217;è il link che rimanda al thread ufficiale su XDA, dove vengono descritti, in inglese, gli eventuali bug e i procedimenti per l&#8217;installazione.</p>
<ul>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2175532" target="_blank">Acer Iconia A700<br />
</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2168473" target="_blank">ASUS TF101 Eee Pad Transformer</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2173045" target="_blank">Dell Streak 7<br />
</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2174528" target="_blank">Desire HD</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2171129" target="_blank">Droid 3</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2171137" target="_blank">Droid bionic</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2159291%20" target="_blank">Nexus 4, 7, 10</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2160773" target="_blank">Galaxy Note n7000</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2162591" target="_blank">Galaxy R</a> GT-I9103</li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2163627%20" target="_blank">Galaxy S</a> GT-I9000</li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2188621" target="_blank">Galaxy S2</a>  GT-I9100</li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2166921" target="_blank">Galaxy Tab 2</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2175277%20" target="_blank">HP Touchpad</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2189553" target="_blank">HTC Desire S</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2165711%20" target="_blank">HTC Desire</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2175885" target="_blank">HTC EVO 4G LTE</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2171349" target="_blank">HTC Sensation</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2313334" target="_blank">HTC Vision Desire Z / G2</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2171319" target="_blank">Huawei Mediapad</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2164354" target="_blank">Iconia A500</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2162472%20" target="_blank">Infinity TF700</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2169327" target="_blank">Kindle Fire</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2169315%20" target="_blank">Kindle Fire 2</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2168221" target="_blank">Kindle fire HD 8.9</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2162777" target="_blank">LG Optimus 2X</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2198103%20" target="_blank">LG Optimus L9</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2168818%20" target="_blank">LG P930 NITRO HD</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2337136" target="_blank">LG Optimus Black</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2174544" target="_blank">Motorola Defy / Defy+</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2229058" target="_blank">Motorola Droid Rarz</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2171138%20" target="_blank">Motorola Xoom</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2179923" target="_blank">MyTouch 4g</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2164616" target="_blank">Nexus One</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2162735" target="_blank">Nexus S</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2168999" target="_blank">Note 10.1 N8000</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2163815" target="_blank">Note 2</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2331876%20" target="_blank">One X</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2318728" target="_blank">Rockchip RK2918 Tablets</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2315397" target="_blank">S3 i9300</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?p=41388603" target="_blank">Samsung Galaxy Tab 7&#8243;</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2162770" target="_blank">Wave &#8211; Wave 2 (con Bada)</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?p=39899608#post39899608" target="_blank">Xperia Neo V</a></li>
<li><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2164210" target="_blank">Xperia S</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2182442" target="_blank">Via</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Impostare un banner di benvenuto in bash (nel terminale)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/impostare-un-banner-di-benvenuto-in-bash</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 16:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Funny]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[again]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[banner]]></category>
		<category><![CDATA[bash]]></category>
		<category><![CDATA[bourne]]></category>
		<category><![CDATA[comandi]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[opening]]></category>
		<category><![CDATA[output]]></category>
		<category><![CDATA[scripting]]></category>
		<category><![CDATA[sh]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>
		<category><![CDATA[terminale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5574</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bash (Bourne again shell) è una shell che offre molte funzionalità e molti comandi, una delle migliori shell al momento, oggi vediamo come impostare un banner di benvenuto alla sua apertura.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo è il mio banner, ora vedremo come modificarlo</p>
<p style="text-align: justify;">Aprire il file .bashrc </p>
<p style="text-align: justify;">[Bash usa il linguaggio di scripting &#8220;sh&#8220;]</p>
<p style="text-align: justify;">Dal terminale digitiamo gedit .bashrc (non è visibile in Nautilus o Dolphin) nella cartella ~ (/home/utente), andiamo in fondo e lasciamo uno spazio, commentiamo con &#8220;#&#8221; quello che ci pare e piace per far capire che si tratta di una porzione di codice dedicata al banner</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">questo è il codice che ho &#8220;scritto&#8221; (una serie di comandi)</p>
<p># Opening Banner powered by: COWSAY &#38; FIGLET !<br />
figlet -f big Bash Console<br />
echo ""<br />
echo "*** COW SAY ***"<br />
cowsay "Welcome Back!"<br />
echo ""<br />
echo "*** RUNNING KERNEL *** "<br />
uname -s -r<br />
echo ""<br />
echo "Welcome Back $USER at $HOSTNAME's bash console! :)"<br />
echo "Happy to see you! Hope u will have great day!"<br />
echo "" </p>
<p style="text-align: justify;">ovviamente potrete utilizzare qualsiasi comando desiderate, verrà eseguito come messaggio di benvenuto</p>
<p style="text-align: justify;">potrete usare gli attributi $USER o $HOSTNAME per farvi dare il benvenuto, echo per stampare messaggi a schermo (tra gli apici), uname per la versione del kernel, qualsiasi comando stampa a schermo qualcosa va bene, anche programmi scaricati da apt-get vanno bene (vedi cowsay e figlet), ma al momento dell&#8217;apertura, non solo potrete fargli stampare a schermo tutto ciò che volete, potete anche fargli fare operazioni condizionali (if &#8211; else), cicli (while &#8211; for) e comandi non visibili all&#8217;utente (ad esempio se eseguiamo il comando</p>
<p> export $(dbus-launch)</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo a bash di avviare il server DBus, ma non restituirà alcun output, avverranno solo operazioni interne.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero l&#8217;articolo sia stato di vostro gradimento </p>
<p>&#160;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/impostare-un-banner-di-benvenuto-in-bash">Impostare un banner di benvenuto in bash (nel terminale)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bash (Bourne again shell) è una shell che offre molte funzionalità e molti comandi, una delle migliori shell al momento, oggi vediamo come impostare un <strong>banner</strong> di benvenuto alla sua apertura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/bash_banner.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5575" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/bash_banner.jpg" alt="bash_banner" width="600" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il mio banner, ora vedremo come modificarlo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aprire il file .bashrc </strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Bash usa il linguaggio di scripting &#8220;<strong>sh</strong>&#8220;]</p>
<p style="text-align: justify;">Dal terminale digitiamo gedit .bashrc (non è visibile in Nautilus o Dolphin) nella cartella ~ (/home/utente), andiamo in fondo e lasciamo uno spazio, commentiamo con <strong>&#8220;#&#8221; </strong>quello che ci pare e piace per far capire che si tratta di una porzione di codice dedicata al banner</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/bashrcc.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5576" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/bashrcc.jpg" alt="bashrcc" width="600" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">questo è il codice che ho &#8220;scritto&#8221; (una serie di comandi)</p>
<pre># Opening Banner powered by: COWSAY &amp; FIGLET !
figlet -f big Bash Console
echo ""
echo "*** COW SAY ***"
cowsay "Welcome Back!"
echo "" 
echo "*** RUNNING KERNEL *** "
uname -s -r
echo ""
echo "Welcome Back $USER at $HOSTNAME's bash console! :)"
echo "Happy to see you! Hope u will have great day!"
echo "" 
</pre>
<p style="text-align: justify;">ovviamente potrete utilizzare qualsiasi comando desiderate, verrà eseguito come messaggio di benvenuto</p>
<p style="text-align: justify;">potrete usare gli attributi $USER o $HOSTNAME per farvi dare il benvenuto, echo per stampare messaggi a schermo (tra gli apici), uname per la versione del kernel, qualsiasi comando stampa a schermo qualcosa va bene, anche programmi scaricati da apt-get vanno bene (vedi cowsay e figlet), ma al momento dell&#8217;apertura, non solo potrete fargli stampare a schermo tutto ciò che volete, potete anche fargli fare operazioni condizionali (if &#8211; else), cicli (while &#8211; for) e comandi non visibili all&#8217;utente (ad esempio se eseguiamo il comando</p>
<pre> export $(dbus-launch)</pre>
<p style="text-align: justify;">Diciamo a bash di avviare il server DBus, ma non restituirà alcun output, avverranno solo operazioni interne.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero l&#8217;articolo sia stato di vostro gradimento <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":)" class="wp-smiley" /></p>
<p>&nbsp;</p>
 <!-- Easy AdSense Lite: PreFiltered - NoAds --><p>Il post <a rel="nofollow" href="/impostare-un-banner-di-benvenuto-in-bash">Impostare un banner di benvenuto in bash (nel terminale)</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>[Pentesting] SET: truffe, spoofing, fake login, e molto altro&#8230;</title>
		<link>http://www.inthebit.it/pentesting-set-truffe-spoofing-fake-login</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/pentesting-set-truffe-spoofing-fake-login#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 15:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Belli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[PC/Internet]]></category>
		<category><![CDATA[engineer]]></category>
		<category><![CDATA[fake login]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[SET]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[toolkit]]></category>
		<category><![CDATA[Truffe]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5290</guid>
		<description><![CDATA[<p>Leggi anche: 7 Tool per pentesting su Ubuntu </p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivati al terzo appuntamento con la rubrica &#8220;Pentesting&#8221;, oggi vedremo un argomento che ai giorni d&#8217;oggi è molto diffuso, il phishing. Cos&#8217;è il phishing? In informatica il phishing è una truffa, facciamo un esempio per capire meglio: apri la tua casella di posta elettronica e ti arriva un email dalla tua &#8220;banca&#8221; con scritto che il tuo conto è stato bloccato, quindi ti invitano a cliccare su un link, e accedere tramite un form sulla pagina web in cui sei stato reindirizzato, quella pagina web non era della banca, bensi di un hacker che ha pensato bene di clonare la pagina e farti inserire i dati nel form per poi riceverli nel suo PC.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi parliamo di Social engineering toolkit (SET) sviluppato da TrustedSec in linguaggio Python, licenza open source, come da titolo questo programma accessibile a tutti permette di fare delle fake login di vari social network [Facebook,twitter ecc&#8230;] (ma anche di siti di banche), quindi permette come prima cosa di rubare credenziali d&#8217;accesso importanti; permette di inviare SMS anonimi, montare delle pendrive infette, e in alcuni casi interagisce con Metasploit Framework il più potente programma/framework contenente exploits, payloads, auxiliary, encoders ecc&#8230; , spiegheremo questo più in la. Oggi vediamo come fare delle fake login correttamente grazie a SET e all&#8217;ingegneria sociale, quindi in generale vediamo come rubare delle credenziali di accesso, la principale funzione di SET, in successivi articoli vediamo anche l&#8217;integrazione con Metasploit, ma questo ripeto, lo vedremo prossimamente.</p>
<p style="text-align: justify;">1: Aprire SET dal file setoolkit.py nella cartella set/ (~/set/setoolkit.py) [root]
</p>
<p style="text-align: justify;">Apri il terminale e digita:</p>
<p>cd set/<br />
sudo -s<br />
chmod +x setoolkit (*)<br />
./setoolkit</p>
<p>*il comando chmod va eseguito se il file non ha i permessi di esecuzione (verifica: ls -&#62; se setoolkit = rosso -&#62; esegui chmod; se setoolkit = verde allora continua)</p>
<p class="wp-caption-text">SET: Menù principale di selezione</p>
<p>2) Attacco basato su Ingegneria Sociale</p>
<p style="text-align: justify;">Il prossimo passo per creare una fake login è selezionare gli attacchi ad ingegneria sociale, quindi selezioniamo 2 nel prossimo menù cioè &#8220;Website Attack Vectors&#8221;, come in immagine</p>
<p class="wp-caption-text">SET: subMenu di Social-Engineering Attacks &#62; Website Attack Vectors</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci ritroviamo in un menu in cui vengono illustrati i vari tipi d&#8217;attacco, lo analizzeremo insieme:</p>
<p class="wp-caption-text">SET: metodi di attacco basati sul WEB</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo vedere che nel menu degli attacchi basati sul web troviamo varie scelte, il primo e un applet Java, cioè una piccola applicazione scritta in Java (chiamata applet) che si esegue dal browser, è molto comodo, è una delle scelte migliori per ownare il computer di qualcuno, ma bisogna fare attenzione agli encoder in quanto Java ha di default la sicurezza media, quindi il codice sorgente verrà scannerizzato e al 97% l&#8217;applet verrà respinto dal sistema. Contiene un payload generato da Metasploit che collega al listener di Metasploit framework, tutto questo avviene tramite una semplice pagina web, poi viene richiesto di eseguire il plugin Java [Metasploit richiesto]</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda scelta propone un exploit che sfrutta vulnerabilità dei vari browser, [...]</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/pentesting-set-truffe-spoofing-fake-login">[Pentesting] SET: truffe, spoofing, fake login, e molto altro&#8230;</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Leggi anche: </strong><a href="/7-tool-pentesting-ubuntu-vediamo-come-installarli">7 Tool per pentesting su Ubuntu </a></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivati al terzo appuntamento con la rubrica &#8220;Pentesting&#8221;, oggi vedremo un argomento che ai giorni d&#8217;oggi è molto diffuso, il phishing. Cos&#8217;è il phishing? In informatica il phishing è una truffa, facciamo un esempio per capire meglio: apri la tua casella di posta elettronica e ti arriva un email dalla tua &#8220;banca&#8221; con scritto che il tuo conto è stato bloccato, quindi ti invitano a cliccare su un link, e accedere tramite un <strong>form</strong> sulla pagina web in cui sei stato reindirizzato, quella pagina web non era della banca, bensi di un hacker che ha pensato bene di clonare la pagina e farti inserire i dati nel form per poi riceverli nel suo PC.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi parliamo di Social engineering toolkit (SET) sviluppato da <a href="http://trustedsec.com" target="_blank">TrustedSec</a> in linguaggio <a href="http://python.org" target="_blank">Python</a>, licenza open source, come da titolo questo programma accessibile a tutti permette di fare delle fake login di vari social network [Facebook,twitter ecc&#8230;] (ma anche di siti di banche), quindi permette come prima cosa di rubare credenziali d&#8217;accesso importanti; permette di inviare SMS anonimi, montare delle pendrive infette, e in alcuni casi interagisce con <a href="http://metasploit.pro" target="_blank">Metasploit Framework</a> il più potente programma/framework contenente exploits, payloads, auxiliary, encoders ecc&#8230; , spiegheremo questo più in la. Oggi vediamo come fare delle fake login correttamente grazie a SET e all&#8217;ingegneria sociale, quindi in generale vediamo come rubare delle credenziali di accesso, la principale funzione di SET, in successivi articoli vediamo anche l&#8217;integrazione con Metasploit, ma questo ripeto, lo vedremo prossimamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1: Aprire SET dal file setoolkit.py nella cartella set/ (~/set/setoolkit.py) [root]<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Apri il terminale e digita:</p>
<pre>cd set/ 
sudo -s
chmod +x setoolkit (*)
./setoolkit
</pre>
<p>*<em>il comando chmod va eseguito se il file non ha i permessi di esecuzione (verifica: ls -&gt; se <strong>setoolkit</strong> = rosso -&gt; esegui chmod; se <strong>setoolkit</strong> = verde allora continua)</em></p>
<div id="attachment_5560" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_start.jpg"><img class="wp-image-5560 size-full" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_start.jpg" alt="set_start" width="600" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">SET: Menù principale di selezione</p></div>
<p><strong>2) Attacco basato su Ingegneria Sociale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il prossimo passo per creare una fake login è selezionare gli attacchi ad ingegneria sociale, quindi selezioniamo 2 nel prossimo menù cioè &#8220;Website Attack Vectors&#8221;, come in immagine</p>
<div id="attachment_5561" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_subMenu.jpg"><img class="wp-image-5561 size-full" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_subMenu.jpg" alt="set_subMenu" width="576" height="369" /></a><p class="wp-caption-text">SET: subMenu di Social-Engineering Attacks &gt; Website Attack Vectors</p></div>
<p style="text-align: justify;">Poi ci ritroviamo in un menu in cui vengono illustrati i vari tipi d&#8217;attacco, lo analizzeremo insieme:</p>
<div id="attachment_5562" style="width: 1181px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_attackMethods.jpg"><img class="wp-image-5562" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_attackMethods.jpg" alt="set_attackMethods" width="1171" height="496" /></a><p class="wp-caption-text">SET: metodi di attacco basati sul WEB</p></div>
<p style="text-align: justify;">Possiamo vedere che nel menu degli attacchi basati sul web troviamo varie scelte, il primo e un applet Java, cioè una piccola applicazione scritta in Java (chiamata applet) che si esegue dal browser, è molto comodo, è una delle scelte migliori per ownare il computer di qualcuno, ma bisogna fare attenzione agli <strong>encoder</strong> in quanto Java ha di default la sicurezza media, quindi il codice sorgente verrà scannerizzato e al 97% l&#8217;applet verrà respinto dal sistema. Contiene un payload generato da Metasploit che collega al listener di Metasploit framework, tutto questo avviene tramite una semplice pagina web, poi viene richiesto di eseguire il plugin Java <strong>[Metasploit richiesto]</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda scelta propone un exploit che sfrutta vulnerabilità dei vari browser, (consigliato <strong>Internet Explorer</strong> come scelta <img src="/WP/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":D" class="wp-smiley" /> ) , l&#8217;exploit viene generato automaticamente da Metasploit framework attraverso una pagina web (HTML se non sbaglio), un tag HTML &lt;iframe&gt; &#8220;consegnerà&#8221; il pacco (payload) al destinatario <strong>[Metasploit richiesto]</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La terza è quella che ci interesserà cioè il <strong>Credential Harvester Attack Method</strong> che consiste in clonare una pagina web a scelta che abbia dei form, questa funzione richiede Apache, ma vedremo come disattivare questa funzione in quanto non ci consente di vedere quello che succede nel server in tempo reale&#8230; il funzionamento verrà descritto tra poco&#8230; (PS.<strong> Non è visibile ad alcun antivirus</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre sono meno importanti, le saltiamo per il momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi scegliamo la <strong>terza </strong>opzione</p>
<div id="attachment_5563" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_chooseMethodForHarvest.jpg"><img class="wp-image-5563 size-full" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_chooseMethodForHarvest.jpg" alt="set_chooseMethodForHarvest" width="300" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">SET: scelta per attacco harvest</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver scelto il metodo di attacco <strong>harvest </strong>dobbiamo scegliere come includere le pagine da clonare, le scelte sono 3:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Template predefiniti di SET</li>
<li>&#8220;Clonatore&#8221; di siti web (tramite URL)</li>
<li>Import via file html (index.html) da locale</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Scegliamo l&#8217;opzione <strong>2:</strong></p>
<div id="attachment_5565" style="width: 904px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_IPForHarvestMethod.jpg"><img class="wp-image-5565 size-full" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_IPForHarvestMethod.jpg" alt="set_IPForHarvestMethod" width="894" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">SET: scelta IP (indirizzo server)</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questa fase abbiamo due scelte:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>eseguire il server in locale</li>
<li>eseguire il server in network</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">se vogliamo eseguire il server in locale apriamo il terminale e digitiamo ifconfig, a sinistra scegliamo la scheda di rete su cui si appoggia il computer al momento dell&#8217;attacco e scriviamo l&#8217;IndirizzoIPv4 che vediamo in quel terminale; per eseguire in remoto bisogna aprire la porta 80/TCP del proprio router per il proprio indirizzo IP (si è vulnerabili ad attacchi DoS anche se non si ha un sito, comunque abbiamo una porta aperta)  e nel menù di scelta digitare il proprio indirizzo IP pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci chiede quale sia il sito che dobbiamo clonare (ricordiamoci: due form di login, non uno di più), digitiamo il sito target e diamo invio</p>
<p style="text-align: justify;">[io userò: http://www.facebook.com/login.php]</p>
<div id="attachment_5566" style="width: 885px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_fail.jpg"><img class="wp-image-5566 size-full" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_fail.jpg" alt="set_fail" width="875" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">SET: fail</p></div>
<p style="text-align: justify;">Molto probabilmente, se non avete un server apache attivo l&#8217;output sarà come quello in foto, ritorna automaticamente al menù di scelta quindi apriamo un altro terminale e probabilmente sarete gia nella cartella set/, quindi digitiamo i seguenti comandi:</p>
<pre>cd config/
gedit set_config.py
</pre>
<p style="text-align: justify;">Vi troverete un file di configurazione, con CTRL+F cerchiamo Apache, quindi GEdit evidenzierà le due parole APACHE, la prima dice se abilitare il server APACHE tramite True o False (True = si , False = no) [True= 1, False= 0], la seconda indica la root directory di apache server (relativa a APACHE_SERVER)</p>
<p style="text-align: justify;">Aperto il file troveremo i valori così impostati, noi modifichiamo il valore APACHE_SERVER da &#8220;True&#8221; a &#8220;False&#8221;</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_TRUE_tr.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5567" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_TRUE_tr.jpeg" alt="apache_TRUE_tr" width="254" height="48" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5568" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0.jpg" alt="apache_0" width="250" height="44" /></a>Modifichiamo anche il file setoolkit, cerchiamo apache e modifichiamo il valore *_SERVER= Da ON A OFF</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0_config.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5569" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0_config.jpg" alt="apache_0_config" width="780" height="76" /></a><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0_config1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5570" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/apache_0_config1.jpg" alt="apache_0_config1" width="781" height="89" /></a>poi riavviamo SEToolkit e rifacciamo la procedura di sopra</p>
<p>Ora&#8230; sorpresa!</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_success.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5571" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_success.jpg" alt="set_success" width="736" height="252" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">il server è in attesa che l&#8217;utente apra il link, compili i form di login e prema il tasto &#8220;Accedi&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Per far si che la fake login funzioni basta inviare il proprio indirizzo IP e farlo inserire nella barra URL a una persona, lui inserirà i suoi dati e non si accorgerà di niente in quanto viene reindirizzato sul suo profilo facebook, anche se inserisce dati errati (pagina memorizzata nelle cache offilne) [Non vi sto a far vedere la login]</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco l&#8217;output, analizziamolo:</p>
<p><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_result.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5572" src="/WP/wp-content/uploads/2014/10/set_result.jpg" alt="set_result" width="1296" height="660" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Inizia con l&#8217;indirizzo IP della persona che ha aperto il link, data di apertura, metodo (GET), codice di risposta [200 è positivo]</p>
<p style="text-align: justify;">Consideriamo il secondo blocco dell&#8217;output:</p>
<p style="text-align: justify;">ci sono tutti i parametri della pagina, poi ci sono i risultati dei form evidenziati in rosso:</p>
<p style="text-align: justify;">il primo form si chiama email e corrisponde a ciao</p>
<p style="text-align: justify;">il secondo si chiama pass e corrisponde a inthebit.</p>
<p style="text-align: justify;">Il server rimarrà in ascolto finche verrà arrestato tramite CTRL+C o via chiusura terminale, per chi usa tramite IP Pubblico: nascondete l&#8217;indirizzo IP con TinyURL (<a href="http://tinyurl.com" target="_blank">TinyURL</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>!!USATE LA GUIDA A VOSTRO RISCHIO E RESPONSABILITA&#8217;, LA VIOLAZIONE DI ACCOUNT E&#8217; REATO NE IO NE INTHEBIT CI ASSUMIAMO RESPONSABILITA&#8217; GUIDA SOLO A SCOPO INFORMATIVO!!</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per aver seguito la guida!</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Shellshock, bug peggiore di Heartbleed su Linux e Mac</title>
		<link>http://www.inthebit.it/shellshock-bug-peggiore-di-heartbleed-su-linux-e-mac</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/shellshock-bug-peggiore-di-heartbleed-su-linux-e-mac#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2014 12:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bug]]></category>
		<category><![CDATA[RedHat]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5472</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordate Heartbleed? E&#8217; stata scoperta da poco una grossa falla sui sistemi basati su Unix, esattamente nella shell Bash. Si chiama Shellshock ed è presente da molto tempo. E&#8217; stato considerato molto più rischioso di Heartbleed perché può colpire innumerevoli dispositivi, infatti gran parte della tecnologia si basa su questa shell: router, pc, webcam, server, etc. Sebbene Red Hat e Fedora abbiano già rilasciato una prima patch per aggirare questo bug, molti dispositivi potrebbero essere a rischio per sempre, poiché, come sappiamo, i dispositivi datati non ricevono aggiornamenti firmware, né tanto meno una patch.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bug è facile da sfruttare, basta eseguire poche righe. Un semplice script potrebbe quindi infettare e danneggiare molteplici pc, dispositivi e addirittura server.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Verifica del bug</p>
<p>Per sapere se il vostro sistema è fallato, basta lanciare un terminale ed eseguire</p>
<p>env x='() { :;}; echo vulnerabile' bash -c "test shellshock"</p>
<p>Apparirà vulnerabile se il sistema è fallato, altrimenti vedrete le seguenti righe</p>
<p>bash: warning: x: ignoring function definition attempt<br />
bash: error importing function definition for `x'<br />
test Shellshock</p>
<p>A questo punto dovrebbe bastare aggiornare per avere la patch e probabilmente nei giorni a seguire ne arriveranno altre.</p>
<p>Per quanto riguarda i Mac, la verifica è identica ma la patch non è stata rilasciata. E&#8217; comunque possibile provare a ricompilare Bash.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Fonti: hwupgrade.it &#8211; attivissimo.blogspot.it<br />
Maggiori info: RedHat</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="/shellshock-bug-peggiore-di-heartbleed-su-linux-e-mac">Shellshock, bug peggiore di Heartbleed su Linux e Mac</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="/">InTheBit  - Il Blog sulla Tecnologia che alimenta le tue passioni!</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordate <strong><a title="Heartbleed" href="/heartbleed-arrestato-hacker-canada" target="_blank">Heartbleed</a></strong>? E&#8217; stata scoperta da poco una grossa falla sui sistemi basati su <strong>Unix</strong>, esattamente nella shell<strong> Bash.</strong> Si chiama <strong>Shellshock</strong> ed è presente da molto tempo. E&#8217; stato considerato molto più rischioso di Heartbleed perché può colpire innumerevoli dispositivi, infatti gran parte della tecnologia si basa su questa shell: router, pc, webcam, server, etc. Sebbene <strong>Red Hat</strong> e <strong>Fedora </strong>abbiano già rilasciato una prima patch per aggirare questo bug, molti dispositivi potrebbero essere a rischio per sempre, poiché, come sappiamo, i dispositivi datati non ricevono aggiornamenti firmware, né tanto meno una patch.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bug è facile da sfruttare, basta eseguire poche righe. Un semplice script potrebbe quindi infettare e danneggiare molteplici pc, dispositivi e addirittura server.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #d64a2b;">Verifica del bug</span></h4>
<p>Per sapere se il vostro sistema è fallato, basta lanciare un terminale ed eseguire</p>
<pre>env x='() { :;}; echo vulnerabile' bash -c "test shellshock"</pre>
<p>Apparirà <strong>vulnerabile</strong> se il sistema è fallato, altrimenti vedrete le seguenti righe</p>
<pre>bash: warning: x: ignoring function definition attempt
bash: error importing function definition for `x'
test Shellshock
</pre>
<p>A questo punto dovrebbe bastare aggiornare per avere la patch e probabilmente nei giorni a seguire ne arriveranno altre.</p>
<p>Per quanto riguarda i Mac, la verifica è identica ma la patch non è stata rilasciata. E&#8217; comunque possibile provare a <a title="Bash" href="http://apple.stackexchange.com/questions/146849/how-do-i-recompile-bash-to-avoid-the-remote-exploit-cve-2014-6271-and-cve-2014-7/146851#146851" target="_blank">ricompilare Bash</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti: hwupgrade.it &#8211; attivissimo.blogspot.it<br />
Maggiori info: <a title="RedHat" href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:8Bvcn3QLzZwJ:https://securityblog.redhat.com/2014/09/24/bash-specially-crafted-environment-variables-code-injection-attack/+&amp;cd=1&amp;hl=en&amp;ct=clnk" target="_blank">RedHat</a></p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Risolvere bug tastiera Ubuntu (simboli errati)</title>
		<link>http://www.inthebit.it/risolvere-bug-tastiera-ubuntu</link>
		<comments>http://www.inthebit.it/risolvere-bug-tastiera-ubuntu#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2014 18:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[bug]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inthebit.it/?p=5441</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle ultime release di Ubuntu esiste un piccolo bug che riesce a farci scervellare durante la scrittura. Non è chiaro in seguito a quale evento avviene, ma capita di tanto in tanto che i simboli della tastiera li troviamo fuori posto: premiamo il trattino e viene stampato il punto interrogativo; premiamo il punto interrogativo e viene stampato il trattino, giusto per fare qualche esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema sembra sia dovuto ad IBus, un sistema necessario per usare i caratteri di lingue come il cinese, russo, greco e altre ancora con alfabeto diverso dal nostro.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Soluzione</p>
<p style="text-align: justify;">Se siete costretti a usare tali caratteri, non conosco ancora una soluzione, ma è possibile &#8216;risolvere&#8217; tale bug switchando semplicemente la lingua da italiano alla lingua secondaria e viceversa, tramite il tasto nella barra in alto. Il bug però continuerà a presentarsi.<br />
Se, invece, non dovete usare lingue con caratteri diversi, ma usate soltanto l&#8217;italiano, la soluzione è molto facile. Basta disattivare IBus.</p>
<p style="text-align: justify;">Recatevi in Supporto lingue -&#62; Lingua e in basso, sotto la voce &#8216;Sistema di input della tastiera&#8217; selezionate &#8216;nessuna&#8217; al posto di IBus.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Se conoscete un&#8217;altra soluzione, fateci sapere!</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle ultime release di Ubuntu esiste un piccolo bug che riesce a farci scervellare durante la scrittura. Non è chiaro in seguito a quale evento avviene, ma capita di tanto in tanto che i simboli della tastiera li troviamo fuori posto: premiamo il trattino e viene stampato il punto interrogativo; premiamo il punto interrogativo e viene stampato il trattino, giusto per fare qualche esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema sembra sia dovuto ad <strong>IBus</strong>, un sistema necessario per usare i caratteri di lingue come il cinese, russo, greco e altre ancora con alfabeto diverso dal nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #d64a2b;">Soluzione</span></h4>
<p style="text-align: justify;">S<a href="/WP/wp-content/uploads/2014/09/ibus-bug-tastiera-ubuntu1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-5442" src="/WP/wp-content/uploads/2014/09/ibus-bug-tastiera-ubuntu1.jpeg" alt="ibus-bug-tastiera-ubuntu1" width="99" height="31" /></a>e siete costretti a usare tali caratteri, non conosco ancora una soluzione, ma è possibile &#8216;risolvere&#8217; tale bug switchando semplicemente la lingua da italiano alla lingua secondaria e viceversa, tramite il tasto nella barra in alto. Il bug però continuerà a presentarsi.<br />
Se, invece, non dovete usare lingue con caratteri diversi, ma usate soltanto l&#8217;italiano, la soluzione è molto facile. Basta disattivare IBus.</p>
<p style="text-align: justify;">Recatevi in <em>Supporto lingue -&gt; Lingua</em> e in basso, sotto la voce &#8216;Sistema di input della tastiera&#8217; selezionate &#8216;nessuna&#8217; al posto di IBus.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/WP/wp-content/uploads/2014/09/ibus-bug-tastiera-su-Ubuntu.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5443" src="/WP/wp-content/uploads/2014/09/ibus-bug-tastiera-su-Ubuntu.jpeg" alt="ibus-bug-tastiera-su-Ubuntu" width="400" height="393" /></a></p>
<p>Se conoscete un&#8217;altra soluzione, fateci sapere!</p>
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