La recente legalizzazione della Marjiuana per scopi ricreativi negli stati di Washington e Colorado ha tuonato in tutto il mondo e la fine del proibizionismo durato più di 50 anni sembra ormai vicina: sono sempre più le persone che reputano folle l’accanimento verso questa pianta, iniziato negli anni ’30 per volontà delle grandi lobby petrolifere proprio in America.

Nonostante gli sforzi di Barack Obama, dei suoi colleghi più illustri e di miliardi di dollari investiti nella cosiddetta “War of Drugs“, piovono critiche da tutti i lati sull’attuale approccio al problema: la più pesante è quella mossa da Kofi Annan (ex segretario delle Nazioni Unite) che pone l’attenzione sui disastri causati proprio dalla “Lotta alle Droghe” che ha permesso la nascita di potentissime organizzazione mondiali dedite al narcotraffico che causano la morte di migliaia di persone ogni anno, molte più di quelle derivanti dall’utilizzo della cannabis (nessuna morte accertata), inoltre in questi 50 anni, i consumi di cannabis sono aumentati esponenzialmente in ogni parte del mondo evidenziando che la guerra è ormai persa.

La nascita dell’industria della Marijuana negli USA è stata ben accolta da WallStreet che ha premiato la legalizzazione del cosiddetto “Oro Verde” con importanti rialzi delle quotazioni delle maggiori società operanti nel settore, con picchi del 1700%, ma ad ostacolare la crescita del nuovo Business, ci sono Google e Facebook, che hanno deciso di non accettare nei loro circuiti pubblicitari attività riguardanti la Cannabis, anche negli stati in cui questa sia legale.

Il canale Telegram di InTheBit con le migliori offerte techle migliori offerte tech

Il sito web GIGAOM riporta che la società “National Cannabis Industry Association” (società operante a Washington nell’ambito del commercio della Marijuana)intenzionata a pubblicizzare la sua attività sui network advertising dei 2 colossi del Web, ha ricevuto “due di picche” in entrambi i casi poiché non consentito dal loro regolamento.

I ragazzi di The Verge hanno subito colto la palla al balzo per richiedere maggiori informazioni sia a Google che a Facebook per questa particolare vicenda ed entrambe hanno dichiarato che seppur siano disponibili a rivedere le regole, non rientra fra le loro priorità.

Una dichiarazione che lascia l’amaro in bocca a molti, dato che un business con una crescita esponenziale come quella della Cannabis non sarà di certo sfuggito né a Google e né a Facebook, i quali potrebbero trarre migliaia e migliaia di dollari di pubblicità da un settore che già adesso ne vale circa 1,5 bilioni. 

Via | Wired